Nei giorni scorsi il team del Centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia dell’Università dell’Insubria ha ripreso le attività con un importante lavoro in Piemonte, nella Cripta della settecentesca Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vercelli, sotto la quale, un’antica leggenda racconta che scorrerebbe un “fiume di ossa”.
Lo scopo della ricerca, guidata da Marta Licata, coordinatrice di dottorandi e borsisti, è quello di eseguire le analisi e le indagini macroscopiche sugli inumati della chiesa, al fine di redigere uno studio antropologico e paleopatologico che aiuterà a svelare aspetti altrimenti inesplorabili dell’antica popolazione.
Anche sul nostro territorio sono riprese le attività di ricerca: in particolare, nel sito adiacente alla Chiesetta di San Biagio a Cittiglio sono ripresi gli scavi: questa nuova campagna di lavori concluderà l’esplorazione che, iniziata alcuni anni fa, ha fornito un’imponente quantità di informazioni sull’antropologia degli antichi abitanti della Valcuvia.
Con i fondi ottenuti sono inoltre ripresi gli scavi e lo studio degli scheletri scoperti nell’area cimiteriale di Sant’Agostino in Caravate, operazione condotta in collaborazione con il Comune. Per i siti di Cittiglio, di Caravate e di altre località si apre anche una prospettiva di fruizione sia di tipo museale, con il supporto del professor Andrea Spiriti, sia turistica, grazie al finanziamento ottenuto con il progetto “Valcuvia”.
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