Luino | 22 Maggio 2020

“È giusto che l’asilo faccia pagare le rette alle famiglie se non eroga attività didattiche?”

Le perplessità sono state evidenziate da alcuni genitori del territorio luinese, che oltre a non poter portare i bambini alle scuole materne devono pagare le quote

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Prosegue il periodo di emergenza Coronavirus anche sul territorio dell’alto Varesotto, nonostante la “Fase 2” abbia dato il via al lento cammino che ci porterà verso la normalità. I problemi e i disagi per la popolazione, oltre al virus e a tutte le conseguenze, sono stati numerosi, soprattutto in quelle fasce di popolazione più fragili e vulnerabili, come gli anziani e le famiglie meno abbienti.

Sono diverse le famiglie, infatti, anche nel territorio luinese, ad aver ricevuto sostegno da tanti gruppi di volontari e dalle istituzioni, che quotidianamente hanno supportato ed aiutato i cittadini per qualsiasi esigenza e necessità riscontrata. Allo stesso tempo, però, vi sono situazioni in cui le scelte sono a discrezione di realtà private.

Ed è questo il caso delle scuole materne paritarie. Se presso la struttura scolastica delle Motte, frazione di Luino, il Consiglio d’amministrazione, guidato dal presidente Renzo Pari, ha deciso di non far pagare alcuna retta alle famiglie a partire da aprile, fino alla fine dell’anno, in altri istituti questo non è avvenuto. Ed è da questa notizia che alcuni genitori di una scuola materna del luinese hanno voluto chiedere alla dirigenza un intervento, affinché possa abbassare se non sospendere le rette mensili dei propri bambini iscritti.

È naturale che tutte le famiglie si rendano conto della difficile situazione che tutti stanno vivendo, ma allo stesso tempo se i bambini sono impossibilitati a frequentare la scuola e se non viene svolta alcuna attività didattica, chiedere il pagamento di una retta mensile risulta un tema alquanto spinoso da affrontare.

Dal canto loro, però, le scuole hanno costi di gestione, tra personale, strutture e manutenzioni, che devono essere affrontati e, probabilmente, senza fare i conti in tasca a nessuno, senza quelle rette vi sarebbero seri rischi di una chiusura definitiva di questi asili tanto cari e amati soprattutto dai bambini. Inoltre, il mancato pagamento della retta potrebbe comportare anche l’impossibilità dei piccoli di continuare a frequentare la scuola, anche se di aperture per dilazionare il contributo pare ce ne siano state.

In alcuni casi, però, si potrebbe provare a diminuire le quote, in modo consistente, per cercare di sostenere le famiglie e di alleviarle da un costo che, talvolta, non è legato ad alcun servizio. Per questo l’appello è rivolto anche ai Comuni e alle istituzioni, senza chiedere fondi in più di quelli che hanno già stanziato per questa emergenza, ma semplicemente per farsi portavoce di una percezione e di una richiesta, quella dei genitori, che mira solo a ricevere una mano.

Sia i Comuni che il Ministero dell’Istruzione erogano alle scuole fondi importanti per continuare e migliorare tutta l’attività scolastica rivolta agli studenti, ma ogni ente è libero ed autonomo nella gestione di queste peculiarità. Politicamente, però, gli appelli per un intervento delle amministrazioni comunali, soprattutto durante questa pandemia, non sono mancati, come avvenuto qualche settimana fa da parte dei consiglieri di minoranza Enrica Nogara, Pietro Agostinelli e Giovanni Petrotta, che hanno chiesto al sindaco Pellicini un aiuto concreto alle famiglie del territorio.

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