Caravate | 9 Giugno 2020

La famiglia Passionista di Caravate saluta Padre Filippo Astori

Il religioso si trasferirà in provincia di Torino. Il grazie commosso dei laici "per la presenza umile ma incisiva e per lo sguardo che fa sentire accolto e capito"

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(articolo a cura di Giulia Carrillo) Le note distintive di padre Filippo, che balzano agli occhi appena lo vedi, sono il sorriso che illumina il volto e gli occhi azzurri, limpidi e profondi. Uno sguardo che ti entra nell’anima e ti porta a sentirti avvolto dall’amore di Gesù.

Padre Filippo Astori nasce il 23 maggio del ’44 a Grantola, ma, non essendo ancora Comune, risulta nato a Montegrino. Grazie allo zio, parroco del paese, che chiama i Padri Passionisti per una settimana di missione in parrocchia (confessioni e predicazione) s’innamora del carisma della Congregazione e decide di farsi religioso passionista all’età di diciannove anni. A ventisette diventa sacerdote.

È missionario in Terra Santa a Betania dal 1968 al 1989; torna in Italia per qualche anno, poi parte per il Kenya, dove vi resta quattordici anni, sperando di finire lì i suoi giorni, tanto sente nel cuore l’amore per questa terra e i suoi abitanti. I piani di Dio, però, lo riportano in Italia. Qui, al convento di Caravate, trascorre un primo periodo di cinque mesi nel 2015 e ci pare subito un dono.

Ma si sa com’è la vita dei religiosi, possono essere spostati da un momento all’altro e così è stato. Fummo così costretti a salutarlo e si trasferì all’Argentario, luogo in cui sorse il primo convento passionista e il primo seminario, fondati da S. Paolo della Croce. L’8 settembre del 1721, infatti, grazie ad una chiamata della Vergine che lo invitava espressamente a fermarsi lì, il santo ebbe il coraggio di sfidare quel territorio ostile, allora malsano e terra di briganti, perché diceva: “Questa montagna invita le anime a staccasi dalla terra per salire a Dio”. Ancora oggi è possibile soggiornarvi e visitare la cella del Santo e quelle dei suoi monaci.

Ma ecco che, nel marzo del 2017, è purtroppo per una malattia che padre Filippo torna da noi. Questi tre anni di vissuti a Caravate hanno portato grazie e frutti a tutti quelli che lo hanno incontrato e soprattutto a noi laici passionisti, che ci siamo lasciati condurre da lui alla scoperta della profonda meraviglia della passione, morte e resurrezione di Cristo. Quando gli confessi le tue angustie e i tuoi dolori, lui ti ascolta, senza dire nulla, sembra che stia pensando ad altro, ma quando finisci di parlare, dopo un po’ di silenzio, se ne esce con una frase che ti spiazza, una soluzione inaspettata…e capisci che oltre a te era in ascolto dello Spirito Santo.

Ora ci lascia ancora una volta per la sua nuova destinazione: Pianezza, nel convento di S. Pancrazio, luogo di cura per chi non è più autosufficiente o ha problemi di salute.

Ognuno di noi laici passionisti ha scritto in un libretto due righe di saluto e ringraziamento, accennando alla propria esperienza di cammino, alternate a testi di canzoni tratte dal musical su S. Paolo della Croce. È stato il nostro regalo per lui:

“Caro Padre sei stato per noi un faro per la tua presenza umile ma incisiva…”.
“Grazie per il tuo sguardo che non giudica mai e ti fa sentire accolto e capito…”.
“Sei stato, nel momento più doloroso della mia vita, la parola che mi ha permesso di andare avanti…”.
“Desidero dirti che nei tuoi occhi Gesù passa, si ferma, perdona e benedice…”.
“Quando sono diventato io insegnante, tu hai smesso di parlare, e sedendoti tra gli alunni, mi hai insegnato l’umiltà”.

Alla mia domanda: “Ti rivedremo ancora qui padre?”, la sua risposta è stata: “Spero di sì, forse, ma siamo nelle mani di Dio”.

La presenza di padre Filippo ci ha formati, spronati, rassicurati e amati di quell’amore che non può che provenire da Cristo: questa consapevolezza è una vera crescita.

Purtroppo, nonostante le mascherine, non abbiamo potuto abbracciarlo, causa coronavirus, ma i nostri sguardi dicevano quello che ci suggeriva il cuore: “Da Caravate è passato Gesù… Grazie, Padre Filippo, auguri per la tua prossima destinazione e… a presto!”

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