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Luino | 27 Gennaio 2021

“Alcune considerazioni sulla memoria della Guerra e il lungolago di Luino”

In una lettera aperta il prof. Maurizio Isabella si interroga sui valori politici dei monumenti in città: “Nulla di nobile nel celebrare una generica idea di nazione“

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta inviata alla nostra redazione da Maurizio Isabella, docente di storia moderna alla Queen Mary University of London e autore di diverse pubblicazioni. La missiva è indirizzata al sindaco di Luino, a tutta la giunta e all’intera cittadinanza, oltre che all’Associazione Nazionale Partigiani Italiani locale e di Varese. Ecco le sue parole.

Luino, 27 Gennaio 2021, (Giorno della memoria)

È con grande sorpresa e rammarico che leggo della decisione della giunta della città di Luino di completare la toponomastica cittadina a lago con una dedica alla memoria di Norma Cossetto. Questa decisione mi invita a condividere alcune riflessioni sull’opera di ricostituzione della memoria della Seconda Guerra Mondiale iniziata ormai da qualche anno sul nostro lungolago, e di cui questa dedica del parco a lago sembrerebbe il coronamento ed il completamento.

Partendo dal nostro imbarcadero troviamo da qualche anno, sulla scalinata a lago, una lapide a memoria di Guido Fontebuoni, marinaio luinese che morì a Haifa come sommergibilista nel 1942. In questa lapide il suddetto marinaio luinese è definito come martire. Vorrei che i luinesi non avessero alcun dubbio. Questa lapide non costituisce tanto la memoria di un caduto della Guerra, quanto piuttosto una apologia della patria fascista. La notazione di martire infatti rimanda ad una tradizione politica basata sulla sacralizzazione dell’idea di nazione che utilizza il sacrificio personale per dimostrare il valore morale e l’esistenza della nazione. Nella storia italiana il martirio nazionale ha avuto varie e diverse incarnazioni ideologiche. In questo caso, il martire testimonia la sua fede per la patria fascista, impegnata nel 1942 a costruire un ordine mediterraneo basato sul razzismo e sullo sterminio degli ebrei con gli alleati nazisti.

Seguendo nel mio cammino troverei di fronte al palazzo comunale il monumento alle vittime delle foibe sul fronte orientale, evento il cui legame con la storia di Luino è meno evidente, e che tuttavia costituisce un episodio doloroso della guerra. Continuando troverei un ricordo dello sterminio dei militari italiani che a Cefalonia si rifiutarono di arrendersi ai nazisti dopo l’8 settembre 1943, al crollo del regime fascista, tra le cui file c’era anche un giovane ufficiale luinese, Armando Chirola. Nei prossimi giorni, così apprendo, si aggiungerebbe un ricordo a Norma Cossetto, a pochi metri da questo monumento.

Se portassi i miei nipoti a passeggiare sul lungolago della nostra città, e utilizzassi questi monumenti per raccontar loro la storia di Luino e dell’Italia tra il 1942 ed il 1945, essi apprenderebbero dunque che vale la pena ricordare il sacrificio per la patria fascista, i delitti dei partigiani comunisti titini contro i civili italiani e i militari alla fine della repubblica (fascista) di Salò, la fedeltà dei militari di base nell’isola di Cefalonia allo stato (sempre autoritario e badogliano, benché non più fascista) ed alla monarchia.

Apprenderebbero che dobbiamo ricordare e celebrare la nazione italiana in quanto vittima degli stranieri chiunque essi siano: inglesi, tedeschi, o soprattutto (visto che il riferimento sarà presto fatto ben due volte in due luoghi diversi del nostro lungo lago, anche se vicini), comunisti titini. I miei nipoti non apprenderebbero nulla dell’Olocausto, niente dei crimini del nazifascismo, niente della resistenza a difesa della democrazia, ossia del movimento di popolo che ha pure costituito un momento così significativo della storia delle nostre terre luinesi tra il 1943 ed il 1945, e per cui molte donne ed uomini delle nostre zone hanno pagato con la vita o con l’invio ai campi di concentramento nazisti.

Non mi è chiaro per quali meriti civici particolari, o in rappresentanza di quali valori pubblici si debba ricordare Norma Cossetto oggi a Luino. Per il fatto di venire da famiglia di provata fede fascista? O per il fatto di esser stata vittima innocente delle numerose vendette politiche che ebbero luogo sul fronte orientale, come tanti altri italiani ed italiane? O per esser stata una delle tante donne stuprate e uccise durante la Guerra? Perché se tutti i morti e tutte le vittime della Guerra sono uguali, la loro morte non ha lo stesso valore etico e politico pubblico.

Si badi bene, non nego la necessità di rispettare con un gesto di pietà tutti i morti e tutte le vittime di quella grande tragedia globale che fu la seconda Guerra, compreso il giovanissimo marinaio luinese morto in una guerra non voluta da lui, e della giovane istriana barbaramente stuprata ed uccisa dalla resistenza titina in un efferato crimine di guerra. Quello che è moralmente equivoco e grave è il significato politico che viene attribuito alla loro memoria attraverso la toponomastica ed i monumenti. A meno che non si consideri, come pare esser il caso per questi monumenti sul lungolago, la nazione sempre e comunque come un valore da celebrare in tutte le sue varie incarnazioni.

Vorrei dire forte e chiaro che non vi è nulla di eticamente nobile in questa celebrazione di un generica idea di nazione. Svincolata da ogni idea di libertà (non semplicemente libertà dallo straniero, come si è voluto invece suggerire sul lungolago fino ad oggi, ma invece libertà dei diritti democratici dei suoi cittadini) la nazione non rimane solo una entità moralmente neutrale, ma diventa un principio immorale e pericoloso. Questo è il grande insegnamento della storia del Novecento.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di ricordare innanzi tutto le radici democratiche della nostra comunità politica per legittimarne l’esistenza, non esaltare una generica idea di nazione che contenga dentro di se tutto ed il contrario di tutto, e che serva principalmente a sdoganare il fascismo.

La memoria della resistenza e l’antifascismo non sono mai stati così attuali in Italia ed in Europa. È ancora una volta all’ombra del nazionalismo di estrema destra che oggi si minacciano i valori democratici in Europa, dove i governi di alcuni paesi come Ungheria e Polonia (o bisognerebbe ormai dire regimi) fanno a pezzi l’indipendenza dei poteri giudiziari, limitano la libertà di stampa e di pensiero, utilizzano la retorica dell’antisemitismo contro istituzioni universitarie e fondazioni culturali, fanno proprio il linguaggio del razzismo contro gli immigrati, perseguitano le comunità Rom e gli omossessuali, attaccano le istituzioni dell’Unione Europea. I partiti alla guida di questi regimi, si badi bene, godono della simpatia di quella stessa destra del nostro paese che ha sostenuto e continua a sostenere questa revisione della memoria della Guerra.

Che la giunta attuale (di centro sinistra?) della città abbia completato questo radicale progetto di revisione storica sulle sponde del nostro lago, da cui è stato escluso ogni riferimento alla democrazia ed alla resistenza, non può che lasciare esterrefatti, ma forse non deve sorprenderci, visto la confusione etica in cui versa da troppi anni il nostro paese.

Cordialmente, Maurizio Isabella

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