Tecnologia | 30 Gennaio 2021

Realtà virtuale: il futuro del gaming o moda di passaggio?

La realtà virtuale è tornata in voga nei videogiochi grazie ai nuovi visori utilizzabili comodamente in casa. Il gaming verrà stravolto o è un breve periodo di gloria?

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Sebbene possa sembrare un’invenzione degli ultimi anni, l’idea di realtà virtuale esiste dagli inizi del ventesimo secolo. D’altronde già i primi film erano in grado di portare l’ignaro spettatore in un mondo alternativo, creando una sospensione della realtà tramite effetti visivi e sonori.  La realtà virtuale così come la conosciamo oggi, ovvero con il classico visore e il computer ha iniziato a prendere piede tra gli anni 80 e 90, periodo nel quale la tecnologia stava vivendo un vero e proprio ‘boom’.

Come concetto, la VR (Virtual Reality) è stata spesso legata al mondo del gaming, probabilmente l’esperienza interattiva più vicina ad un universo alternativo. D’altronde solo nei videogiochi possiamo assumere il controllo di un personaggio all’interno di un mondo fittizio. Quando furono inventati i primi visori però il settore del gaming era agli albori, non esistevano console o schede grafiche così potenti da poter sostenere giochi con realtà virtuale.

Un primo approccio poco convincente

Il mondo dei videogame stava vivendo un periodo di grande crescita e sperimentazione, dove le software house cercavano di unire quanto più possibile il lato grafico con il gameplay, dando al giocatore la possibilità di sfruttare l’ambiente tridimensionale per muoversi liberamente nello scenario e interagire con un maggior numero di personaggi e oggetti. Il joypad diventava quindi una diretta estensione del corpo, con sempre più tasti e comandi a disposizione.

La realtà virtuale su questo punto mostrava notevoli limiti: il solo visore non era sufficiente a garantire la massima immersione in un gioco. I giochi in VR dell’epoca erano delle esperienze ‘lineari’ su binari, più simili a film interattivi che a veri e propri videogame. Così, dopo qualche vano tentativo di introdurla in alcune sale giochi all’avanguardia con dei particolari cabinati dotati di visore, la realtà virtuale sparì completamente dal mondo del gaming.

Il ritorno del VR

Con l’avanzare della tecnologia in ambito gaming, la realtà virtuale ha trovato nuovi spunti per affacciarsi nel settore. Console di ultima generazione e schede grafiche per PC sempre più potenti hanno permesso il suo ritorno nelle case dei gamer, anche grazie ai nuovi visori utilizzabili facilmente in casa e che sono dotati di sistemi di controllo dedicati per il movimento e l’interazione all’interno del gioco.

Basta pensare alla Playstation 4 che dispone del visore VR targato Sony e di una serie di titoli programmati esclusivamente per la realtà virtuale. Allo stesso modo, su PC si possono trovare moltissimi videogiochi in VR per i visori Oculus Rift e HTC Vive. Questo ha spinto molte software house a creare una modalità VR per alcuni titoli in prima persona, ad esempio Capcom permette di giocare il settimo capitolo della serie Resident Evil in VR, un’esperienza a dir poco terrificante.

Recentemente la Valve, software house creatrice di Half Life e della piattaforma Steam, ha creato Half Life: Alyx, un gioco completamente in VR che ha riscosso un incredibile successo di pubblico e critica, uno dei pochi esclusivi per la realtà virtuale a unire perfettamente gameplay, immersione e presentazione grafica.

Come sarà il futuro?

Nonostante il recente successo, la realtà virtuale fa ancora fatica a rivoluzionare il mondo del gaming. Superato il problema dei controlli e della potenza di calcolo delle piattaforme, rimane quello dei costi richiesti per creare un gioco in VR che abbia la stessa profondità di titoli come Red Dead Redemption 2, Cyberpunk 2077 o The Elder Scrolls: Skyrim. I visori inoltre vengono venduti a prezzi abbastanza alti e allo stesso tempo possono provocare mal di testa, nausea e capogiri se usati per più di un’ora senza fare pause.

Per forza di cose, la realtà virtuale si adatta ai giochi in prima persona, ma non si dimostra ovviamente adeguata ai titoli creati in terza persona, agli strategici con visuale dall’alto e ai giochi sportivi. Il campo del gaming così esteso verrebbe limitato da una programmazione esclusivamente in VR.

Al momento la realtà virtuale nel gaming è sospesa tra la voglia di sperimentare di alcuni sviluppatori e il rischio di tornare presto nel dimenticatoio. È anche probabile che rimanga in questo limbo per molto tempo, facendo sempre qualche passo in più a seconda delle possibilità fornite dalle nuove tecnologie creando visori sempre più comodi e sistemi di gioco in VR interessanti e stimolanti.

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