Il mercato di Luino dopo oltre un mese di blocco forzato è tornato mercoledì, in forma ridotta, ad accogliere gli avventori della città lacustre che in centinaia, rispettando le norme dell’ingresso contingentato, avranno notato la presenza delle telecamere di uno dei talk show più seguiti tra gli appuntamenti in prima serata delle reti Mediaset.
Oltre alle telecamere però i cittadini, quasi tutti clienti fissi, data l’assenza purtroppo ancora necessaria dei turisti, hanno intercettato con curiosità il tour tra le bancarelle di Paolo Del Debbio, conduttore di “Dritto e Rovescio”, la trasmissione in onda su Rete 4 che ha dedicato proprio al mercato di Luino la copertina della puntata andata in onda ieri.
Del Debbio con il suo consueto stile molto colloquiale e con l’affabilità che lo contraddistingue dalle piazze – spesso infuocate – di “Quinta Colonna”, si è intrattenuto tra i vari banchi (una quarantina circa quelli presenti, come raccontato anche durante la nostra diretta Facebook), per sondare l’umore degli ambulanti dopo il lungo digiuno, che non ha comunque tolto gli stimoli per riaccendere i camion all’alba e dirigersi verso il paese in riva al lago alla prima giornata utile della “fase 2”.
Dopo un caffè consumato all’esterno dell’area ex Svit, dove i venditori del comparto alimentare dello storico mercato hanno preso posto, il noto conduttore ha imboccato via Vittorio Veneto, raccogliendo la testimonianza di Carlo Talamona, proprietario di uno tra gli store di abbigliamento più conosciuti e apprezzati in città, con una lunga tradizione alle spalle, iniziata negli anni Trenta del secolo scorso, ora minata dal vero e proprio dramma che coinvolge tutti i lavori autonomi del settore da due mesi a questa parte: la chiusura forzata per fare fronte al rischio contagi e all’obbligo di evitare assembramenti.
Ma la gestione individuale e responsabile del proprio spazio potrebbe consentire già ora le riaperture, disciplinate da un numero ristretto di regole: poche e semplici, valide per tutti. E’ questo quello che manca, ed è in questa direzione che prende forma lo sfogo di Carlo Talamona in cui tanti esponenti della categoria ieri sera, grazie alla diffusione del programma su scala nazionale, si sono indubbiamente ritrovati.
“Voglio che il governo capisca che dobbiamo stare aperti – ha affermato il gestore dello store – che cosa aspettano? E’ solo lavorando che possiamo vivere. In queste settimane ci siamo attrezzati con tutto il necessario, tra colonnine con i disinfettanti, guanti, un vetro alla casa. Per una spesa complessiva di quasi mille euro. Sono due mesi che continuiamo a spendere soldi in vista della riapertura, ora basta“.
Oltre ai 600 euro riservati alle partite Iva, il proprietario del negozio di via Veneto non ha ricevuto altro. Ma ci sono anche i dipendenti, ci sono le famiglie, le spese: quelle ordinarie e quelle extra. C’è l’assenza di interazione con i clienti, di vendite, di guadagni. “La domanda per la cassa integrazione dei miei collaboratori è stata fatta – ha sottolineato Talamona – così come quella per i 25mila euro. Entrambe risalgono ad un mese fa, ma non ho ancora ricevuto nulla. Sappiamo esattamente cosa fare – ha concluso Talamona davanti alle telecamere – dateci la possibilità di lavorare”.
Un appello che moltiplicato per centinaia di migliaia di negozianti ha portato le Regioni all’attuale pressing sul governo per anticipare le riaperture a lunedì. Al momento, però, la scadenza rimane quella del 18 maggio. E’ fondamentale attendere i dati aggiornati agli sviluppi epidemiologici post lockdown, tenendo conto anche dei tempi di incubazione del virus. Questa la linea del rigore imposta dal comitato scientifico, accanto alla quale si collocano le prospettive sul futuro di tanti italiani (e di tanti luinesi), di importanza ugualmente vitale.
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