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Varese | 9 Agosto 2020

Terra di leggende, il Regno delle Bocce: “Alt e Moll”

Due campi di bocce abbandonati in Valtravaglia, i ricordi di un tempo di un gruppo di amici e un soprannome particolare nell'ultimo racconto di Roberto Bramani Araldi

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Articolo a cura di Roberto Bramani Araldi) Per Paolo e Maurizio era diventato un pellegrinaggio rituale l’uscire di casa alle prime ore del mattino, incontrarsi per strada in un punto convenuto e, assieme come vecchi commilitoni, avviarsi al bar annesso al ristorante per sedersi all’aperto, se il tempo lo concedeva, oppure di fronte al bancone che torreggiava sornione sul locale e su di loro, naturalmente. E parlavano, parlavano di tutto e di nulla, dei pettegolezzi che erano riusciti a catturare in giro, oppure delle storie del passato, un po’ ripetitive, è vero, ma ravvivate dal piacere di evocarle, di arricchirle sovente di particolari forse dimenticati, forse inventati. Non lo sapevano neppure loro dove fosse il confine fra la migrazione nella fantasia e il far tornare a galla la realtà, ma sembravano crederci con convinzione, assaporando il gusto dell’avvenimento spolverato e ripulito, tanto da apparire di grande attualità.

Quel giorno il locale era chiuso, forse per ferie o per qualche imprevisto, così dovettero emigrare in un altro esercizio. Era agosto, l’aria innaturalmente fresca, stante la stagione, anche troppo frizzante per la loro età, ma gradevole dopo l’afa dei giorni precedenti, li avvolgeva mentre si apprestavano a raggiungere un tavolino ove consumare una frugale colazione. Solo che, una volta raggiunto l’interno, lo sguardo di Maurizio intravide, attraverso un pertugio fra l’uscio e la veranda, qualcosa che attirò la sua attenzione e, preso per un braccio Paolo, lo trascinò letteralmente verso una recinzione malandata sul limitare del ristorante.

“Vieni – disse – che dobbiamo vedere qualcosa che ci appartiene” e si avvicinarono così al limite esterno della rete metallica. “Ma cosa mi vuoi mostrare – protestò Paolo – ci sono solo erbacce, qualche vecchia asse, forse marcita, e dei bordi in cemento: figurati che bello spettacolo!”

“Vedi – riprese Maurizio – questi sono i residui di quelli che erano i due campi di bocce, qui nella Valtravaglia, dove giocavamo anche noi, solo nel fine settimana e durante le vacanze, però, poiché lavoravamo ancora e non potevamo frequentarli nei pomeriggi feriali dovendo andare in ufficio. Ti ricordi le partite interminabili! Si cominciava alle due e si finiva per cena, con sfide accanite dove nessuno voleva perdere quasi ci stessimo giocando la medaglia d’oro alle Olimpiadi.”

“Hai ragione, non mi rammentavo più, sono talmente abbandonati che sono irriconoscibili. Quanto tempo è passato! Nulla è come adesso, le bocce erano di legno, spesso sformate, ma che importava? Ci divertivamo da matti. E le battute da caserma, poi, erano il sale sulle pietanze”, replicò Paolo.

Quanti personaggi, quante personalità! Il dentista, per esempio, che quella volta che doveva colpire una boccia del nemico, in mezzo ad altre della sua squadra molto vicine al pallino, prese la sua per bocciare, sentenziando che l’avrebbe lanciata alt e mòll: si avvicinò alla riga e la fece salire in alto, molto in alto, quasi senza forza. E la boccia rotolò lentamente sul terreno appoggiandosi con dolcezza a quella che teneva il punto, allontanandola di quel tanto per ottenere non solo i due punti possibili, ma anche un  terzo derivato da quest’ultima che si era fermata quasi al posto di quella dell’avversario”.

“È vero, ora che mi racconti, mi ricordo perfettamente l’episodio, tanto che ogni bocciata con quello stile la chiamavamo alt e mòll, ma non solo, anche il dentista venne soprannominato con quell’appellativo, che lui non amava poi in modo viscerale.”

“Certo, proprio così, era diventato uno dei nostri modi di dire, il nostro lessico familiare, quasi la personificazione delle escursioni letterarie di Natalia Ginzburg, nel cui libro afferma che avrebbe potuto riconoscere nel buio di una grotta fra milioni di persone i fratelli, solo che qualcuno di loro avesse usato una delle locuzioni abituali della famiglia. Così era per noi. Ovunque fossimo andati, sentendo pronunciare alt e mòll avremmo individuato Mario, il dentista, non avremmo potuto sbagliarci!”

Il barista chiama, i cappucci e i cornetti sono pronti: Maurizio e Paolo si siedono e mentre sbocconcellano fanno a gara a ricordare episodi di un tempo neppure tanto lontano, ma che sembra appartenere ad un’altra era. Là fuori c’è solo una distesa di erbacce su un terreno incolto e solo con l’immaginazione si può credere che furono campi di bocce, dove un gruppo di amici effervescente si esercitava e coniava, con gioia, un suo lessico familiare che avrebbe permesso di riconoscersi sempre, ovunque si fossero trovati.

PILLOLE DI BOCCE

Settimana 10 agosto – Solbiate – Prosegue il 9° Torneo Promozionale coppia AC – BB – inferiori. Finali 28 agosto ore 18 e 20.

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