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Varese | 8 Novembre 2020

Covid, stop a caccia e pesca. Le Comunità Montane dell’alto Varesotto: “Errore madornale”

I presidenti Castoldi e Sartorio: "I selvatici invadono le strade, la caccia è prevenzione del rischio". Monti (Lega): "Governo ci ripensi e modifichi la norma"

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Il nuovo Dpcm e la conseguente ordinanza del Ministero della Salute con cui la Lombardia è stata dichiarata zona rossa, per il contenimento della pandemia da coronavirus, ha posto non pochi dubbi su quali siano le attività effettivamente consentite. Dal momento che il decreto consente lo svolgimento di attività sportiva all’aperto e in forma esclusivamente individuale, la Regione ha chiesto chiarimenti per quanto riguarda l’attività venatoria e di pesca dilettantistica.

La prefettura di Milano ha specificato che è preferibile mantenere un’interpretazione più restrittiva del decreto, in ragione della situazione epidemiologica attuale: ragion per cui sia la caccia che la pesca non possono essere assimilate all’attività motoria e sportiva permessa dalle disposizioni in vigore e sono perciò da considerarsi sospese. Unica deroga per la pesca sportiva e per il tiro al volo che sono discipline sportive riconosciute dal CONI.

“Sarebbe un errore madornale, indegno della Regione più avanzata d’Italia e tra le 4 o 5 d’Europa – ritengono i due presidenti delle Comunità Montane Valli del Verbano e del Piambello, Simone Castoldi e Paolo Sartorio – affidarsi ad un’interpretazione dei funzionari in giacca e cravatta della prefettura di Milano per decidere se la caccia sia da interpretare come uno sport o altro”.

“Già un mese fa due ragazzi di vent’anni sono morti per aver trovato un cinghiale in autostrada. Due settimane fa in Valganna un autista di autobus è finito in ospedale per avere investito un cervo (e per fortuna l’autobus con 40 studenti non ha sbandato). Col lockdown la fauna selvatica sta letteralmente invadendo le strade. Dalle nostre parti fa paura viaggiare al mattino, dopo le ore del coprifuoco, col buio. La caccia sta diventando un’attività di prevenzione del rischio per la pubblica incolumità. È protezione civile! Non facciamo questo errore, a meno di voler cedere a sentimentalismi di animalisti e ambientalisti. A questo punto chiudiamo pure le strade e decidiamo che la natura riprenda i suoi spazi. Nemmeno Greta (Thunberg, ndr) oserebbe tanto”.

Sulla stessa linea di Castoldi e Sartorio si pone anche il consigliere regionale leghista Emanuele Monti, che ha risposto all’appello dei presidenti ieri: “Il divieto generale, previsto nel Dpcm, che blocca l’attività venatoria non ha alcun senso ed anzi potrebbe avere ripercussioni pericolose per i cittadini. Come Regione Lombardia stiamo portando avanti da tempo, infatti, il contenimento dei cinghiali, che rappresentano un rischio per l’incolumità delle persone, come testimoniano purtroppo gli incidenti avvenuti negli ultimi anni. Chiediamo al governo di ripensarci e modificare la norma”.

“Il blocco della caccia crea un problema sull’abbattimento selettivo dei selvatici, problema molto presente in Lombardia (la provincia di Varese è la seconda provincia in Lombardia per numero di incidenti stradali causati da animali). Tra l’altro – sottolinea Monti – abbiamo appena attivato con Ats un servizio per il recupero degli animali feriti da incidenti stradali, a dimostrazione del fatto che poniamo anche la massima attenzione per il benessere degli animali, senza però dimenticare dall’altra parte la necessità di contenere il numero dei selvatici per la sicurezza delle persone. È folle quindi vietare la caccia di selezione, così come è folle bloccare la pesca, perché si tratta di un’attività essenzialmente individuale. Sono storture contro le quali ci batteremo” conclude il consigliere della Lega.

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