Castelveccana | 14 Gennaio 2020

Castelveccana, in ricordo di Carlo davanti al Limidario innevato

Dal Magazzeno Storico Verbanese: "A te Carlo, amico mio, a voi tutti che in riva al nostro Verbano riposate, sia lieve la terra, sia sereno il sonno"

Castelveccana, un'escursione al Cuvignone in occasione della 17°giornata mondiale dei sentieri
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(Fonte L’eco del varesotto) È straziante dover prendere parte a un funerale in un periodo di festa come quello che si vive tra Natale e Capodanno.

Ma a chi scrive è toccato ancora, con dolore indicibile, di dover, in periodo di festività natalizie, accompagnare all’ultima dimora terrena una persona particolare e straordinaria, che pochi mesi d’una fulminea e terribile malattia hanno tolto alla comunità lacustre di Castelveccana.

Nella risposta corale, silenziosa e commossa, della gente stretta dietro alla bara di Carlo c’era tutto lo stupore e lo sgomento di chi non si capacita della perdita di una persona scomparsa nel fiore della maturità: una personalità disponibile, gioviale, capace di prodigarsi per il prossimo, ricca di battute e sorrisi, mai corrucciata od ombrosa; una figura che al contempo aveva saputo raccogliere con semplicità e orgoglio la tradizione della disciplina militare incarnata dal nonno colonnello, del padre capitano degli Alpini; un ingegnere che ha ben lavorato per decenni con serietà e professionalità altissime.

A chi scrive, nei momenti impressionanti del silente fiume funebre che univa il San Pietro di Castelveccana al camposanto (Carlo era già affidato all’abbraccio dei suoi maggiori, nell’angolo del cimitero che guarda il Verbano e scorge il culmine del Limidario innevato, eppure la fine della processione muta e dolente era ancora sul pasqué antistante la chiesa …) continuavano a tornare in mente le ore trascorse insieme a preparare Meccanica Razionale, Scienze delle Costruzioni, Elettronica, Programmazione dei Calcolatori, a scottarsi le dita con il saldatore a stagno per realizzare improbabili prototipi di strampalati circuiti integrati: tutte cose che a Carlo riusciva di far funzionare con disinvolta facilità d’anima geniale.

Un’anima geniale a cui non posso che invidiare la bravura dell’improvvisazione jazz alle tastiere, la conoscenza dei suoi luoghi amati di Castello, Veccana, e dei boschi lì presso, dove Carlo manteneva una certa sua minuscola cascina, di cui mi aveva proposto da ragazzo il vagheggiato “restauro consapevole” con tecniche antiche.

Così ora, nel momento della deposizione accanto ai suoi maggiori, là, nel canto affacciato sul Verbano del camposanto di San Pietro, non faccio altro che pensare con dolore a un amico perso, ma con commozione a un amico che va ad aggiungersi, ancora una volta, a quanti fecondano quella stessa terra benedetta: e sono essi Giuseppe Fanciulli colto e fine scrittore – nomen omen – di novelle per l’infanzia, i Merlo grandi glottologi e linguisti Pietro e Clemente; i Tremontani laboriosi e innovativi con le loro esperienze di allevamento di api tra la Valtravaglia e la sponda ghiffese; i parroci piani e schietti pastori del proprio gregge (Arturo Frascoli, Stefano Rigoli …), i tanti, troppi giovani caduti nella Grande Guerra, i semplici e ruvidi eroi della lotta partigiana.

A te Carlo, amico mio, a voi tutti che in riva al nostro Verbano riposate, sia lieve la terra, sia sereno il sonno.

[A.] dal Magazzeno Storico Verbanese

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