Varese | 18 Aprile 2020

Spesa alimentare a +19%: nel Varesotto volano i consumi di latte, farina e uova

“Conferme anche per consegne a domicilio. La scorsa settimana, boom di carne e formaggi”. Vendite +20% anche per ortaggi e salumi. Scorte in casa per 4 cittadini su 10

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In controtendenza con il crollo generale dei consumi, aumento record della spesa alimentare che fa registrare un balzo del 19% a marzo con una punta del 23% per i supermercati dove è avvenuta quasi la metà degli acquisti: nel Varesotto volano farina, latte e uova, oltre ai prodotti a più lunga conservazione come scatolame, pasta o riso.

Uova, latte e farina sono molto richiesti anche alle imprese che effettuano vendita diretta – conferma il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori – mentre la scorsa settimana si è avuto un notevole incremento nelle richieste di carne e formaggi, in corrispondenza con l’avvicendarsi delle festività pasquali”.

L’aumento delle vendite – sottolinea la Coldiretti sulla base dei dati Ismea – fa segnare incrementi mensili di vendita al dettaglio che vanno del +29% per la carne al +26% per le uova, dal +24% per gli ortaggi al +21% per i salumi, dal +20% per latte e derivati al +14% per la frutta ma crescono del 6% anche gli acquisti di vino e spumanti.

Sugli acquisti al dettaglio si fa sentire l’effetto accaparramento con quasi 4 italiani su 10 (38%) che hanno accumulato scorte in dispensa per paura della quarantena ma anche di trovare gli scaffali vuoti secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. A spostare i consumi alimentari verso la grande distribuzione è stata anche la chiusura forzata di bar, trattorie e ristoranti con la ristorazione italiana che, nel suo complesso, acquista ogni anno prodotti alimentari per un valore intorno ai 20 miliardi di euro.

Una situazione che riguarda anche altri Paesi, che ha avuto un impatto negativo rilevante sulle esportazioni agroalimentari Made in Italy che avevano raggiunto il record di 44,6 miliardi di euro nel 2019. Sotto pressione – continua la Coldiretti – è il lavoro di oltre tre milioni di italiani ai quali è stato richiesto di continuare ad operare nella filiera alimentare, dalle campagne all’industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione.

Una realtà che allargata dai campi agli scaffali vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil, grazie al lavoro tra gli altri di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercato (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000). Una situazione che ha portato la Coldiretti ad elaborare un piano Marshall per l’agroalimentare Made in Italy che ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità.

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