A Lavena Ponte Tresa il 75° anniversario della Liberazione verrà commemorato con una cerimonia che si svolgerà alle ore 17.00 di domani, sabato 25 aprile, presso il Monumento intitolato al Capitano Everhart.
Chi era il Capitano Hermann Everhart? Una ricostruzione di Nico Righetti narra gli avvenimenti che ebbero luogo nel marzo di 75 anni fa a cavallo delle sponde italiana e svizzera del fiume Tresa.
«Da una base alleata della Corsica, verso mezzogiorno di mercoledì 21 marzo 1945, l’aereo del Capitano Everhart, canadese residente in California, con altri cinque membri di equipaggio, si involò verso Campo di Treus, vicino a Bolzano. Scopo della missione: colpire ponti e strutture ferroviarie per impedire rifornimenti ai Tedeschi, nel Nord Italia.
Terminato l’attacco e sganciato il carico, la contraerea nemica centrò il motore destro del bombardiere. Il comandante Everhart, più di sessanta missioni al suo attivo, dopo aver disinserito il motore, cominciò a perdere gradualmente i contatti con la squadriglia e più tardi anche con un “caccia P 47” che tentava di scortarlo, ma che dovette poi desistere per mancanza di carburante. Il bombardiere scendeva visibilmente di quota e i militari iniziarono a prepararsi per il lancio con il paracadute, mentre il capitano e il navigatore tentavano di stabilire la rotta per raggiungere la neutrale Svizzera. Poco dopo il “B 25” sorvolava il Lago di Como, rientrando più tardi in Svizzera e cercando nel contempo la possibilità di un atterraggio di fortuna. […]
Con ormai due sole persone a bordo, l’aereo stava sorvolando il paese di Curio (Malcantone) quando il pilota e il copilota decisero di lanciarsi. Purtroppo il paracadute di Colloway, il copilota, non si aprì correttamente e l’ufficiale si schiantò su di una collina fuori paese. Si aprì invece regolarmente quello del Capitano Everhart, che il vento molto forte di quel primo pomeriggio spingeva verso il letto del fiume Tresa. L’ufficiale, con molta probabilità, non capiva ancora di volteggiare sulla linea di confine, ma poco dopo strattonò le corde del paracadute, dando a tutti coloro che l’osservavano da terra la chiara impressione di voler atterrare in territorio svizzero. In effetti al di qua e al di là della Tresa si erano radunate molte persone, in quanto la discesa di un paracadute in quelle zone doveva essere senz’altro un evento eccezionale, se non unico per quei tempi.
Sul suolo ticinese ci sarebbe stata la salvezza, mentre in Italia, nella migliore delle ipotesi, sarebbe divenuto prigioniero dei soldati tedeschi. La gente di Ponte Tresa, gesticolando ampiamente, faceva cenno al giovane pilota di spostarsi verso la Svizzera, ma il capitano stava ormai per posarsi su di un campo di Ponte italiana quando, prima che toccasse terra, una pattuglia sparò contro di lui, nonostante avesse aperto le braccia per mostrare di essere disarmato. Il capitano Everhart, ormai morente, venne portato via fra la silenziosa costernazione della popolazione civile di Ponte Tresa italiana e le grida degli abitanti al di là della Tresa che urlavano: “Assassini, Assassini!”.»
(Nico Righetti, Linea di Confine, estratto, 2005)
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