Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata dal Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali, dedicata a nuovi documenti inerenti il celebre furto della Gioconda al Louvre di Parigi, nel giorno del centenario del clamoroso episodio, in parte ancora avvolto nel mistero, che verrà ricordato questa sera a Dumenza con un evento speciale.
La rivisitazione storica del clamoroso furto della Gioconda, avvenuto nell’agosto del 1911 nel Museo del Louvre, capovolge una consolidata narrazione incentrata su Vincenzo Peruggia, ideatore e realizzatore del furto.
Il Peruggia non entrò mai al Louvre, non rubò la Gioconda; altri due italiani attuarono il forzoso prelievo del capolavoro di Leonardo. Silvano Vinceti, responsabile della rivisitazione storica ha dichiarato: “[….] ogni narrazione storica perché sia fondata si deve basare su documenti originali. Gli allegati sono le riproduzioni di stralci dell’interrogatorio di Vincenzo Peruggia da parte dell’abile ispettore francese Vignolè ; l’unico serio interrogatorio a cui venne sottoposto il Peruggia stranamente non utilizzato dal procuratore delle Repubblica che istruì il processo che si tenne a Firenze nella primavera del 1914″.
Tre sono gli elementi che escludono che il Peruggia rubò la Gioconda, secondo il responsabile della rivistazione: “I primi sono inerenti alla dichiarazione del Peruggia che nella Sala Carrè dove si trovava la Gioconda non c’era nessuno. Si tratta di una dichiarazione falsa dato che il Vignolè risponde con testimonianze giurate di presenze di due operai e di altri che passarono in quell’arco di tempo, 7,30-8 del 21 agosto, in cui il Peruggia dichiara di avere rubato la Gioconda. Il secondo elemento concerne la risposta alla domanda dell’ispettore inerente a quel che fece dopo aver rubato la Gioconda. La risposta è eclatante e indicativa, ‘sono uscito dal Louvre con il quadro ravvolto nella blouse‘. Si da il caso che il dipinto è su legno. Il terzo elemento inerisce un interrogatorio eseguito dalla polizia parigina al funzionario del Louvre che ritrovò la cornice della Gioconda. Dichiarò che la cornice aveva chiare e visibili impronte digitali, passarono poche ore e qualche d’uno fece sparire le impronte. Ovvio che la cancellazione fu opera di interni al Louvre per evitare che tramite l’esame delle impronte digitali risalissero agli esecutori del furto, i fratelli Michele e Vincenzo Lancellotti di Cadero (Varese) amici del Peruggia ..”.
In allegato i documenti citati a sostegno delle nuove tesi. Nei primi due documenti originali sono stati cerchiate in rosso le domande e le risposte date dal Peruggia all’ispettore francese. Nel terzo solo la risposta del Peruggia.
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