Luino | 20 Aprile 2020

Pellicini: “Garantire anche a Luino visite e cure ai malati di Covid-19 direttamente a casa”

Il sindaco di Luino scrive una lettera all'ATS Insubria e ai consiglieri regionali in cui chiede di istituire un'USCA nel territorio del nord della provincia di Varese

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Da fine marzo in provincia di Varese sono partite le USCA, Unità speciali di continuità assistenziale, con il servizio avviato a Busto Arsizio, Saronno, Varese e Gallarate, per affrontare in modo migliore l’emergenza Coronavirus in Lombardia.

Si tratta di realtà costituite nei territori da un numero di medici pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelta, con l’obiettivo da parte di Regione di rafforzare i territori grazie a team di medici che prendono in carico i pazienti Covid-19 direttamente ai loro domicili.

A far parte di queste unità speciali, attive sette giorni su sette, dalle ore 8 alle ore 20, sono i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale, i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale e, in via residuale, i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’ordine di competenza.

E così, a fronte del continuo aumento di casi positivi, seppur in maniera ridotta rispetto alla media regionale, dopo qualche settimana dall’inizio della pandemia, oggi, lunedì 20 aprile, è il sindaco di Luino Andrea Pellicini ad intervenire, inviando una lettera all’ATS Insubria, all’assessore regionale Raffaele Cattaneo e a tutti i consiglieri regionali eletti in provincia di Varese.

“Ho scritto questa lettera ai rappresentanti regionali in provincia di Varese, compreso l’assessore Cattaneo e l’ATS Insubria – commenta il primo cittadino luinese -, affinché anche a Luino, o comunque nel territorio del nord della provincia di Varese, vengano istituite una o più USCA in modo tale da garantire le visite e le cure a domicilio dei malati di Covid 19″.

“Ritengo che non si possa più attendere – continua Pellicini -, anche perché in quest’area vivono migliaia di frontalieri che, ogni giorno, sono costretti a recarsi in Svizzera per  lavoro e quindi sono esposti più di altri al contagio, con conseguente ulteriore rischio di diffusione del virus all’interno delle nostre comunità. Sono consapevole delle grandi difficoltà in cui le diverse istituzioni sanitarie sono costrette a operare, ma davvero ritengo ingiusto e pericoloso non dotare anche il nostro territorio di queste fondamentali unità speciali dedicate alla cura delle persone contagiate presso il loro domicilio“.

Questo gravoso compito non può essere infatti svolto dai medici di base che, da protocolli in essere, non possono recarsi presso il domicilio delle persone affette da Covid-19, ma soltanto seguirle via telefono o telematica, non essendo tra l’altro dotati dei particolari presidi di protezione in forza alle unità speciali”, conclude Pellicini.

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