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Varese | 25 Marzo 2020

La mano non si ferma: il professor Cherubino racconta storia a lieto fine ai tempi del Coronavirus

Ricostruita interamente una mano ad un 18enne che si era infortunato sul lavoro. "Grazie al grande lavoro di tutti l'operazione è stata un successo"

Tempo medio di lettura: 2 minuti

La mano non si ferma: con questa frase vogliamo raccontare l’attività della SSD di Microchirurgia e Chirurgia della Mano anche nei tempi di urgenza della malattia da Coronavirus.

Lo scorso 12 marzo un ragazzo di 18 anni, impegnato nell’alternanza scuola lavoro, originario di Novara, stava lavorando in un cantiere edile. Erano i giorni in cui già tutti noi lombardi non potevamo uscire, se non per andare al lavoro. Accidentalmente, per la disattenzione di un attimo, il giovane ha inserito la mano dentro una macchina per impastare il cemento.

Il dolore e lo spavento devono essere stati indescrivibile, e solo l’intervento dei soccorritori ha dato l’idea della devastazione dell’arto: la mano era amputata, ed amputata nel peggior punto in cui essa possa ritrovarsi staccata, a livello dei metacarpi.

Da Como, i soccorsi hanno inviato il paziente all’Ospedale di Circolo, già individuato come uno dei tre Trauma center, l’unico con una unità di Chirurghi della mano e Microchirurghi. Il dottor Federico Tamborini, con l’aiuto del dott. Andrea Minini, assunto nel gennaio scorso, hanno effettuato il reimpianto, ricostruendo lo scheletro osseo e ricollegando i vasi sanguigni e i nervi.

Questo con l’aiuto e la professionalità del personale infermieristico e degli OSS della sala operatoria, abituati a questo genere di complicati interventi: chi sa gestire le urgenze nei periodi di pace, sa come affrontare la situazione anche nella tempesta.

Nei giorni successivi il ragazzo ha trovato il posto letto nel nostro reparto e, dopo una settimana – ha spiegato il dottore varesino -, abbiamo potuto affermare che il reimpianto è stato un successo. Dalla dimissione, il paziente è stato accolto e trattato con la costruzione di un tutore personalizzato sulla propria mano da parte delle fisioterapiste dedicate alla Chirurgia della mano, Manuela Rossi e Daniela Zaroli, veri punti di riferimento nell’attività rieducativa”.

“Senza la precoce fisioterapia e e le cure personalizzate, la mano re-impiantata avrebbe potuto fermarsi, congelarsi e non essere più utilizzabile. Ma, grazie al supporto delle fisioterapiste, la mano non si ferma. Proprio come la nostra ASST dei Sette Laghi“, conclude il professor Mario Cherubino.

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