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Alto Varesotto | 14 Aprile 2020

Alto Varesotto, “Da mesi senza i miei figli, i bambini sono disperati e vogliono tornare a casa”

L'avvocato Giuseppe Vacca, che assiste un padre residente nella zona del nord della provincia, racconta una storia difficile, dove a farne le spese sono i piccoli figli

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In una lunga nota stampa, inviata dall’avvocato Giuseppe Vacca, viene ripercorsa la storia di una famiglia di un paese dell’alto Varesotto, dove tutto ha inizio quando la moglie lascia marito e figli.

Da qui conseguenze gravi per la vita dei bambini che, ancora oggi dopo mesi e dopo esser stati affidati prima ai Servizi Sociali del Comune, non hanno potuto far rientro nella propria abitazione.

Per questa ragione l’assistito ha voluto affidare alle parole del suo legale non solo la ricostruzione di quanto avvenuto, ma anche il compito di formulare richieste precise alla giustizia italiana per poter ricongiungersi con i propri figli.

Ecco il comunicato stampa integrale inviato dall’avvocato Vacca.

FATTI. Luglio 2019, in un paese lombardo, una coppia con figli in tenera età è alle prese con una crisi coniugale fatta di accuse reciproche, tra cui quella di utilizzo di sostanze stupefacenti. Lei abbandona il marito ed i figli e va con un altro; la notizia giunge subito a conoscenza dei servizi sociali, che informano il pubblico ministero il quale attiva la procedura d’urgenza a tutela dei minori con il provvedimento del sindaco che dispone l’allontanamento dei bambini dalla casa genitoriale. Il tribunale dei minori, su richiesta del pubblico ministero, ratifica il provvedimento d’urgenza con cui alla vigilia di ferragosto (!) i bambini sono stati portati via dai genitori e dalla loro casa per essere affidati ai servizi sociali.

Fissata per settembre l’udienza in tribunale per i coniugi, supportati finalmente dai rispettivi difensori, si apre la fase di verifica delle condizioni per valutare il provvedimento con cui era stata limitata la potestà genitoriale.

Inizia così un percorso di incontri tra gli assistenti sociali ed i genitori, che possono vedere i bambini solo in area protetta. Gli assistenti sociali hanno purtroppo inciso profondamente in questa situazione: è bastato un bicchiere di gelato sul tavolo e qualche indumento dei bambini sparso per la casa (si sottolinea il periodo estivo e la mancanza della madre), per definire l’ambiente familiare come diseducativo e pericoloso per la prole.

Ovviamente, l’abbandono da parte della madre e le accuse tra coniugi sono state alla base di tutto, ma poi i servizi sociali hanno calcato la mano. A fine dicembre 2019 i servizi sociali consegnano la loro relazione al Tribunale, e le parti attendono da allora di conoscere il provvedimento sul destino dei bambini, affidati da troppo tempo agli assistenti sociali.

A metà gennaio, lo scrivente deposita in Tribunale una istanza di sollecito del provvedimento, soprattutto perché i bambini sono disperati e vogliono tornare a casa, infatti hanno molto sofferto il Natale lontano dalla loro famiglia. Tra fine gennaio e febbraio 2020, il Tribunale dei minori è stato ristrutturato all’interno ed all’esterno, con evidenti difficoltà per l’attività degli uffici. Poi, l’emergenza sanitaria ha di fatto impedito anche l’accesso al Tribunale.

DIRITTO. Il sottoscritto avvocato, in data 11 marzo 2020, ha inviato una PEC con carattere di urgenza al Presidente del Tribunale dei minori, perché considera prioritario ed urgente il diritto dei bambini a tornare a casa, sia pure con le opportune cautele, in quanto si tratta di diritti di rango costituzionale (art. 30 Cost.), ed ogni limitazione della responsabilità genitoriale può ritenersi consentita e compatibile con i principi del giusto processo (art. 111 comma secondo Cost.) in quanto sia mantenuta in uno spazio temporale di assoluta urgenza, corrispondente ai “tempi tecnici” che occorrono per portare l’Autorità Giudiziaria a conoscenza dei fatti e consentire alla stessa di assumere con immediatezza, formato un Collegio, le decisioni del caso.

Il faro guida entro cui deve collocarsi ogni provvedimento giudiziario inerente la prole – e dunque anche quelli inerenti il suo affidamento – è il principio del “best interest of the child” (traducibile come “protezione del miglior interesse del minore”), sancito in primis dall’art. 3 della Convenzione di New York sulla protezione di diritti del fanciullo del 1989 (ratificata e resa esecutiva in Italia con legge n. 176/1991) e recepito dalla legislazione comunitaria e nazionale e dalla giurisprudenza a tutti i livelli.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte ribadito la pregnanza del diritto alle relazioni affettive intrafamiliari ai sensi dell’art. 8 della CEDU, specificando che lo Stato deve non solo giustificare compiutamente la ragione del suo eventuale intervento limitativo, ad esempio nell’adottare i provvedimenti ex artt. 330 s.s. c.c., ma anche porre in essere misure positive atte a conservarlo e/o riattivarlo.

CONCLUSIONI. Si ritiene profondamente violativo dei diritti del fanciullo il prolungamento della permanenza dei bambini presso la struttura, atteso che il provvedimento limitativo della responsabilità genitoriale è stato disposto in tempi brevissimi e non è stato ancora modificato.

Oltretutto, i bambini si lamentano perché vogliono ritornare nella loro casa, ed allo stato dei fatti appare verosimile l’eccessiva severità del provvedimento del Tribunale.

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