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Lombardia | 18 Ottobre 2020

Terra di Leggende il Regno delle Bocce: Evaristo e Battista

Un'altra storia affascinante quella raccontata oggi da Roberto Bramani Araldi, appassionato di bocce. Questa volta il "viaggio" è nell'hinterland milanese

Tempo medio di lettura: 4 minuti

(A cura di Roberto Bramani Araldi) Evaristo, operaio presso le Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck di Sesto San Giovanni, dove svolgeva la mansione di “mulettista” addetto allo scarico degli automezzi che recavano i rottami ferrosi indispensabili per l’alimentazione degli alti forni Martin-Siemens, quel giorno del mese di settembre del 1978 era particolarmente euforico: fischiettava in continuazione tanto da sembrare un fringuello in amore, seppure la stagione degli accoppiamenti fosse largamente superata.

Non è che l’ambiente di lavoro ispirasse in modo particolare il trasporto per la natura: quando si aprivano i tetti a tenaglia dei forni si sprigionava una densa nube rosso-arancione che si espandeva con lentezza nell’aria permeandola di polveri e odori non proprio appartenenti agli effluvi profumati di un roseto.

Ma il lavoro è il lavoro e a lui piaceva quello scorrazzare avanti e indietro nel piazzale sul suo mezzo a forche: gli sembrava di essere impegnato in un rally – quasi epigono di Munari con la sua Lancia Fulvia 1,6 HF – con strade impervie e ricche d’insidie che lui, esperto e “gran manico”, evitava con la consueta maestria. E poi ne aveva di motivi, anzi ne aveva uno veramente importante.

La sera prima alla Bocciofila San Giorgio, lì a fianco o quasi, aveva vinto alla grande la batteria eliminatoria qualificandosi per le semifinali che si sarebbero tenute il giovedì successivo e  già fantasticava sulla possibile entrata nelle finali. Aveva fatto una testa così al Giovanni, suo collega di muletto e anche lui giocatore di bocce, orientato alla bocciata, però, mentre il nostro era più un puntista.

Non giocavano mai assieme, sebbene sarebbe stato logico avendo due diverse predisposizioni che si sarebbero integrate in modo naturale, anche perché le gare che venivano organizzate erano quasi sempre a coppie, le gare individuali rappresentavano quasi l’eccezione.

Ma l’Evaristo non aveva solo la passione delle bocce, ma anche quella degli animali: ogni mattina che Dio mandava si alzava prima delle cinque – il turno di lavoro iniziava alle sei – per portare da mangiare ad una nutrita tribù di gatti, più o meno randagi, quindi indipendenti, ma fortemente interessati a strusciarsi contro le sue gambe, miagolando con enorme convinzione, allorché compariva con sacchetti colmi di leccornie – almeno così erano per loro – raccattate ovunque gli fosse possibile per alimentare i suoi convitati del mattino. Fin lì tutto bene: i felini non intralciavano più di tanto le sue attività di lavoro, né, tanto meno, quelle sportive. Ma il punto di caduta fu determinato dal Battista.

Chi era il Battista e dove l’aveva incontrato? Incontrato è il termine giusto, dato che un  giorno, girando l’angolo di via Risorgimento, venne investito da un botolo lanciato a velocità supersonica che lo fece ruzzolare come una straccio sul marciapiede. Il botolo – una specie di spinone di grossa taglia, specie perché riusciva di certo ad assommare parecchie razze canine anche poco compatibili fra di loro – si fermò perplesso, consapevole di averla combinata grossa e, per farsi perdonare, si avvicinò all’Evaristo leccandogli ripetutamente il volto.

“Vedi – sembrava dicesse – non l’ho fatto apposta, scusami, non volevo, ma, sai, quando si corre mica si può vedere se le tue zampe andranno a incrociare quelle di un umano!”. Detto e fatto, tra i due s’instaurò un rapporto indissolubile e il Battista seguiva l’Evaristo anche sui campi di bocce, dove veniva legato per evitare che la sua passione di rincorrere palle, di qualsiasi tipo e sostanza fossero, creasse problemi sgradevoli ai giocatori. Solo che i problemi emergevano ugualmente, perché lo spinone non gradiva di essere legato a un palo o a qualsiasi altro oggetto verticale che gli somigliasse, per cui dopo un congruo periodo di attesa, si lanciava in un concerto di latrati, uggiolii, lamenti da straziare, soprattutto i timpani, di tutti gli astanti. Quindi il Giovanni non ne voleva sapere di “giugà insèma a un rembambii che el se porta un ròmpa ball che el te lassa minga concentra in del gioeùgh”.

Ecco chiaro il motivo delle rare partite dell’Evaristo, costretto a disputare le individuali: le gare a coppie gli erano precluse. Con le individuali riusciva sempre a trovare qualcuno – sovente il Giovanni stesso – che intrattenesse il cane, perciò il compromesso funzionava anche per il fatto che non essendo un granché come bocciatore, raramente arrivava alla fine della eliminatoria. Questa volta invece tutto era filato liscio e anche le semifinali erano andate a mille: aveva dominato ed era entrato in finale. Sarebbe stato fra i primi otto della gara! La sera fatidica Evaristo e Battista si presentarono sui campi della San Giorgio, impettito e orgoglioso del risultato conseguito fino a quel momento il giocatore, scodinzolante e particolarmente effervescente, l’accompagnatore, con il Giovanni come “guardiano specializzato”.

Comincia il quarto di finale e l’Evaristo è ancora una volta ispirato: un accosto dietro l’altro a pochi centimetri dal pallino, le poche bocciate indispensabili letteralmente perfette, per l’avversario non c’è scampo, rimane inchiodato a zero mentre Evaristo è già arrivato a nove, Giovanni si entusiasma per il suo amico e allenta la presa sul guinzaglio … e ciò che non doveva accadere, accade. Battista schizza via e si precipita nel campo a inseguire le bocce, tenta di afferrare il boccino, poi derapa con tutte  le unghia ben piantate sul terreno di gioco tanto da lasciare dei binari che neanche la ferrovia all’interno della Falck riesce a tracciare, spinge col muso le bocce più grandi e corre, corre, senza lasciarsi acchiappare: infine quando lo catturano il campo di bocce sembra arato di fresco e il suo costernato padrone viene squalificato.

Non si è riusciti a sapere a quale tipo di carne si dovesse imputare quel profumo d’arrosto che usciva dalla casa dell’Evaristo nei giorni successivi, di certo del Battista, scappato a zampe levate dal bocciodromo, se ne perse ogni traccia.

PILLOLE DI BOCCE
– Lunedì’ 19 ottobre – Malnate – Ripresa Gara Serale individuale A,B,C,D, sospesa a marzo per l’epidemia.

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