Luino | 17 Settembre 2020

Frontalieri e italiani residenti in Ticino, Pellicini (Luino): “In atto una pulizia etnica amministrativa”

Toni forti del sindaco uscente contro il Dipartimento delle istituzioni guidato da Gobbi: "Connazionali perquisiti nelle loro abitazioni, autorità devono protestare"

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Lo scorso 3 settembre, nel corso della trasmissione della Radiotelevisione svizzera “Falò” è andato in onda un servizio dal quale è emersa la grande difficoltà per gli stranieri residenti in Canton Ticino nel rinnovo dei permessi di soggiorno da parte dell’Ufficio della migrazione (che dipende dal Dipartimento delle istituzioni).

Alcuni testimoni intervistati hanno affermato di essersi visti rifiutare il permesso B – quello per stranieri che vogliono fare del Ticino il centro primario della loro vita – o il permesso  G, quello dei frontalieri. Nel primo caso ciò ha significato, per molti, il dover abbandonare in un mese sia il posto di lavoro sia l’abitazione.

Le motivazioni alla base del rifiuto sembrano essere principalmente due, ovvero le “residenze fittizie” e la fedina penale. Per quanto riguarda il primo dei due motivi, a quanto risulta anche da un articolo pubblicato sulla testata Business Insider, molti cittadini anche italiani – che vivono nel cantone elvetico si sono visti perquisire le proprie case dalla Polizia, spesso appostata anche all’esterno in varie ore del giorno per verificarne l’effettiva presenza nei propri domicili. I rapporti che, successivamente, le forze di polizia inviano al Dipartimento delle istituzioni – guidato da Norman Gobbi, esponente della Lega dei Ticinesi, il partito politico che fa dello slogan “Padroni in casa nostra” la sua caratteristica fondante – si rivelano essenziali per il mancato rinnovo del permesso di soggiorno.

A tal proposito, rifacendosi proprio al servizio mandato in onda da “Falò”, il sindaco uscente di Luino, Andrea Pellicini, è intervenuto duramente e con parole forti tramite una nota stampa che riportiamo di seguito integralmente.

“Il Dipartimento delle istituzioni del governo ticinese, guidato da Norman Gobbi, politico della Lega dei Ticinesi, ha messo in pratica una vera e propria ‘caccia alle streghe’ nei confronti dei cittadini italiani che vivono in Ticino e nei confronti dei frontalieri.

L’ufficio stranieri che dipende dal Dipartimento di Gobbi sta attuando una politica di ‘pulizia etnica amministrativa’ nei confronti dei nostri connazionali, respingendo moltissime richieste di rinnovo di permessi B e C, ma anche di permessi G per frontalieri. Non lo diciamo solo noi, ma anche molti partiti ticinesi che non si riconoscono nei metodi da stato di polizia usati dal Dipartimento di Gobbi.

I nostri connazionali, soprattutto quelli che da molti anni hanno fissato in Ticino il centro della loro vita, vengono setacciati e fatti oggetto di perquisizioni all’interno delle loro abitazioni, perché la Polizia mira a verificare se vivono realmente in Ticino. Vi sono vere e proprie violazioni della privacy. Questi rapporti della polizia fanno scattare i dinieghi dei rinnovi dei permessi, con pregiudizio enorme per la vita di moltissime famiglie, molte delle quali non hanno le risorse economiche per fare ricorso.

Non è possibile tollerare questi metodi. Le nostre autorità statali e regionali devono far sentire la loro ferma protesta. Bisogna intervenire al più presto a difesa dei nostri connazionali per far cessare questi palesi abusi nell’interpretazione della legge“.

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