(Articolo a cura di Giulia Carrillo della congregazione Famiglia Passionista) “Iuxta crucem” ovvero “presso la croce”, perché è attingendo dalla contemplazione del crocifisso che possiamo farci missionari della salvezza di Cristo.
Il nostro cammino è iniziato frequentando il convento dei Padri Passionisti di Caravate, attiguo al Santuario di S. Maria del Sasso: dapprima con la “Lectio divina” settimanale, “Il cammino di fede” mensile, “La scuola della Parola” e gli “Esercizi spirituali” annuali, ai quali ancora oggi prendiamo parte.
Alcuni di noi, dopo avere terminato un primo percorso nel ”Cammino di fede”, hanno realizzato di non poter lasciare un posto in cui c’è una fonte inesauribile d’acqua che disseta e hanno desiderato continuare il cammino nel gruppo “Iuxta Crucem” verso il centro della Fede cristiana, ovvero la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.
Chi prima e chi dopo, dunque, si è sempre più sentito attratto da questo carisma ed è sorta spontanea l’esigenza di poterlo conoscere, approfondire e meditare sempre più in profondità, con la conseguente necessità di entrare nella grande Famiglia Passionista. Trovando una felice disponibilità nei Padri, è partita una ricca e intensa formazione, che da quel momento ad oggi è sempre continua.
E’ iniziata con uno studio sulla mistica di S. Paolo della Croce, il fondatore della Congregazione, poi ognuno di noi ha scelto un Santo passionista e l’ha presentato al gruppo durante i nostri incontri: esperienza che ci è servita ad entrare in queste vite ordinarie, che col loro dire “sì” a Dio sono diventate straordinarie. Vite da cui trarre ispirazione per la nostra quotidianità, sperimentando la bellezza dell’essere Passionisti nel mondo.
Tra noi c’è chi, vivendo il volontariato in ambito sociale, incontra il disagio, il dolore, la povertà, che offrono uno spettacolo tragico e apparentemente inutile, e, pur avendo sempre amato l’Amore di Gesù che traspare dal Vangelo, non capiva il perché della Croce… Ora, con la conoscenza del carisma passionista, ha scoperto che è proprio la Passione di Cristo a dare senso a tutto quel dolore.
Chi, catechista, ha potuto finalmente dare risposte esaustive a certe domande infantili sulla Fede. Chi, lavorando in ospedale, ha desiderato percorrere delle tracce su cui camminare nel suo lavoro.
Ognuno di noi ha un posto nel mondo, il catechismo, l’essere moglie e madre, il lavoro e le problematiche dell’essere figlia, chi ha un coro col quale, grazie al dono di saper comporre, anima liturgie in varie parrocchie, chi è nella sofferenza e dà testimonianza della pace profonda che lo abita, chi inesauribile dà vita a progetti sociali. Con un nuovo sentire.
La nostra missione è nel vivere i nostri ambiti con lo sguardo sul Crocifisso, sentiamo che l’essere Passionisti non sia solo portare uno stemma o sbandierare il nostro Credo, ma sentire in cuor nostro l’appartenenza a Cristo.
La nostra talentuosa musicista ha composto un musical su S. Paolo della Croce, che si propone all’annuale Open Day in convento; con lei e sua sorella animiamo la S. Messa domenicale e quelle dei tempi forti in santuario; evangelizziamo col canto per le strade (esperienza felice sul lungomare di Diano Marina, in un circolo di un paesino assieme al parroco, nelle piazze); portiamo preghiere, anche singolarmente, negli ospedali o nei posti dove c’è sofferenza, in silenzio, senza essere invasivi, ma solo con la vicinanza e l’ascolto; ogni settimana a turno appendiamo in diversi punti del santuario una frase di S. Paolo della Croce, o di qualche altro santo passionista, inerente alle letture della domenica.
Ci riuniamo una volta al mese per la formazione e portiamo al gruppo le nostre esperienze di missione vissute nell’ambito in cui ognuno di noi vive e lavora. Sono fondamentali per la nostra crescita e di sprone a vivere la vita sempre più nella memoria della Passione perché come dice S. Paolo della Croce: “La Passione di Gesù è la più grande opera del Divino Amore”.
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