Caravate | 23 Aprile 2020

Coronavirus e integrazione nell’alto Varesotto: “L’eccezione che conferma la regola”

Il racconto della quotidianità all'interno della cooperativa Agrisol, dove la minaccia del contagio non ferma la missione degli operatori a fianco dei richiedenti asilo

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(A cura di Cesi Colli) In questi giorni di crisi e di fatica, responsabili, educatori e ospiti della cooperativa Agrisol non si sono scoraggiati e hanno scoperto ancora di più come i rapporti personali siano importanti, e che solo unendo la volontà e la forza di tutti si può non solo sopravvivere, ma vivere pienamente una situazione così difficile.

Nessuno sottovaluta la situazione, anzi, ci pensano tutti intensamente e sperano di vincere insieme l’ incessante e alcune volte sfiancante sfida, che puntuale si ripresenta ogni giorno… E alla fine sono certi che non sarà stato tempo perduto, perché scopriranno che anche questa amara esperienza, se affrontata e vissuta responsabilmente, avrà lasciato qualcosa di positivo.

Hanno anche la “fortuna” di sognare perché sono tutti giovani e sono certi che ritornerà il tempo degli abbracci, delle strette di mano e dei sorrisi, anche se oggi gli ospiti in fondo al loro cuore si domandano perché sia arrivata anche la pandemia a complicare il loro viaggio della vita già così segnato e difficile.

Per gli educatori è una prova per il loro carattere e per il loro cuore: sia pure turbati e in apprensione come tutti, è principale loro impegno manifestare agli ospiti di Agrisol ancora di più la loro tenerezza e il loro affetto, donando attenzioni particolari alla salute e alla serenità dei ragazzi ospitati.

Abbiamo intervistato Camilla Galliani, responsabile dell’accoglienza in Agrisol, che ci ha detto parole concrete e ricche di speranza.

“In questi giorni di crisi e fatica, sentendomi un po’ una voce fuori dal coro, desidero parlare di “fortuna”. La “fortuna” di lavorare con un gruppo di educatori e collaboratori che non ha fatto un passo indietro davanti alla propria responsabilità di essere in prima linea.

La “fortuna” di avere un pezzo di famiglia che vive in Cina e ci sta rifornendo di mascherine. Questo strumento strano che, costruito per limitare il contatto, invece a noi permette di mantenere le dovute vicinanze della vita quotidiana nelle nostre comunità di accoglienza.

La “fortuna” di lavorare in una Cooperativa che ha sempre fatto dell’attenzione alla persona la sua missione, permettendoci di costruire nel tempo rapporti di fiducia con i nostri ospiti che oggi si rivelano fondamentali per condividere con loro le difficoltà del momento.

Non é certo tutto facile, non é certo senza fatica e paura. Ma se la “fortuna” ci assiste potremmo essere quell’eccezione alla regola ed essere quelli degli “zero contagi”.

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