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Germignaga | 14 Novembre 2020

“Germignaga, ricordi dal passato”: il ricordo del sacrificio del giovane Giuliano Ugo Rigolone

A distanza di ottant'anni è lo studioso e ricercatore storico, Renzo Fazio, a mettere in luce il tragico episodio avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale

Tempo medio di lettura: 5 minuti

(A cura di Renzo Fazio) Al di sotto dei porticati del cimitero di Germignaga (verso la parte nuova) c’è una lapide bianca che ricorda il sacrificio di un giovanissimo germignaghese, avvenuto pochi mesi dopo l’inizio della seconda guerra mondiale. Sulla lapide l’indicazione “Caduto in un’azione di guerra nel cielo di Londra l’11.11.1940”.

Più volte mi sono soffermato ad osservarla chiedendomi quali fossero stati gli eventi che provocarono la sua morte, finché un giorno ho deciso di iniziare le ricerche a riguardo, trovando materiali storicamente importanti e un ricordo veramente prezioso grazie ad un suo ormai lontano parente.

Ricorrendo proprio in questi giorni gli ottant’anni da quei tragici avvenimenti, voglio oggi raccontarvi del sacrificio di Giuliano Ugo Rigolone, classe 1919, figlio unico di Luigi Rigolone e Irma Odoli, formato come si usava a quei tempi nei principi della G.I.L. (la Gioventù Italiana del Littorio) all’interno della sezione luinese e poi validissimo studente. Volontario nella Regia Aviazione all’età di 18 anni, morì in terra straniera per obbedire ad una sciagurata operazione di guerra voluta dal regime di allora.

Se non avete tempo e voglia di leggere come andarono le cose, vi invito almeno a cliccare sul link che riporto in fondo al testo in cui potrete vedere uno straordinario documento storico che ho trovato in rete, facente parte dell’archivio inglese della British Pathé e ora disponibile pubblicamente su YouTube, in cui in un breve video si vede il velivolo abbattuto pilotato da Giuliano Rigolone, ispezionato dai soldati inglesi. Per chi invece è interessato a conoscere come andarono le cose, di seguito quanto sono riuscito a ricostruire.

L’antefatto ha inizio nell’agosto del 1940 quando la Germania nazista guidata da Hitler ordina ai suoi gerarchi di pianificare l’operazione “Unternehmen Seelöwe” (Leone Marino) con l’obiettivo di invadere l’Inghilterra, un’operazione bellica colossale che avrebbe dovuto impegnare parecchie divisioni ed armate per consentire lo sbarco delle divisioni corazzate sul suolo inglese.

Ben presto fu però chiaro che per consentire tutto questo era indispensabile ottenere il predominio dei cieli anglosassoni, in quanto la Royal Air Force inglese era decisamente abile e determinata a difendere il suo popolo. I tedeschi incominciarono pertanto a concentrare Le proprie forze aeree nel nord Europa con l’intento di sferrare a più riprese continui attacchi alle basi aeree e ai porti situati sulla costa britannica, con l’intento di fiaccare il nemico.

Intanto in Italia, che da pochi mesi è entrata ufficialmente in guerra a fianco dei tedeschi, Benito Mussolini ha l’infelice idea di schierarsi a fianco dei propri alleati in questa operazione, inviando in Belgio un consistente numero di velivoli del Corpo Aereo Italiano sotto l’organizzazione della Regia Aeronautica, con il compito di affiancarsi nelle operazioni aeree alla Luftwaffe (la forza aerea tedesca). Più ambiziosamente (o meglio, scelleratamente…) per il regime italiano doveva trattarsi del primo tentativo di invasione in Inghilterra dai tempi degli antichi romani, quando la occuparono per quattro secoli, fondando quella che sarebbe poi diventata la provincia romana chiamata “Britannia”.

Il trasferimento dei velivoli ebbe inizio il 27 settembre 1940 non senza difficoltà. Nonostante la propaganda volesse far credere il contrario, i mezzi aerei a disposizione erano tutt’altro che performanti: ben 14 velivoli andarono perduti già durante questo trasferimento a causa di avarie meccaniche sopraggiunte in volo e solamente verso la metà di ottobre il contingente italiano fu effettivamente pronto a partecipare alle operazioni. Formato da circa 200 unità, era composto dai lenti caccia bi-plano FIAT CR.42, dai più prestanti caccia monoplano FIAT G.50 e dai bombardieri CANT Z 1007 e FIAT BR.20 “Cicogna”. La base di appoggio in Belgio era quella di Chievres con nome in codice “Icaro”.

Fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre furono effettuate alcune missioni addestrative e alcune incursioni in cui furono subito evidenti i limiti dei velivoli italiani, tecnologicamente già sorpassati e con gravi carenze dal punto di vista della strumentazione di bordo e dell’equipaggiamento a cui si sommava una sostanziale mancanza di esperienza della maggior parte dei piloti italiani ad operare in condizioni meteorologiche molto differenti di quelle dei cieli mediterranei.

Intanto la Germania continuava a subire gravissime perdite: in pochi mesi furono oltre 1700 i velivoli tedeschi abbattuti e di fatto l’operazione “leone marino” era prossima ad essere rinviata al 1941. Quando tutto faceva presagire il definitivo annullamento, a sorpresa fu programmata dal contingente italiano per il giorno 11 novembre 1940 quella che sarebbe passata alla storia come “Operazione Cinzano”, il cui l’obiettivo era distruggere l’importante base portuale di Harwich, situata sulla costa orientale dell’Inghilterra, già oggetto di un primo tentativo fallito il 24 ottobre 1940.

Il nome completo di questa operazione era in realtà “Vermouth Cinzano”, presumibilmente come ritorsione alla decisione presa da Winston Churchill subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, di cacciare dal suolo inglese tutti gli italiani presenti e per il fatto che fra le prime a pagarne le conseguenze, fu la sede italiana della “Cinzano Limited” di Londra, che venne requisita e trasferita a Montreal in Canada.

Quel giorno furono incaricati di eseguire questa missione 10 bombardieri BR.20 “Cicogna”, quattro appartenenti alla 242esima squadriglia e sei alla 243esima, ognuno dei quali aveva nella propria stiva 3 bombe da 250 Kg. In appoggio un consistente numero di caccia che avrebbero dovuto anticipare l’arrivo dei bombardieri e difenderli tagli attacchi nemici. Purtroppo le condizioni meteo sfavorevoli ritardarono di qualche ora la partenza della missione e a causa della fitta nebbia alcuni aerei non riuscirono a decollare. Nel frattempo molti dei caccia che erano già in volo per anticipare l’arrivo dei bombardieri fecero ritorno alla base mentre quest’ultimi, ignari di queste decisioni, proseguirono verso l’obbiettivo rimanendo di fatto privi di difesa.

Il nostro Giuliano Rigolone, Sergente, co-pilota del BR.20 matricola 22621, a fianco del Sottotenente Pietro Appiani e insieme ad altri quattro avieri, era sull’ultimo aereo a destra, schierato in formazione di volo tipicamente “a cuneo”: decollati nel primo pomeriggio di quel maledetto 11 novembre, quando lo stormo arrivò nei pressi delle coste inglesi venne intercettato dai radar che immediatamente fecero alzare in volo gli intercettatori (i celebri “Hurricanes”). Contemporaneamente vennero dirottati verso la rotta di arrivo dei bombardieri italiani, altre unità aeree britanniche impegnate nei dintorni.

Subito dopo lo sgancio di una prima serie di bombe, i bombardieri italiani e i pochi caccia rimasti di supporto si trovarono ben presto coinvolti in una impari battaglia aerea con i veloci velivoli inglesi che potevano attaccarli da più fronti. Furono costretti a ripiegare: almeno tre caccia e tre bombardieri abbattuti e tre bombardieri gravemente danneggiati costretti ad atterraggi di emergenza, fra cui quello sul quale volava Giuliano Rigolone che si schiantò nella foresta di Tangham, a Bromswell, nei pressi di Woodbridge.

Sopravvissuto allo schianto, Giuliano morì in un ospedale inglese il 16 novembre 1940 a seguito delle ferite riportate. Fu sepolto nel cimitero civile della vicina cittadina di Ipswich il 20 novembre 1940.

La notizia di questa morte venne però resa nota solo parecchie settimane dopo: la prima volta sulla Cronaca Prealpina del 12 gennaio 1941 in cui il suo nome appariva in un lungo elenco di aviatori Caduti, mentre 10 giorni più tardi, sempre sullo stesso giornale, la notizia corredata da una sua immagine in divisa in cui veniva annunciata la sua morte “combattendo da prode nel cielo di Londra” (in realtà ben distante da dove venne abbattuto…) e dagli elogi di “saldissima fede nei più alti destini che la patria fascista è chiamata a raggiungere […], coronata col suo fulgido sacrificio”.

Tutto questo più avanti sarà ricompensato con il conferimento di una medaglia di bronzo al Valor Militare. Nell’ottobre del 1957 il suo corpo venne riesumato per essere trasferito nella sezione italiana del nuovo cimitero militare di Brookwood, nel Surrey, a circa 40 km da Londra, dove da allora riposa nella tomba nr. 3, del campo nr. 16, riga D.

La vittoria inglese fu oggetto di grande euforia per il popolo inglese al punto che i reporter dell’epoca documentarono l’esito di questa battaglia aerea con entusiastici titoli sui giornali, oltretutto praticamente in contemporanea gli inglesi sferrarono un pesante attacco aereo sul porto di Taranto.

A distanza di ottant’anni alcuni scatti fotografici che ho ritrovato in rete oltre al video già citato all’inizio, ci mostrano proprio il BR.20 abbattuto sul quale volava Giuliano Rigolone, identificato grazie al numero di matricola visibile sulla carlinga e ripreso mentre viene trafugato di alcuni oggetti recuperati dall’interno del velivolo.

Un ultimo significativo ricordo di questo giovane germignaghese è costituito invece dal suo foulard della “Regia Aviazione” amorevolmente custodito per molti anni dai genitori, poi passato al sig. Pierugo Ongetta, che lo conserva ancora altrettanto gelosamente e che ringrazio per l’invio di questo prezioso ricordo.

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