(A cura di Cesi Colli) La pandemia ha stravolto le tradizioni e riti ormai consolidati anche della nostra comunità di Bedero-Masciago.
Alla fine del mese di agosto, per il settimo anno consecutivo, numerosi ecuadoriani, provenienti da tutta la Lombardia e dall’Emilia, avrebbero dovuto ritrovarsi a Bedero Valcuvia per festeggiare la loro Madonna: la “Virgen del Cisne”. L’amara realtà del Covid ha stravolto la programmazione della festa: è accaduto e concretamente ne hanno preso atto.
Il parroco di Bedero, don Stefano, inoltre, è in attesa di trasferirsi a nuova parrocchia, quindi proteso verso il nuovo incarico. Sembrava proprio che tutto congiurasse perché la festa andasse a monte. Non è stato così, anche se i festeggiamenti si sono svolti in tono minore, limitandosi alla celebrazione della S. Messa, senza la presenza degli ottocento e più ecuadoriani, senza la processione con la statua della Virgen portata a spalla per le vie del paese, senza il ricco e tipico pranzo nel campo sportivo di Bedero, seguito da danze folcloristiche caratteristiche, alla presenza del vice-console dell’Ecuador.
La celebrazione di questa festa è importante perché i latinoamericani si ritrovano fra loro, possono parlare la loro lingua e al tempo stesso relazionarsi con i bederesi, condividendo momenti di preghiera e, (fatto da non trascurare!) in quanto tempo di forte convivialità, anche i piatti tipici della loro terra. Un incontro non solamente all’insegna del reciproco rispetto, bensì, in senso più radicale, un momento che può diventare un’autentica esperienza di amicizia.
Don Stefano, con la solita partecipazione ed il solito entusiasmo, ha risposto affermativamente alla richiesta di celebrare in spagnolo una S. Messa nella chiesa parrocchiale di S. Ilario in onore della “Virgen”: non è la sua madrelingua, ma gli è bastato un po’ di esercizio per fare un’ottima figura! Causa la partecipazione contingentata dei fedeli, in chiesa erano presenti solo una quarantina di persone.
Si sono potute apprezzare le differenze nell’officiare il rito: il clima gioioso della celebrazione, la fede viva di tutta l’assemblea, la bravura nell’intonare canti molto…“colorati”, che vanno considerati una ricchezza perché, raccontando una cultura diversa dalla nostra, diventano per noi un’opportunità di crescita. È notevole il modo in cui questi nostri fratelli esprimono la fede: con entusiasmo, vivacità, attraverso una partecipazione anche esteriormente più esuberante rispetto alla nostra, che ci fa toccare con mano le diverse modalità di espressione della fede cristiana e, soprattutto, la ricchezza spirituale che anima queste persone provenienti da paesi lontani.
Gli ecuadoriani sono legati in maniera profonda alla venerata effigie della Vergine del Cisne, apparsa in questa località nel 1594, come solo un figlio devoto sa fare con la propria amorevole madre.
Anche se quest’anno non si è potuta rispettare integralmente la tradizione, si spera di poterla ripristinare il prossimo anno, anche se, senza la presenza di don Stefano, gli organizzatori della festa dubitano di potere raggiungere gli stessi risultati! Sono però certi di potere sempre rivolgersi a colui che rimarrà il loro “parroco”, sapendo di avere in lui anche un Amico. Per il momento lo ringraziano vivamente per avere sempre sostenuto e valorizzato questa festa, che esprime coesione e condivisione e con la quale affermano e alimentano la loro fede.
La speranza, come ha affermato nell’omelia don Stefano, è che “la Madonna del Cisne ascolti ed esaudisca le preghiere che le sono state innalzate… per la salute nostra e dei nostri cari… per la concordia dentro e attorno le nostre famiglie… per la soluzione dei problemi economici o lavorativi che ci affliggono…Ma soprattutto la Madonna ci insegni a vivere i nostri dolori e i nostri guai non come momenti di disgrazia e di fallimento che producono solo angoscia, ma come vere opportunità, come occasioni di grazia per seminare vita”.
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