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Canton Ticino | 19 Maggio 2020

Ticino, “Frontiere aperte ma italiani in quarantena”: proposta estrema per il 3 giugno

La Lega dei Ticinesi alza le barricate in vista della ripresa degli spostamenti verso l'estero prevista dalle misure italiane anti Covid. "Abolire libera circolazione"

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Mancano due settimane alla ripresa degli spostamenti dall’Italia verso la Svizzera, un provvedimento a lungo invocato dai sindaci dell’alto Varesotto, perché considerato di vitale importanza per le famiglie e per l’economia locale, mentre per una parte della politica oltre confine c’è ancora tutto il tempo necessario ad invertire la rotta, per salvaguardare il Canton Ticino e i suoi abitanti da conseguenze ben peggiori rispetto a quelle che il territorio ha già subito, principalmente a causa di chi viene da fuori.

Ad affermarlo tramite un comunicato è la Lega dei Ticinesi, scatenata sullo stesso tema che ha fatto invece tirare un sospiro di sollievo alle istituzioni nostrane e ai parlamentari che le rappresentano a Roma. La data del 3 giugno, giorno in cui per il nostro Paese verranno ripristinati gli spostamenti verso l’estero, è ormai prossima e per il partito conservatore, in assenza di rigide prese di posizione in merito e contromisure di protezione – già invocate davanti al Consiglio di Stato – sarà una sciagura.

“L’Italia è libera di decidere di riaprire i propri valichi come meglio crede – si legge nel comunicato – la Lega dei Ticinesi è infatti ferma sostenitrice della facoltà dei singoli Stati di decidere sull’immigrazione nel proprio territorio. Roma non si aspetti però che la Svizzera sia disposta a fare altrettanto con l’Italia”.

Fino a qui le premesse, a cui seguono le bordate: “La Lega dei Ticinesi ricorda a chi avesse la memoria particolarmente corta che, se il TIcino è una delle aree maggiormente colpite al mondo dal coronavirus, ciò è avvenuto a causa delle frontiere spalancate con la Lombardia. Pertanto, la Lega dei Ticinesi si oppone nel modo più categorico a che il nostro Cantone venga esposto alla temuta seconda ondata di contagio nel nome della devastante libera circolazione delle persone che la partitocrazia pretende di ripristinare. Al contrario, la libera circolazione delle persone va abolita quanto prima“.

Agli strali su Schengen si aggiungono poi quelli scoccati in direzione dei lavoratori italiani impiegati al di là della frontiera: “Non solo non vanno riaperte le frontiere con l’Italia – viene sottolineato attraverso la nota della Lega – ma occorre drasticamente ridurre per ovvi motivi di sicurezza sanitaria il flusso di frontalieri. Il permesso G non può in alcun modo trasformarsi in lasciapassare universale in tempi di pandemia”.

In caso lo scenario peggiore si concretizzasse, quello che le province di Varese e Como attendono con particolare urgenza, vi sarebbe a quel punto un’unica soluzione da attuare: “Il Movimento – concludono i leghisti nel messaggio-appello al Consiglio federale – si aspetta inoltre che, nel purtroppo prevedibile scenario in cui Consiglio intendesse come di consueto cedere alle istanze italiane, esso pretenda dall’autorità federale l’introduzione della quarantena obbligatoria per i residenti in Italia che vorranno entrare in Svizzera”.

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