Questa breve guida è destinata a tutti gli appassionati di fotografia alle prime armi e completamente a digiuno di ogni nozione riguardante le attrezzature e le tecniche fotografiche, e che quindi non possono essere ancora definiti come “fotoamatori” nel senso profondo del termine.
In particolare è rivolta a coloro che hanno riscoperto la passione per la fotografia in età avanzata, e che quindi si trovano ad affrontare i notevoli cambiamenti introdotti dalla tecnologia digitale, sia nel campo delle attrezzature sia nel modo stesso di fotografare.
Dall’analogico al digitale
Coltivare l’hobby della fotografia durante l’era analogica non era una cosa da tutti; anche se il supporto pellicola non era molto costoso e le fotocamere erano caratterizzate da un prezzo proporzionalmente inferiore rispetto alle odierne digitali, i costi per lo sviluppo e la stampa delle foto incidevano molto sulle possibilità economiche di chi che non praticava la fotografia per lavoro.
Con l’avvento del digitale le cose sono cambiate; i prezzi delle fotocamere hanno subito un netto aumento ma in compenso sono pressoché scomparse le spese di gestione, e cioè quelle per l’acquisto, lo sviluppo e la stampa dei rullini.
La fotografia digitale è un argomento decisamente complesso, ma per sommi capi possiamo dire che la differenza principale con la fotografia analogica consiste innanzitutto nel sistema con cui vengono acquisite le immagini, che non è più la pellicola ma un sensore elettronico composto da una serie di elementi fotosensibili che catturano la luce e la trasmettono a un processore che la converte nel formato digitale.
I requisiti di primaria importanza nelle fotocamere digitali
Le prime nozioni che un principiante deve assolutamente imparare sono quelle relative all’attrezzatura e in particolar modo alla fotocamera stessa. Nel paragrafo precedente abbiamo accennato al sensore di acquisizione delle immagini e al processore, che sono gli elementi centrali di una fotocamera digitale, quindi adesso parleremo dei pixel.
Le ditte produttrici di fotocamere pongono particolare enfasi sul numero di pixel posseduti dal sensore della fotocamera, perché in termini di marketing questo elemento fa una notevole presa sul pubblico dei potenziali acquirenti. Più alto è il numero dei pixel, infatti, e maggiore è la resa in termini di nitidezza, o almeno questo sembra essere l’assioma comune per la maggior parte dei principianti, in realtà questo non è del tutto vero.
Il livello di prestazioni di una fotocamera digitale, infatti, dipende soprattutto dal processore; se quest’ultimo è lento nell’elaborazione dei dati, calano sia la qualità e la nitidezza delle immagini, indipendentemente dal numero dei pixel del sensore, sia le prestazioni della messa a fuoco e della qualità delle immagini in condizioni di scarsa luce.
Di conseguenza un principiante che abbia maturato la decisione di acquistare una fotocamera digitale e voglia operare una scelta consapevole, anche seguendo un consiglio tecnico, deve assolutamente tenere conto di questi fattori e informarsi tanto sulle caratteristiche del sensore quanto su quelle del processore.
I formati del sensore
Un’altra nozione fondamentale, relativa al sensore di acquisizione immagini CMOS, riguarda le sue dimensioni. Nella fotografia analogica la pellicola è disponibile in diversi formati, ognuno dei quali caratterizzato da fotogrammi di specifiche dimensioni; ma il formato più diffuso, adoperato sia in ambito amatoriale sia professionale, è il 135 derivato dal 35mm cinematografico. Nelle pellicole formato 135 la dimensione del singolo fotogramma è un rettangolo di 24 x 36 millimetri, che è diventato il formato standard dei sensori CMOS Full Frame, che tradotto letteralmente significa appunto “piena cornice”.
Esistono però numerosi sensori CMOS di formato diverso, nei quali la cornice rettangolare ha dimensioni inferiori rispetto al Full Frame. Un classico esempio è rappresentato dai sensori APS-C, il cui rettangolo misura 15,7 x 23,6 millimetri e che può subire ulteriori variazioni a seconda della ditta produttrice, come nel caso dell’APS-C e dell’APS-H Canon.
Senza addentrarci troppo nella descrizione degli altri formati, le cui dimensioni si vanno riducendo sempre più fino a un rettangolo di appena 5,76 x 4,49 millimetri nel formato più piccolo, è bene ricordare che i più diffusi sono appunto il 35mm, o Full Frame, e l’APS-C. La distinzione di questi formati è importante per due motivi, il primo di natura tecnica e il secondo di natura economica.
La differenza tecnica sta nel fatto che i sensori APS-C possono inquadrare un’area inferiore rispetto ai sensori Full Frame; se la cosa non crea alcun problema ai fini fotografici, pone però delle limitazioni sull’uso delle ottiche quando si adoperano fotocamere a obiettivi intercambiabili. L’angolo di campo dell’obiettivo, infatti, si restringe ulteriormente sui sensori APS-C, per cui è leggermente inferiore rispetto a quello della lunghezza focale nominale dell’ottica.
Da questo fattore deriva conseguentemente la differenza economica: le fotocamere che montano sensori di formato APS-C, essendo soggette a questa limitazione, hanno un costo inferiore rispetto a quelle dotate di sensori Full Frame, e sono anche limitate all’uso amatoriale.
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