Bedero Valcuvia | 26 Agosto 2019

Bedero Valcuvia in festa, in centinaia per venerare la “Virgen del Cisne”

Una domenica di grande condivisione e affetto, grazie alla folta comunità di sudamericani, soprattutto ecuadoregni, presenti in paese

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Domenica 25 agosto, come ormai è tradizione consolidata, Bedero Valcuvia ha accolto centinaia di ecuadoregni e sudamericani, guidati dal viceconsole dell’Ecuador Angel Polivio Gualan, per venerare la “Virgen del Cisne”, la “Vergine del Cigno”.

E’ stata una grande festa che continua a mantenere vivi i ponti tra due diverse culture, un’occasione per avvicinare gli uni agli altri, cercando di comprendersi sempre di più e di aprirsi in un reciproco arricchimento. Ogni cultura non deve chiudersi e ripiegarsi su se stessa, ma deve dare un contributo dei propri valori che possono diventare un bene per tutti gli uomini. Deve accettare il modo di vivere del paese in cui viene accolta, impegnandosi anche a concorrere con le proprie convinzioni e con il proprio costume di vita allo sviluppo della vita di tutti.

Esiste a Bedero Valcuvia una folta comunità di sudamericani, perfettamente integrati e accolti con simpatia ed affetto dai bederesi. La loro fede ha attraversato l’Atlantico e una copia della statua della loro Madonna è custodita per tutto l’anno nella sacrestia-museo della chiesa di S. Ilario a Bedero, in attesa di essere vestita con un sontuoso abito, quest’anno di colore rosso corallo.

Antica è la storia di questo simulacro: non molto tempo dopo la fondazione della città di Loja, in Ecuador, nel 1548, gli spagnoli colonizzarono un’area montuosa a 45 miglia di distanza, nominandola “El Cisne”. Nel 1594, una siccità e una piaga di topi distrussero i raccolti della regione. Minacciati dalla carestia e dalla conquista spagnola, gli indigeni decisero di emigrare in cerca di una terra migliore, ma la Vergine apparve a una giovane donna mentre pascolava le sue pecore: le promise aiuto e protezione, invitando a costruire in quel luogo un santuario, nel quale le promise che sarebbe sempre stata con lei. Costruita la chiesa, cominciò a piovere, ponendo fine al lungo periodo di siccità.

Secondo un’altra leggenda, la Vergine apparve a un cavaliere in una barca a forma di cigno. Grazie a questa visione, il cavaliere riuscì vincitore in molte battaglie. Furono i Francescani che iniziarono a diffondere il culto della “Virgen”, che acquistò molta importanza soprattutto nella provincia di Loja, dove le furono attribuiti molti miracoli e guarigioni.

Nel 1594, i rappresentanti della città chiesero allo scultore don Diego de Robles di costruire il simulacro della “Virgen del Cisne”. Scolpita in una tavola di cedro con il bambino in braccio e uno scettro alla destra, la statua è alta 96 cm. ed è rivestita con abiti preziosi; ha una lunga parrucca di riccioli, da cui l’appellativo famigliare di «Churona» (ricciolona). Essere «prioste» della Madonna viene considerato un privilegio, un vero segno di predilezione, che in Ecuador si esprime attraverso l’organizzazione di una serie di eventi religiosi a lei dedicati per mantenerne viva la devozione: la festa celebrata in agosto e l’attenzione ai poveri, ai quali vengono destinati parte dei proventi raccolti.

Grande parte dell’anno la statua è conservata nel Santuario di Cisne, un paese a circa 70 km da Loja.  Il 20 agosto la Vergine viene portata a spalla a Loja, attraverso una processione con moltissimi fedeli, che la accompagnano a piedi o in bicicletta. Il 1 novembre il pellegrinaggio è ripetuto in senso contrario, da Loja al Santuario di Cisne, una grandissima chiesa in stile gotico, circondata da case di campesinos. Qui la Vergine rimane fino all’agosto dell’anno successivo.

Per questa festa dal carattere prevalentemente religioso, a Bedero Valcuvia si è svolto un denso programma. Già alle 9 del mattino numerosi fedeli gremivano il sagrato della Chiesa, facendo disciplinatamente a turno per confessarsi. Alle ore 10.30 il parroco ha celebrato in spagnolo la S. Messa, accompagnata dagli spontanei e gioiosi canti liturgici dell’Ecuador. E’ la gioia, infatti, che caratterizza questo popolo, che si irradia e si espande anche nella S. Messa e trova il suo culmine nelle preghiere e nei canti alla Vergine, a cui ci si affida. La nostra comunità ha così potuto vedere con occhi nuovi questi uomini e donne provenienti da un mondo così lontano: li ha ascoltati nella loro diversità, ma li ha anche riconosciuti e accolti nell’umanità comune ad entrambi.

Alle 11.30 il simulacro della “Vergine del Cisne”, incorniciato da una ghirlanda di fiori, ha percorso le vie del paese, portato a spalla dagli ecuadoregni, circondato e accompagnato da centinaia di fedeli, che ci hanno fatto conoscere valori, tradizioni e differenti modi di vivere la comune fede cattolica. Processione di fede e di sicura speranza e consolazione perché si è camminato nella certezza che la Vergine fa sue tutte le nostre preghiere per presentarle a Gesù: è una meravigliosa realtà che non ci fa sentire mai soli.

Alle 12.30 stand gastronomico presso il campo sportivo, caratterizzato da tipici piatti della cucina dell’Ecuador. Ha fatto seguito un programma artistico di musiche preziose e danze folcloristiche vivaci, tipiche del paese, che ci hanno gradevolmente sorpreso e coinvolto.

La musica, infatti, che accompagna i balli esprime un’allegria contagiosa, venata, però, da quella sottile malinconia peculiare dei ritmi e degli strumenti andini: una combinazione unica, tipica della cultura ecuadoriana. Donne e uomini indossavano i costumi tipici: colori sgargianti e accesi, gonne ampie, che le donne facevano abilmente ruotare e volteggiare con il movimento delle mani.

La manifestazione ha visto anche l’esibizione del gruppo di danza “Virgen del Cisne”, fondato nel 2013 e composto da bambini, il cui scopo è diffondere tradizioni e cultura ecuadoriana, per non dimenticare le loro origini. Graditi ospiti anche i “Tencitt” di Cunardo.

“Gli italiani – ha affermato una giovane donna – ci vogliono davvero bene perché come ecuadoregni abbiamo una buona reputazione, di gente onesta, disponibile, lavoratrice, seria. C’è un buon rapporto tra di noi. Siamo un popolo allegro, molto aperto, ci piace la musica, ballare, uscire…”.

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