La necessità di ripartire, per la stabilità economica di famiglie e imprese, ma anche l’enorme responsabilità di “pensare al dopo” iniziando dalla tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro.
In Canton Ticino l’attività sui cantieri è parzialmente ripresa dopo la fine del blocco prolungato al 26 aprile, chiesto dalle autorità come conseguenza del maggior impatto causato dal coronavirus sulla realtà locale rispetto alle altre regioni della Confederazione elvetica. Alla fine però, davanti al calcolo dei pro e dei contro rispetto alle due criticità sopra riportate, i cantieri oltre confine hanno riaperto.
Distanziamento sociale, mascherine, gel disinfettanti e tutte le altre precauzioni dominano le mansioni quotidiane delle squadre di lavoro che, indipendentemente dagli ambienti in cui operano (esterni o interni) possono essere composte da un massimo di quindici addetti, come previsto dalle normative. In queste condizioni, tuttavia, sono diverse le imprese che hanno coraggiosamente scelto di rimandare l’apertura, incontrando il favore dei dipendenti consapevoli di quanto diventi complicato, in determinate circostanze, far coincidere le misure anti contagio e le dinamiche della vita tra ponteggi, impalcature, attrezzi, spostamenti con i veicoli per il carico e lo scarico dei materiali.
“Potevamo iniziare qualche giorno fa ma non si aprirà fino all’altra settimana – fa sapere un lavoratore frontaliere del Luinese attraverso le pagine de La Prealpina, che oggi raccolgono la sua testimonianza -. L’obiettivo è quello di ricominciare carichi, senza eccessivi timori visto che anche in Svizzera dobbiamo conviverci (con il virus, ndr). Per fare ciò ci verranno forniti giornalmente dall’azienda gel disinfettanti, guanti, mascherine e persino la visiera perché vogliono farci lavorare in sicurezza. Sono alla studio anche accorgimenti per evitare assembramenti per esempio quando si mangia nei ritrovi abituali, tutte misure importanti che ci fanno sentire davvero più tranquilli nell’andare a lavorare, e soprattutto nel tornare a casa dalle nostre famiglie”.
Dove le attività sono invece riprese immediatamente alla scadenza del blocco, i sopralluoghi della polizia (cantonale e dei comuni) non hanno prodotto segnalazioni particolari né tantomeno sanzioni. I controlli, si apprende ancora dal quotidiano locale, sono già stati settantadue in ambito edile. E non sono state riscontrate anomalie.
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