Luino | 7 Settembre 2020

Luino, “La grande assenza in questa campagna elettorale: clima, paesaggio e partiti”

Dall'Osservatorio "Felice Cavallotti" una critica, con una lunga analisi socio-politica, rivolta alle liste che si stanno contendendo Palazzo Serbelloni

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(A cura dell’Osservatorio “Felice Cavallotti”) Chi è stato fino ad oggi l’assente di questa “presidiatissima” campagna elettorale? Il clima, il paesaggio e i partiti.

Tre realtà involontariamente ignorate o solo sfiorate. Le prime due solo sfiorate, separandole dal comune contesto causale e subito dopo scimmiottate rinchiudendole in una forviante trattazione superficiale (concetti complessi che, deviati dalla loro complessità, vengono ridotti e corrotti incrinando la loro struttura valoriale) attraverso alcune scollegate proposte di intervento, enfatizzate strumentalmente, con qualche progetto solitario sempre governato da precisi interessi. La terza realtà – i partiti nel loro inevitabile ruolo istituzionale e razionale di governo- viene completamente ignorata come se non esistesse, oppure evitata perché identificata come il male assoluto, localmente colpevole di tutte le inadempienze innovative della città.

Condizione effettivamente inevitabile: una trattazione sistemica delle tre realtà avrebbe causato, per la loro stretta imbarazzante complementarietà, un inciampo alla “provinciale” logica politica locale percepibile da tutti.

Un imbarazzo certamente inevitabile, visto che le tre realtà sono tra loro legate da un filo sottile di causa-effetto. Un filo, talmente tanto sottile, che le costringe continuamente a doversi ri-definire, a dipendenza delle forze e delle possibili potenze (apparati istituzionali, partiti, reti associative, esperienze esistenziali, elaborazioni filosofiche e scientifiche ecc.) che vengono messe in gioco. Un gioco dialettico, non necessariamente sereno, che inizia con elaborazioni interpretative in modo di arrivare ad assegnare alle tre realtà un (dinamico e mutevole) significato e un valore di senso comune determinante le politiche di custodia e mutazione. Un senso comune che può essere definito e aggiudicato solamente attraverso una ricerca giustificata (risultato di egemonia: confronto tra forze che si contrappongono) e applicativa (dispositivi culturali, esperienze esistenziali e riforme istituzionali) sostenuta da potenze di determinazione (ri)qualificanti dell’applicazione corretta del principio mezzo-fine.

La determinazione e la correttezza dell’applicazione di questo principio è quello che troppo spesso purtroppo manca in economia, ma soprattutto in quella politica decisionista lontana dai luoghi congressuali e relazionali: sapere cos’è un mezzo strumentale (non necessariamente materiale);  quale è e quant’è la sua forza d’attuazione e d’impatto sull’intero sistema ecologico-sociale-ambientale; quale fine questo principio, pensiero/azione, vuole rappresentare per raggiungere quel livello di felice co-abitazione, sono domande e risposte auspicabili per dare un senso di apertura a quella porta che dovrà immetterci nel prossimo futuro.

Il clima, in questa trilogia, è sicuramente il fine; il paesaggio è lo strumento e pertanto il mezzo; i partiti (1) – in permanente relazione e permeabilità con la società civile – sono la potenza, la forza dialettica necessaria di “contrapposizione” per articolare il “giusto senso” e la conseguente giurisprudenza (leggi e strumenti di attuazione) sulle cose da governare, insomma l’introduzione e il controllo del “quanto basta” al fine di riuscire a soddisfare quel livello di necessità garante di una felice esistenza quotidiana.

Si sta dunque parlando di condizioni (fini-mezzi-potenza) diversamente caratterizzabili a dipendenza della potenza esercitabile dalle relazioni politiche e sociali, da quelle forme comportamentali che esprimono e qualificano il “come” del co-abitare, del condividere nella/della politica.

La campagna elettorale luinese (sino ad ora) sembra però vergognarsi di questa realtà di co-abitazione, nasconde e rende liquidi i partiti, li vuole “dimenticare”, continua ad occultarne l’importanza, lasciando ingovernato e vuoto il ruolo e lo spazio a loro assegnato dalla Costituzione.

Credo che sia sufficiente sostituirli con effimere coalizioni di singole personalità, facendo finta o dimenticandosi proprio che i partiti sono l’anima, lo strumento principale e insostituibile per l’applicazione e l’attuazione del testo della Costituzione Italiana. Questa dimenticanza e carenza non fanno altro che caricare e costringere il peso delle scelte future su delle singole e indifese personalità o compagini consigliari. Queste figure, a loro volta, non potranno e non riusciranno, visto la loro incerta e debole collegiale rappresentatività negli apparati alti della politica, ad evitare di cadere nella ricattatoria tecnocrazia dell’autorità esclusa. Si troveranno senza nessuna protezione e con scarsi strumenti ad affrontare i poteri forti degli interessi economici ormai difficilmente riconoscibili e localizzabili territorialmente (cordate di capitali finanziari o di prestanomi ben integrati negli apparati e lubrificati dai sistemi legislativi).

Questa dispersione di potenza dell’atto velante della politica locale può, tuttalpiù, mediare in difetto; mediare senza però riuscire ad invertire radicalmente (perché questo bisognerebbe fare: invertire radicalmente la rotta) le tendenze di mutazione e di predisposizione di quel senso comune fabbricatore del paesaggio difensore del clima.

Avere voluto evitare questa forma di lettura (non solo questa trilogia) di connessione e complementarietà, a favore di una discussione settoriale parzializzata e banalizzata con proposte di intervento singole e puntuali, ignorando, volutamente, di preoccuparsi di contribuire ad organizzare la reale macchina e i suoi apparati deliberativi, vuol dire allentare e confondere l’importanza dei meccanismi costituenti ed educanti produttrici di senso presenti e definiti nella Costituzione Italiana. Conferma un non voler agire sistemicamente ad una educazione graffiante dell’anima (bene) Comune.

Di fatto, aver deciso di governare, percorrendo una politica di delega, affrontando le prossime delibere governative, il nostro avvenire, senza pensare di rivedere e rinforzare le modalità di formazione della potenza costituente necessaria (individuare i ruoli e l’organizzazione dei partiti a livello locale riconsegnandoli al loro unico destino di sintesi, di coesione sociale e di relazione istituzionale) per correggere e rendere coerente i dispositivi/apparati politici civili e la loro opportuna strumentazione con la Costituzione, vuol dire presentarsi in debolezza davanti al potere tecnocrate esercitato dal mercato. Vuol dire inciampare e assuefarsi in una economia abulica del profitto; una economia che costringe ad un “consumo dei desideri” fabbricabili con sempre più costosi dispositivi tecnici, strumenti di produzione materiali e immateriali che non richiedono altro salvo il loro continuo superarsi: intervenire in loro soccorso con nuovi e supplementari mezzi tecnici supportati da un nuovo pensiero che può facilmente, per debolezza politica, corrompere il senso vero dell’agire, confondendoli ideologicamente e presentandoli, a loro volta, come il vero ed unico fine.

Qui finisce la politica del senso, del “quanto basta”, ed inizia l’era politica della tecnica archiviando la Costituzione Italiana:

– I partiti sono dei dispositivi organici indispensabili per applicare la nostra Costituzione, non se ne può fare a meno, salvo cambiarla. Personalmente non sono propenso a cambiarla, pertanto: dovranno essere i partiti a dover essere migliorati e rivisitati. Ignorando i partiti e il loro ruolo costituzionale si corrompe l’effettualità della Costituzione.
– Per autorità esclusa intendo i partiti dimenticati localmente che verranno ritrovati come macigni senza obblighi e legami, come unici Enti con facoltà legislativa e deliberativa nelle istituzioni Regionali e Nazionale.

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