Si è tenuta ieri l’udienza preliminare, davanti al giudice Giuseppe Fertitta, riguardante la maxi-operazione condotta dal Settore di Frontiera della Polizia di Luino, terminata lo scorso mese di novembre dopo diverse mesi di indagini iniziate nel febbraio 2017, quando era stato arrestato un 34enne, già noto alle forze dell’ordine, che stava andando ad acquistare marijuana nei boschi tra Montegrino Valtravaglia e Cugliate Fabiasco.
A partire da un arresto, però, era stato svelato un vero e proprio vaso di Pandora, che ieri ha visto discutere il pubblico ministero Flavio Ricci e gli avvocati difensori delle persone arrestate e denunciate. Il pm ha chiesto condanne per i diversi imputati che vanno dagli otto mesi a sette anni; se quattro di questi hanno optato per il rito abbreviato, per gli altri invece ci sarà il rito ordinario, con il giudice dell’udienza preliminare che si pronuncerà il prossimo 5 giugno.
L’ipotesi dell’accusa è quella che vede da una parte i gregari e dall’altra i dettaglianti. I primi, soprattutto tossicodipendenti, raccoglievano tramite cellulare le richieste dei clienti che volevano acquistare eroina, cocaina marijuana o hashish, vendite che poi venivano gestite e controllate dai marocchini interessati dalle indagini. Oltre all’uso di telefoni, i gregari accompagnavano in automobile nelle zone boschive interessate dal traffico di droga gli spacciatori, per evitare i controlli dei sistemi di lettura targhe presenti in diversi paesi del territorio. Ad alcuni di questi, soprattutto italiani, il “servizio” veniva pagato in dosi. Dall’altra parte, invece, i dettaglianti, che sono indagati accusati di fare da mediatori per i terzi acquirenti.
Erano stati ben otto gli arrestati dai 21 ai 33 anni (sei di cittadinanza marocchina, di cui uno irregolare, e due italiani residenti sul territorio), e denunciate altre sette persone. Un gruppo che ormai aveva consolidato un sistema di spaccio nei boschi, successivamente confermato anche dalle indagini degli scorsi mesi portate avanti anche dai Carabinieri nel territorio luinese, in Valganna, Valcuvia e Val Marchirolo.
Ad esser sgominata dalla Polizia di Stato di Luino era stata un’intera rete di spaccio, che aveva i suoi tentacoli nelle zone boschive del laghetto di Montegrino Valtravaglia, Sette Termini, Alpe Tedesco, Marzio, Cadegliano Viconago, Valganna, Luino, Rancio Valcuvia e Brissago Valtravaglia, senza dimenticare Bedero Valcuvia e Brinzio.
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