Besozzo | 16 Marzo 2020

Coronavirus, da Besozzo un argine all’emergenza mascherine: si producono in paese

La Di-Bi snc, impegnata nel settore dell'abbigliamento sportivo, realizza un prototipo e consegna i primi 500 pezzi a una struttura locale. Ordini da Bergamo e Monza

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La decisione di porre freno anche alle attività produttive, nel pieno dell’emergenza coronavirus, si sta manifestando con iniziative autonome di aziende e imprenditori e con la mediazione continua tra sindacati e istituzioni, in tutto il Paese, tra la necessità di limitare ulteriormente assembramenti e spiragli di contagio, e quella di continuare a rifornire l’intera nazione dei servizi indispensabili.

Tra i beni di prima necessità figurano al momento anche le mascherine protettive: esaurite, introvabili, ordinate ma non ancora giunte a destinazione, e poi ancora al centro di critiche per la qualità dei materiali non conforme alle norme sanitarie, come denunciato due giorni fa dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, in riferimento al tanto atteso carico ricevuto e indirizzato alle strutture ospedaliere del territorio, che a livello italiano risulta essere quello maggiormente colpito dal Covid-19.

E mentre parecchie imprese si vedono costrette a chiudere i battenti, nell’alto Varesotto c’è chi, investendo risorse proprio sulla carenza di mascherine, ha convertito la propria attività in funzione dell’interesse collettivo in un momento così drammatico per tutti.

L’idea è partita dalla Di-Bi snc di Besozzo (comune già colpito dal primo caso di positività al coronavirus, sabato), e dal titolare Joas Binda, che da quarantacinque anni si occupa di abbigliamento sportivo, come racconta oggi La Prealpina.

Dall’iniziale appello proveniente da una casa di riposo del posto, le decisioni sono state prese in rapida sequenza. Prima l’idea, nata da un confronto tra Binda e il sindaco di Besozzo, Riccardo del Torchio, poi il rapido assemblaggio di un prototipo di mascherina, sottoposto al giudizio del personale sanitario che ha infine dato il via libera.

Le mascherine “sono realizzate sovrapponendo tre strati di tessuto sintetico – spiega Joas Binda tramite le pagine del quotidiano locale -. Quello centrale è una membrana traspirante ma completamente impermeabile: noi la usiamo per i gilet dei canottieri, ma in questa situazione di emergenza è l’ideale perché non lascia passare neanche una particella di saliva“.

Dalla loro preziosa funzione trarranno giovamento i medici della struttura, a cui nella mattinata di ieri l’azienda ha consegnato ben cinquecento pezzi. La produzione però non si ferma, perché nel frattempo si è sparsa la voce, e la Di-Bi ha già ricevuto varie mail con ordini provenienti da città come Bergamo e Monza, chiamate a gestire un gran numero di casi e di pazienti, con ritmi che stanno mettendo a dura prova la tenuta degli ospedali.

“L’obiettivo è quello di produrre fino a 2mila mascherine al giorno” sottolinea Binda sempre tramite La Prealpina. La Di-Bi conta diciassette dipendenti, tutti motivati più che mai e consapevoli dell’importante ruolo inaspettatamente acquisito, fuori dalle consuete mansioni e dai confini di Besozzo.

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