All’ospedale di Cuasso al Monte, convertito in una “struttura Covid” da cui sono già stati dimessi più di venti pazienti, guariti a tutti gli effetti dal terribile virus, la storia di Carmela Schillaci, infermiera tornata in servizio per dare manforte ai colleghi, tra cui diversi medici che hanno a loro volta rinunciato momentaneamente alla pensione, trasmette all’intero ambiente un carico di fiducia, ottimismo, energia e determinazione che fa un gran bene alla vita tra le corsie e i reparti del nosocomio.
Della esemplare scelta della cinquantaquattrenne, tornata a vestire il camice dopo essersi licenziata alcuni mesi fa, per stare accanto al marito, ne parla oggi il quotidiano La Prealpina, a cui è la stessa donna a confessare che, già davanti alle primissime notizie sulla pericolosità del virus e sullo sviluppo dell’epidemia, era maturata in lei la convinzione di mettere da parte la vita tranquilla tra le mura di casa, per far emergere tutto il senso di responsabilità acquisito durante la vita professionale, dedicata alla cura del prossimo.
“Voglio tornare in prima linea, voglio dare una mano ai miei colleghi”, questo l’impulso che la donna confessa tramite le pagine del quotidiano locale. L’Asst dei Sette Laghi non se l’è fatto ripetere e ha accolto la proposta, reintegrando Carmela con la domanda per ulteriori tre mesi di servizio.
La sensazione di “non essersene mai andata” non ha tardato a manifestarsi, dopo una sola settimana dall’apertura del reparto Covid nel presidio della Valceresio. Un’altra sensazione, quella di essere davanti ad una manifestazione tanto rara quanto preziosa di altruismo, coraggio e buon cuore, ha avvolto tutto il team di lavoro del dottor Michele Bertoni, a capo della struttura che nell’ospedale di montagna combatte senza sosta il coronavirus.
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