(A cura di Mauro della Porta Raffo) 150 mila cavalli sommergono di letame la futura Grande Mela. Siamo a New York e corre il 1880. In città, all’incirca 150 mila cavalli.
Non è forse il cavallo a vent’anni da fine Ottocento, se non l’unico, il mezzo più facile e disponibile per spostarsi? Ora, ogni nobile destriero (anche quello non nobile, invero) ‘produce’ mediamente dieci chili di cacca al giorno e un, al confronto trascurabile, litro di urina. Dove metterla? La si accumulava.
Al punto tale che un quotidiano annunciò che presto in qualche zona cittadina le feci equine avrebbero raggiunto il terzo piano delle case. Conseguenze serie per la salute (anche per via dei molti cavalli morti le cui carcasse venivano lasciate in giro a marcire) tanto che si arrivò a contare all’incirca 20 mila decessi l’anno per le derivanti malattie. (Parliamo di New York ma non è che altrove le cose andassero meglio, salvo laddove essendo minore il totale dei cittadini, meno numerosi erano i cavalli).
Tavole rotonde, congressi, ricerche, grandi urbanisti impegnati, non portarono da nessuna parte. Non si poteva impedire alla gente di spostarsi, alle merci di circolare, per necessità, ai cavalli di lavorare al servizio dell’uomo. Nessuna soluzione possibile… Nessuna neppure immaginabile… Si sarebbe detto, ma a quegli stessi tempi qualcuno stava pensando a un veicolo a motore. Quanti saranno oggi i cavalli a New York, viene a questo punto da chiedere?
© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0