Bedero-Masciago | 15 Febbraio 2020

La comunità di Bedero Valcuvia e Masciago Primo vicina a sofferenti ed ammalati

Tutte le persone della comunità pastorale, lo scorso 11 febbraio, si sono strette a tutte le persone sofferenti delle nostre parrocchie per celebrare la Santa Messa

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(articolo di Cesi Colli) In occasione della XXVIII Giornata Mondiale del Malato, la nostra comunità di Bedero – Masciago, nella chiesa di S. Ilario di Poitiers, si è stretta a tutte le persone sofferenti delle nostre parrocchie per celebrare la S. Messa: abbiamo pregato Gesù, che si è addossato i dolori e le afflizioni nostre e del mondo, nella certezza che lui è sempre con noi, soprattutto quando siamo deboli, quando il nostro corpo o il nostro spirito soffrono. Lui c’è. È lì. Ci tende la mano, il suo amore ci sostiene e ci accompagna.

La Giornata Mondiale del Malato, fissata significativamente l’11 febbraio, giorno della memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, è stata istituita da Giovanni Paolo II agli inizi degli anni ‘90, dietro richiesta del presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale degli operatori sanitari di quel tempo, Cardinale Fiorenzo Angelini.

Il tema di questo anno è “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28). Papa Francesco ci dice che “Il Signore ci invita a lasciarci accarezzare da Lui, consolare da Lui, per trovare la pace del cuore e la pace della sua presenza”. Consolati da Cristo, possiamo così avere un cuore che, ardente del suo amore, è in grado di di donare sollievo a chi soffre.

Consolare è semplicemente stare accanto con gesti di affetto, creando in questo modo momenti di profonda vicinanza che fanno bene non solo a chi soffre, ma anche a chi cerca di aiutare perché il dolore degli altri penetra in profondità e ci tocca il cuore, ci fa rinascere, ci aiuta a riconoscere la nostra e l’altrui precarietà, ci aiuta a rileggere la nostra vita dando priorità alle cose che veramente contano.

La compassione diventa quindi uno stile di vita: si concretizza in solidarietà viva, in scelta nel lasciarci interpellare avvicinandoci a chi ha bisogno, in responsabilità perché la vita degli altri non può passarci sulla testa, ma deve essere condivisa non solo nei momenti belli, ma soprattutto in quelli pesanti, dolorosi, senza apparente senso.

Quando ci si avvicina a un ammalato, sono importanti i gesti, le parole, ma lo è altrettanto il silenzio: a volte uno sguardo o un gesto possono bastare ad esprimere ciò che le parole non riescono a dire. Non possiamo identificarci completamente con il dolore altrui, ma possiamo accoglierne un frammento ed è quanto basta per farci agire, per smuoverci dalla nostra tranquillità.

In S. Ilario, accanto ai malati e ai loro famigliari, erano presenti i volontari della nostra “Caritas” parrocchiale, che si prodiga a stare vicino con premura e amore a chi è infermo, testimone di una chiesa che si accosta a loro in uno spirito di autentica prossimità, secondo l’insegnamento di Gesù: “Ero malato e mi avete visitato”.

In questa “Giornata del Malato”, durante la celebrazione della S. Messa, il parroco ha impartito comunitariamente il sacramento dell’Unzione degli Infermi, che dona la sicurezza della vicinanza di Gesù al malato e all’anziano, donando loro conforto. Nel Sacramento è Gesù stesso che si rende presente, che prende per mano gli ammalati, li accarezza e ci ricorda che ormai gli apparteniamo e che nulla – neppure il male e la morte – potrà mai separarci da Lui.

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