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Luino | 26 Ottobre 2020

Alla scoperta delle incisioni rupestri nell’alto Varesotto con il Gruppo Archeologico Luinese

Dal 2006 l'associazione si occupa di indagare e far conoscere le evidenze antiche del territorio e di censire i ritrovamenti: l'ultimo pochi giorni fa in Veddasca

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È di qualche giorno fa l’ultimo ritrovamento – in ordine cronologico – che ha permesso al Gruppo Archeologico Luinese di aggiungere al già corposo archivio di evidenze archeologiche una nuova voce: si tratta, infatti, di un masso con alcune incisioni rupestri che Gianni Schiroli ha individuato fra Musignano e Campagnano, due frazioni di Maccagno con Pino e Veddasca.

Il Gruppo Archeologico Luinese è un’associazione culturale nata nel 2006 e che, da allora, opera su tutto il territorio del nord della provincia, fino alle sponde nord del lago di Varese: “Lo scopo principale è quello di indagare le evidenze antiche presenti nel nostro territorio e di diffondere al pubblico questa conoscenza attraverso diversi canali quali pubblicazioni, conferenze, mostre, didattica nelle scuole, segnalazioni attraverso i social media e archivi presenti sul sito dell’Associazione”, spiega Stefano Torretta, esperto e responsabile di redazione della rivista del Gruppo Archeologico Luinese, Archeologando.

“Dal 2017 circa ci stiamo occupando principalmente del censimento delle incisioni rupestri“, prosegue Torretta. “Al di là degli interessantissimi articoli scritti diversi decenni fa da Piero Astini, dagli scarni accenni nei volumi di Roberto Corbella e, più recentemente, dalle due segnalazioni di Maurizio Miozzi pubblicate su Il Rondò, ben poco se ne è parlato. In verità queste evidenze meriterebbero molta più attenzione visto che, sia in fatto di esemplari presenti che di qualità, si sta parlando di una interessante produzione“.

Come raccontavamo all’inizio, il ritrovamento più recente è quello segnalato da Gianni Schiroli, un membro del CAI Luino, associazione con cui il Gruppo Archeologico ha sempre avuto ottimi rapporti anche in base alla “somiglianza in fatto di interesse nel voler valorizzare il territorio“: si tratta di un masso che, data la vicinanza a una cappella votiva dedicata alla Madonna situata sul sentiero 123 che porta da Musignano a Campagnano, è stato denominato “Masso della Cappella della Madonna della Cima”. Molto probabilmente più che di una scoperta in senso vero e proprio, sarebbe più corretto parlare di ri-scoperta, dal momento che questa roccia pare fosse già nota da tempo agli abitanti di quelle zone.

Abbiamo chiesto proprio a Stefano Torretta di spiegare quali sono le caratteristiche di questo tipo di ritrovamenti archeologici: di che tipo di incisioni si tratti, se abbiano dei significati particolari oppure a quale epoca risalgano.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, non è possibile avere una datazione assolutamente precisa per i massi con incisioni rupestri. Nel caso specifico di quest’ultimo ritrovamento, la pietra presenta una parte più “recente” al centro e sulla destra nella quale figurano alcuni numeri e le lettere M e C: ciò permette di ipotizzare che si tratti di un segno di confine tra i vecchi comuni di Musignano e Campagnano, coevo ai muretti a secco dei terrazzamenti per le coltivazioni molto presenti nell’area. Nella parte sinistra, invece, compaiono diverse incisioni che potrebbero risalire al periodo protostorico della prima età del Ferro, ovvero tra il IX e il V secolo a.C.: 117 coppelle, un palettiforme, due piediformi e un cruciforme coppellato.

Partendo dal presupposto che spiegare il significato delle incisioni rupestri non è affatto semplice e che, fra le molte teorie – anche contrastanti una con l’altra – il Gruppo Archeologico Luinese ha optato per seguire il filone più propriamente legato all’ambito scientifico, cosa indicano precisamente questi termini (che in un certo senso risultano già molto evocativi di per sé)?

Le coppelle rappresentano numericamente la tipologia di incisione rupestre più diffusa nel mondo: sono scavi emisferici e se ne trovano di ogni dimensione, da quelle molto piccole a quelle estremamente grandi. “È quindi difficile attribuire un solo significato a questo segno – spiega Torretta -: se per quelle più grandi si potrebbe effettivamente parlare di incavi dove depositare un liquido (acqua o latte) da sacrificare alla divinità, per quelle più piccole o poste su piani verticali è difficile usare la stessa spiegazione. È probabile quindi che fossero un atto di preghiera verso la divinità. L’uomo dedicava del tempo a realizzarle in determinati luoghi che avevano un significato speciale ai suoi occhi”.

Anche nel caso dei pediformi le spiegazioni sono molto diverse tra loro: queste incisioni infatti possono essere segno di proprietà, oppure indicare la presenza di sorgenti d’acqua o di alpeggi nelle vicinanze. Se invece si rimane in un’ottica più religiosa, anch’esse possono essere considerate una rappresentazione della presenza della divinità, tant’è che in epoca cristiana molte sono state ribattezzate con appellativi quali “Piedi della Madonna” o “Piedi del diavolo”.

Non sembra invece riferirsi all’epoca cristiana il cruciforme coppellato, che dovrebbe essere quindi coevo alle altre incisioni presenti sul masso. Questo potrebbe indicare o una rappresentazione dell’essere umano o una suddivisione dello spazio geografico e celeste in quattro parti. Legato invece molto probabilmente al culto dei morti è il palettiforme, un’incisione che rappresenta una vera e propria paletta e potrebbe essere stata deputata alla raccolta delle ceneri dei roghi funebri, un segno che può essere interpretato sia dal punto di vista della morte che da quello della rinascita.

Insomma, pare proprio che dietro a questi ritrovamenti apparentemente banali si nasconda invece un vero e proprio mondo all’interno del quale anche il Varesotto affonda le proprie radici letteralmente da millenni.

L’appello forte del Gruppo Archeologico Luinese – oltre a quello di non vandalizzare i reperti sparsi in varie zone del territorio – è perciò quello di ricevere un maggior sostegno, in modo particolare da parte delle amministrazioni locali, così da poter valorizzare sempre di più un ambito culturale che può sembrare di nicchia, ma che potrebbe invece racchiudere un grande potenziale anche dal punto di vista turistico.

Per maggiori informazioni sulle attività e sulle pubblicazioni del Gruppo Archeologico Luinese è possibile consultare il sito web dedicato http://www.archeoluino.it/. (Foto di Stefano Torretta)

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