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Valcuvia | 27 Novembre 2020

Parco Campo dei Fiori, terminato il recupero dei castagneti tradizionali: “Scrigno di biodiversità”

Gli interventi realizzati tra Brinzio e Castello Cabiaglio hanno permesso di migliorare l'habitat di flora e fauna locale e valorizzare lo sviluppo e la cultura

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È giunto a conclusione in questi giorni un consistente intervento di recupero di alcune selve castanili collocate nel territorio del Parco Regionale del Campo dei Fiori, opera che fa parte del progetto “Corridoi Insubrici – Il network a tutela del capitale naturale insubrico” finanziato da Fondazione Cariplo e di cui l’Ente Parco è capofila, che prevede ben 21 interventi complessivi da realizzare entro la fine del 2021.

Il lavoro di recupero dei castagneti tradizionali è stato compiuto nei Comuni di Brinzio e Castello Cabiaglio, interessando circa sette ettari di territorio suddivisi in tre aree. La più visibile – spiega l’ente Parco – è quella di Ca di Asen, situata ai margini della strada provinciale, poco dopo l’abitato di Castello Cabiaglio: “Chi utilizza di frequente quella strada e il sentiero 310 B che lo costeggia per un tratto, avrà sicuramente avuto modo in questi mesi di notare ed apprezzare il cambiamento. Questa zona torna al suo antico splendore, a disposizione della comunità locale quale scrigno di biodiversità, caratteristico elemento paesaggistico tradizionale e simbolo della storia e della cultura di questi luoghi”.

“Le tre aree – prosegue l’ente – vanno a consolidare e potenziare la connettività ecologica migliorando gli habitat faunistici e vegetazionali evitando l’eccessiva frammentazione della rete e la conseguente perdita di variabilità eco sistemica. Queste, così come le altre selve castanili rappresentano importanti elementi di diversità ambientale all’interno delle uniformi estensioni boscate che caratterizzano l’area prealpina. Allo stesso tempo naturalmente rappresentano il recupero di un patrimonio storico culturale con un’elevata valenza legata al turismo slow e sostenibile”.

L’intervento sui castagneti è stato realizzato da un gruppo di aziende del territorio che hanno lavorato fianco a fianco coordinati dal Consorzio Castanicoltori di Brinzio, Orino e Castello Cabiaglio: il lavoro degli operatori locali ha così conferito “un ulteriore valore sociale al progetto, che ha permesso un rafforzamento della filiera della castanicoltura locale, tema sul quale l’Ente Parco si sta impegnando da diversi anni”.

Come raccontato sulle pagine social del Parco Campo dei Fiori, oltre alla pulizia e alla riapertura delle selve, sono stati anche potati gli esemplari di castagno già presenti per ridare loro maggior vigore, mantenendo però le cavità e gli spazi dedicati alla fauna (in particolare agli uccelli e ai pipistrelli). Sono state inoltre piantate circa 180 nuove piantine di castagno nate da semi del territorio che nei prossimi anni verranno innestate con le varietà locali tradizionali.

Per ricostruire il prato posto sotto alle piante di castagno è stato utilizzato il fiorume (un insieme di residui che si raccolgono nei fienili, ma di miscugli di semi di elevato pregio naturalistico, prodotti a partire da un prato naturale o semi-naturale mediante la trebbiatura diretta del fieno) precedentemente raccolto nei prati di Brinzio grazie al progetto Fiorume 2.0, volto a garantire la conservazione e la valorizzazione della biodiversità locale. Infine sono state posate tre bacheche, naturalmente in legno di castagno, su cui verranno posizionati alcuni pannelli informativi del progetto Cariplo.

Nei prossimi anni i tre interventi saranno mantenuti e valorizzati grazie alla collaborazione del Consorzio Castanicoltori e dei proprietari: “Assisteremo quindi alla crescita del prato e delle piantine, al miglioramento della qualità della produzione di castagne e alla diminuzione dell’abbandono dei nostri territori. Le aree, sede anche di studi e ricerche naturalistiche, saranno utilizzate anche per la produzione di miele, per attività didattiche e di conoscenza di questi luoghi in cui tornare in contatto con la natura e i suoi ritmi”, conclude l’Ente Parco Campo dei Fiori. “Si è trattato di un intervento capace di unire la tutela dell’ambiente, la valorizzazione di uno sviluppo locale sostenibile e il recupero della cultura tradizionale, a riprova che le Aree Protette possono essere una fucina di progetti esemplari e replicabili, grazie alla coesione e alla collaborazione con gli operatori del territorio e le comunità locali”.

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