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Porto Ceresio | 2 Ottobre 2020

Il sacrificio del carabiniere Roberto Ticli a Porto Ceresio: 30 anni dopo il suo ricordo è ancora vivo

Ieri l'anniversario della tragica scomparsa del militare: presenti alla cerimonia in sua memoria rappresentanti dell'Arma, dell'ANC di Luino e la ex sindaca Santi

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Cadeva nella giornata di ieri – giovedì 1 ottobre – il trentesimo anniversario dei tragici avvenimenti che hanno visto il carabiniere Roberto Ticli soccombere in seguito ai colpi di pistola esplosi da un ricercato fermato nel corso di un controllo nel cuore di Porto Ceresio.

Per ricordare la sua figura è stata celebrata una messa di suffragio nella chiesa dedicata a Sant’Ambrogio e affacciata sulle placide acque del lago di Lugano alla quale erano presenti, oltre ai famigliari, anche rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri – tra cui i comandanti della Compagnia Carabinieri di Varese, il capitano Marco Currao, e della Compagnia di Luino, il capitano Alessandro Volpini e il comandante della stazione di Porto Ceresio, il luogotenente Salvatore Sambataro – e alcuni membri della Polizia di Stato, corpo a cui appartiene Cinzia, la figlia di Ticli. Hanno preso parte alla celebrazione anche alcuni membri della sezione luinese dell’Associazione Nazionale Carabinieri – che reca il nome proprio del carabiniere ucciso -, i vigili del fuoco, gli alpini e la sindaca dimissionaria del paese, Jenny Santi.

A presiedere la celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale è stato don Enrico Carrettoni che, durante l’omelia, ha voluto condividere con i presenti una testimonianza personale di Roberto Ticli, talmente cristallina da far capire a tutti – anche a chi non ha potuto conoscerlo – quanto fosse sollecito e generoso, sia come carabiniere sia come uomo: “Abitava qui (a Porto Ceresio, ndr) con la sua famiglia, in un condominio, e il suo appartamento era vicino a quello di una donna ammalata che io andavo a visitare molto spesso. Alcune volte lo incontravo, lui sapeva delle condizioni di questa donna e, con discrezione, si informava sempre del suo stato di salute e mi diceva: ‘Io sono disponibile, se posso essere utile in qualche modo’. Ecco, la sua disponibilità come uomo rivela quello che era il suo cuore: un cuore buono e generoso che illumina ancora adesso la scelta della professione di carabiniere e lo spirito con il quale serviva la società”.

Poco prima della conclusione – dopo che il presidente della sezione A.N.C. di Luino, Piero Galati, ha recitato la “Preghiera del Carabiniere” – , è stato il luogotenente Sambataro, vice brigadiere all’epoca dei fatti, a prendere la parola per un breve ricordo biografico di Ticli, dando anche lettura della motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria conferitagli nel 1992 e sottolineando come l’amministrazione comunale di Porto Ceresio non abbia mai scordato la figura del giovane carabiniere, intitolandogli anche la via di accesso alla locale stazione dell’Arma.

Di questo sono evidente conferma anche le parole dell’ormai ex prima cittadina Jenny Santi che, visibilmente commossa, si è detta contenta per la grande partecipazione e per la presenza, in modo particolare, delle forze dell’ordine: “Abbiamo voluto dimostrare che l’intera cittadinanza non ha dimenticato il sacrificio del giovane Ticli, e mi auguro che la sua figura possa diventare sempre di più un grande esempio per tutti i ragazzi“.

Il momento di ricordo si è poi concluso con una breve sosta al cimitero del paese, dove è stato posto un omaggio floreale ai piedi della lapide dedicata alla memoria del militare (le cui spoglie riposano nel di Niscemi, in Sicilia): tutti i presenti si sono raccolti in qualche istante di un silenzio pregno di un’emozione che, a distanza di trent’anni da quella tragica giornata, non accenna a diminuire di fronte al ricordo di un uomo che ha sacrificato i propri venticinque anni senza arretrare di fronte al dolore, ma dimostrando coraggio e senso del dovere fino al suo ultimo respiro.

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