Laveno Mombello | 1 Giugno 2020

Laveno Mombello dopo il lockdown: la comunità riparte tra gioia del presente e incertezze del futuro

I commercianti riaprono i propri negozi attrezzandosi per accogliere in totale sicurezza i clienti che si riappropriano degli spazi messi nuovamente a disposizione

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A due settimane dall’inizio della fase 2 i commercianti di Laveno Mombello hanno gradualmente riaperto i propri negozi, felici di poter nuovamente accogliere i clienti in totale sicurezza. Il paese lacustre rimane, osservando i dati che giornalmente fotografano la situazione del contagio nella Provincia di Varese, uno dei più colpiti dal virus nell’alto Varesotto ed è nella RSA “Menotti Bassani” che si registra il maggior numero di casi; la situazione rimane comunque sotto controllo.

Intanto in paese la vita dei piccoli negozi è piano piano tornata alla normalità; con modalità diverse dovute alle specificità e necessità dei singoli, tutti i commercianti hanno adattato i propri spazi alle nuove norme di ricezione del pubblico, chi creando percorsi distinti di entrata e uscita per direzionare i clienti e quasi tutti dotandosi di plexiglass e gel disinfettanti posizionati all’ingresso per permettere ai clienti di acquistare ed usufruire dei servizi in totale sicurezza. É rincuorante sapere che la maggior parte degli avventori rispetta le nuove regole; tuttavia non mancano di manifestarsi sporadici episodi di persone sprovviste dei dispositivi di protezione richiesti, lamentando un eccessivo controllo.

Estetisti e parrucchieri, la cui riapertura prevista per il primo giugno è stata poi anticipata al 18 maggio, seguono regole molto ferree nell’accogliere e trattare i clienti: kit personali contenenti asciugamani e mantelline, forbici, limette e mascherine, il tutto in un’atmosfera quasi surreale che in ogni caso asseconda il desiderio dei clienti di tornare ad occuparsi del proprio benessere fisico. Manca però quella convivialità che caratterizzava l’incontro tra persone che rendeva le ore trascorse in negozio occasione di confronto e di dialogo; mascherine e visiere ci proteggono, ma è difficile ritrovare quella connessione che sembra, a oggi, molto lontana.

Per strada si notano lunghe code fuori dai negozi di ogni genere: ferramenta, macellaio, abbigliamento, alimentari; i tavolini dei bar disposti sui marciapiedi si riappropriano di nuovo degli spazi antistanti l’ingresso e la gente li anima con le chiacchiere davanti ad un caffè, istantanee di momenti di socialità che in questi mesi avevamo quasi scordato. Insomma, la voglia di riprendersi gli spazi fino a poco tempo fa interdetti è tanta, ma il sospetto che questo riavvicinamento ai negozi di paese, più intimi e dall’aria famigliare, sia solo una condizione transitoria dettata dalla paura del contagio e dall’impossibilità di recarsi in altri luoghi, è tangibile.

Sicurezza è la parola che ha accompagnato l’intero tour tra i negozi: la diffidenza verso i grandi centri commerciali, presi d’assalto nella normalità pre Covid-19, ha contribuito certamente al riavvicinamento alle attività di paese, tanto desiderato e ormai insperato in questi ultimi anni, che hanno dimostrato una particolare attenzione alla sicurezza dei clienti; ma prevedere come la situazione evolverà è difficile e molti temono che questa sia solo una “bolla”, che piano piano la gente si dimenticherà del “piccolo”, tornando a favorire i grandi centri. C’è invece chi ripone molta fiducia nel momento che stiamo vivendo, pensando anche agli stranieri e ai proprietari delle seconde case site nel territorio lavenese che probabilmente preferiranno trascorrere le vacanze in luoghi come il nostro favorendo quindi un turismo più locale.

Chi nei mesi precedenti ha cercato di mantenere un contatto con i propri clienti, organizzando consegne a domicilio, “incontri” sui social, è stato sicuramente premiato da questo ritorno alla libertà, ma non per tutti è stato possibile organizzare vendite da remoto oppure offrire una sostanziale continuità dei servizi proposti sino all’inizio dell’emergenza; resta comunque da chiedersi in che modo (e se) questa pandemia abbia modificato, nella parte più profonda, le nostre abitudini, e minato le nostre certezze, tanto da scatenare un’inversione di tendenza nei consumi fino ad oggi solo auspicata, ma che lentamente si sta riprendendo per tornare alla normalità.

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