(Articolo a cura di Cesi Colli – fonte L’eco del Varesotto) Domenica la comunità pastorale di Bedero – Masciago celebrerà, con la rituale processione per le vie di Masciago Primo, la festa del Corpus Domini, solennità che chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e che è dedicata al mistero dell’Eucaristia.
La festività, solennizzata la domenica della seconda settimana dopo Pentecoste, venne istituita nel 1246 in Belgio grazie alla visione mistica di una suora di Liegi, la beata Giuliana di Retine. Due anni dopo papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità, in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena, nel quale dall’ostia uscirono alcune gocce di sangue per testimoniare la reale presenza di Cristo.
Papa Urbano IV incaricò il teologo domenicano Tommaso d’Aquino di comporre l’officio della solennità. In quel tempo San Tommaso risiedeva ad Orvieto, nel convento di San Domenico, ed insegnava teologia presso l’università della città. Tradizione vuole che proprio per la profondità e completezza teologica dell’officio composto per il Corpus Domini, Gesù parlò attraverso un crocifisso ligneo, dicendogli: “Bene scripsisti de me, Thoma”.
L’inno principale del Corpus Domini, infatti, cantato durante la processione, è il “Pange lingua”, scritto e pensato da Tommaso d’Aquino. La festa del Corpus Domini (Corpo del Signore) è una delle più popolari della cristianità, festeggiata con imponenti processioni per le vie di molte città italiane. Nel Sacramento dell’Eucarestia, il Signore è in cammino verso il mondo perché gli apostoli ricevettero sì questo dono nell’intimità dell’Ultima Cena, ma era dono destinato a tutti, al mondo intero. Ed è proprio questo aspetto universale della presenza eucaristica che apparirà anche nella processione della “nostra” festa, aperta dai tanti fedeli presenti e dai bambini della prima comunione, vestiti con le loro bianche tuniche.
Il parroco porterà lungo le strade del paese, sotto l’antico baldacchino masciaghese, un’ostia consacrata esposta all’adorazione di tutti i fedeli. Affidiamo alla sua misericordia le nostre case, la nostra vita e quella di tutta la comunità e di tutta la chiesa; mettiamo sotto i suoi occhi le sofferenze degli ammalati, la solitudine degli anziani, le speranze dei giovani, il desiderio di concordia e di pace delle famiglie, le difficoltà del lavoro, i sogni dei tanti giovani che vengono da lontano, le tentazioni e le paure di tutta la nostra vita.
Il passaggio di Gesù per le vie del nostro paese non può essere, però, cosa di un momento, presenza avvertita e subito dimenticata, ma occorre riscoprirla ogni giorno nella processione silenziosa e umile della vita ordinaria di ciascuno. L’Eucaristia è scuola, è fonte d’amore e di servizio che necessariamente deve tradursi in vita. Ciò suppone che, nell’Eucaristia e attraverso l’Eucaristia, vengano promossi i valori di accoglienza fraterna, solidarietà e comunione che, come dice papa Francesco, vengono vissuti non solo dai santi ma anche dai genitori e dai tanti cristiani che hanno spezzato la loro vita per gli altri, a difesa della dignità dei fratelli e delle sorelle, segno d’amore per il mondo intero.
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