Alto Varesotto | 14 Luglio 2020

Alto Varesotto, dissesto idrogeologico: fondi e un tavolo di confronto per migliorare la sicurezza

Ancora tante preoccupazioni, dalla Veddasca alla Valdumentina, dopo l'ultimo nubifragio. Armio e la Sp6 le priorità, ma i Comuni da soli non possono farcela

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Le piogge alluvionali tra frequenza e intensità sono ormai diventate quasi indecifrabili ma, allo stesso tempo, sono potenzialmente sempre più pericolose. E soprattutto, ad ogni ondata di maltempo lasciano il loro segno sul territorio dell’alto Varesotto, dove sono diversi i paesi in cui da tempo viene rilanciata l’attenzione sul problema del dissesto idrogeologico, e su tutte, le questioni in materia di prevenzione e sicurezza che rientrano in questo filone.

Tra questi c’è anche Dumenza, Comune che soffre di serie problematiche sul versante della strada provinciale 6 – quella che conduce a Curiglia con Monteviasco – dove ad ogni ondata di maltempo scatta puntualmente l’allarme per la caduta di piante in mezzo alla strada e per gli smottamenti.

Tra le principali cause delle criticità, come ha ricordato nei giorni scorsi il sindaco Corrado Nazario Moro, tramite le pagine de La Prealpina, c’è l’incuria dei boschi privati, trascurati a tal punto da impedire una corretta canalizzazione delle acque, che scorrono con violenza creando vortici di pietrame e detriti in grado di produrre danni importanti, gli stessi che – dopo i fenomeni di inizio giugno – tengono ancora in pensiero diverse amministrazioni, in particolare in Valceresio con i casi di Lavena Ponte Tresa e Brusimpiano, ancora freschi nella memoria di tutti i cittadini a seguito delle immagini e dei video che per giorni hanno fatto il giro delle bacheche Facebook.

“La Provincia, con il consigliere delegato alla Viabilità, Marco Magrini, si è resa disponibile per darci una mano con un primo lotto di lavori“, ha spiegato Moro attraverso le pagine del quotidiano per quanto riguarda la strada provinciale, rimarcando un’altra difficoltà che limita i margini d’azione dei singoli Comuni: l’impatto economico degli interventi. L’appoggio degli enti superiori resta dunque fondamentale per affrontare le dinamiche di prevenzione nel modo corretto, e a ciò si aggiunge anche la proposta – che pare aver già convinto diversi amministratori della valle – di istituire un tavolo di confronto dedicato esclusivamente al tema, avanzata dal sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera.

Proprio a Maccagno, per citare un altro esempio, le piogge che gonfiano il Giona hanno già mostrato in più occasioni la loro forza corrosiva, lasciandone i segni con evidenti crepe in diverse abitazioni di Armio. Ma la criticità è temuta in tutta la valle e già lo scorso maggio il sindaco Passera ha annunciato lavori di pulizia del torrente, di competenza regionale, per l’asportazione di circa 23mila metri cubi di terra e sassi.

Lavori che prenderanno il via con l’inizio di settembre ma che non saranno certo risolutivi, considerando la portata dell’argomento. “Non possiamo parlare di rilancio del territorio, sviluppo della montagna e lavorare per fare rimanere le persone ad abitare nelle nostre valli e magari attrarne altri – ha spiegato Passera, sempre tramite La Prealpina – dovendo fare i conti con queste fragilità”.

(Foto di copertina © Marino Foina)

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