Italia | 9 Gennaio 2021

Covid e lavoro: “Le donne hanno pagato di più il prezzo della crisi”

Dal rapporto CNEL sul mercato del lavoro: occupazione femminile penalizzata ulteriormente dalla pandemia. Serve migliore conciliazione dei tempi vita-lavoro

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Le donne hanno pagato il prezzo più alto della crisi scatenata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 in quanto impegnate a ricoprire ruoli e a svolgere lavori più precari, soprattutto nei servizi. Le donne non sono un soggetto svantaggiato: sono la metà del mondo e la battaglia per l’uguaglianza di genere non può essere più solo un punto di un programma politico aggiunto, ma deve essere al centro di azioni concrete con la creazione di vantaggi economici, sociali e culturali per l’intero Paese: questo è ciò che emerge dal rapporto del Cnel sul Mercato del Lavoro che sarà presentato martedì 12 gennaio.

Tutti i dati confermano che la condizione della donna lavoratrice è penalizzata soprattutto dalla difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. È questa difficoltà che contribuisce a mantenere la quota di occupazione femminile (meno del 50%) al di sotto delle medie europee. Tale dato si è aggravato nel corso della pandemia senza che il ricorso allo smart working abbia giovato a correggerlo, perché esso è stato limitato dall’aggravio di compiti familiari, specie sulle donne con figli impediti di frequentare le scuole. Per lo stesso motivo si spiegano il crollo dell’occupazione femminile e la crescita del tasso di disoccupazione in occasione della maternità per le donne indotte a lasciare il lavoro per prendersi cura dei figli.

Su questa base il CNEL ha più volte sottolineato come per promuovere l’occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare l’offerta di servizi, non soltanto asili nido, ma scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione.

Nell’occupazione femminile giocano un ruolo fondamentale i percorsi formativi. La minore frequenza con cui le ragazze scelgono percorsi di studio nelle materie STEM rispetto ai maschi comporta conseguenze sia nel breve sia nel lungo periodo: se infatti nel breve periodo la componente femminile è meno presente nei percorsi di studio più richiesti e meglio remunerati dalle imprese, nel lungo periodo sono proprio i settori STEM che presentano le maggiori prospettive di crescita.

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