Germignaga | 22 Luglio 2019

Mister Copelli, un germignaghese alla guida del Malcantone: pronta l’avventura in Seconda Lega

L'allenatore racconta la stagione 2018/19, chiusasi con una inaspettata promozione, riflettendo poi su calcio, tattica, valori. Intervista a cura di Massimo Morosi

Tempo medio di lettura: 4 minuti

(Articolo a cura di Massimo Morosi – L’eco del VaresottoE sono tre! Le promozioni conquistate in carriera dall’allenatore di Germignaga Omar Copelli. Dopo i successi al timone di Mesenzana e Rapid Lugano, il tecnico del paese lacustre raggiunge il salto di categoria con la formazione svizzera del Malcantone, al primo anno sulla panchina dell’undici di Caslano, retrocesso durante la stagione 2017/18 in Terza Lega ticinese.

Chiuso il campionato alle spalle dell’organizzatissimo Coldrerio, il team rossoblu gioca e vince il sudato spareggio promozione (non tragga in inganno il risultato) per 4-1 dopo i tempi supplementari contro il Gordola, sul campo di Sementina gremito da più di seicento spettatori.

Gli undici protagonisti di quell’indimenticabile serata sono: Calvaruso, Casnici, Rosadini, Hamathaj, Viganò, A. Castorino, Lemma, Verde, Stan, Islamaj, Lavorato. Sedevano in panchina anche Angel Vallejo, attaccante conosciuto anche dalle parti di Luino, e l’allenatore in seconda Paltrinieri, residente a Cugliate.

Sentiamo quindi Omar Copelli alcune settimane dopo il ritorno in Seconda Lega.

Spiegaci il tuo stato d’animo dopo la conquista della promozione. 

Onestamente sono ancora un po’ sorpreso! La promozione non era in preventivo, all’inizio la vecchia dirigenza con patron Cio Monti non nutriva grandi aspettative, l’obiettivo era creare un gruppo con giovani promettenti e disputare un buon campionato. Con l’insediamento del nuovo assetto dirigenziale, diretto dal presidente Saccomanno, abbiamo iniziato un progetto a lunga termine con una buona base di partenza. Poi, come si dice, abbiamo bruciato le tappe!

Tatticamente come è nato il Malcantone?

Ho lavorato con Zdenek Zeman al Lugano nel 2015/16 e ho abbracciato la sua filosofia del 4-3-3 a triangolo, perché copre meglio il campo.

Non siamo tutti dei tecnici, in cosa consiste?

I giocatori sono disposti sul terreno di gioco in modo da ottenere dei triangoli immaginari tra di loro. Questa soluzione consente una maggior circolazione del pallone, ed il campo risulta coperto in tutti i settori. Prediligo giocare la palla in profondità, le mie squadre devono impostare il gioco pure dalle retrovie.

Anche se gli avversari pressano alto?

Certo, in tal modo sono costretti a scoprirsi e sono quindi vulnerabili. Con una buona ripartenza o un lancio in profondità da parte nostra, è possibile metterli in difficoltà. Per questo in settimana lavoriamo sui movimenti offensivi oltre che sulla fase difensiva.

Ed i calciatori più estrosi come si inseriscono in questo contesto?

Il giocatore è libero di inventare qualsiasi tipo di giocata spettacolare, ma all’interno della squadra, seguendo i dettami di gioco.

Momenti critici e decisivi durante la stagione?

Momento critico quando abbiamo perso sul terreno del Riva. Loro lottavano per non retrocedere, hanno segnato subito su rigore poi si sono chiusi dietro ed il campo stretto li ha favoriti. Nel girone di ritorno, tra infortuni, rosa corta e quattro partite su campi piccoli, che soffriamo parecchio, non è stato facile. Ho sempre sostenuto che la squadra o vinceva il campionato o ci andava vicino. Il momento decisivo è stata la vittoria in casa del Collina d’Oro, diretta concorrente per la promozione. Lì ho capito di potercela fare. Se i campo fossero stati tutti con misure regolari avremmo stravinto il campionato.

Cosa hai messo di tuo?

Ho messo organizzazione, gestione del gruppo e mediazione. Anche la prima parte di stagione non è stata semplice. Con l’arrivo della nuova dirigenza del presidente Saccomanno, del direttore sportivo Prisco e con la conferma del collaboratore tecnico Roberto Castorino, tutto è andato meglio.

E’ un mestiere fare l’allenatore?

Devi seguire un percorso di formazione, non puoi inventare niente. Ai nostri livelli servono principalmente competenza e passione. Poi patentini vari e diplomi. Se c’è un contratto e uno stipendio è professionismo, altrimenti è una attività extra lavorativa.

Differenze tra i campionati italiani e svizzeri?

Differenti culture sportive. In Svizzera dopo la partita è abitudine fermarsi a mangiare o bere qualcosa, il famoso terzo tempo, sia in caso di vittoria che di sconfitta. Purtroppo da noi una cosa ancora impensabile.

Ti ritieni fortunato?

Sì, ho salute, una bella famiglia e allenare è la mia passione.

Pregi e difetti?

Tra i pregi penso di essere coerente ed onesto. Questo mi ha dato la possibilità di mantenere sempre buoni rapporti con tutti nel mondo calcistico. Difetti troppi, non so quale scegliere.

Scaramantico?

Non lo sono, però alcune volte cerco di adottare la stessa tenuta indossata la partita precedente in caso di vittoria, se le condizioni meteo lo consentono.

Cosa ti piace e non del calcio ad alti livelli?

Nel calcio moderno mi piacciono l’intensità di gioco e lo spirito sempre propositivo. Allenatori come Klopp, Guardiola, Gasperini e De Zerbi sono tra i migliori interpreti di questa filosofia. Non mi piace l’obiettivo delle società. Una volta era vincere, ora per motivi economici si pensa solo a conquistare la Champions, il quarto posto finale è visto come una vittoria. Che bello era giocare la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Uefa.

Se una casa cinematografica volesse girare un film sulla vostra stagione, quale attore potrebbe essere il tuo alter ego?

Due nomi: Russell Crowe i versione Gladiatore oppure Al Pacino nel film ogni maledetta domenica.

Prossimo campionato?

Abbiamo messo a segno sei nuovi acquisti che alzano il livello e completano l’organico. Il primo obiettivo è diventare una squadra, un bel gruppo. Partire bene è importante perché affrontare la nuova categoria non sarà semplice. Piazzarsi nei primi cinque alla fine del torneo sarebbe straordinario. Puntiamo ad arrivare in fondo alla Coppa Ticino.

Dediche da fare?

Alla mia famiglia, alla quale la mia passione assorbe molto tempo. Anche le vacanze le programmiamo in base agli impegni calcistici.

Forza mister, tra poco inizierà una nuova intensa avventura. Al di qua del Tresa seguiremo le imprese tue e dei rossoblu di Caslano con fiducia ben riposta.

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