Luino | 14 Aprile 2019

Ospedale di Luino, “Dalla Croce Rossa una proposta unica per il territorio”

Il presidente Pierfrancesco Buchi (Croce Rossa di Luino e Valli) auspica un'unione di intenti del territorio per trovare risposte e dare un futuro al nosocomio luinese

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L’Ospedale di Luino sta a cuore a tutta la comunità del territorio dell’Alto Varesotto, per la quale il nosocomio è un vero e proprio punto di riferimento. Diverse le polemiche tra gli amministratori locali nelle scorse settimane, a poche settimane dall’arrivo del nuovo direttore generale dell’ASST dei Sette Laghi, Gianni Bonelli, e del suo team della direzione sanitaria presente al suo fianco, che hanno evidenziato le carenze di personale e altre criticità riguardanti la struttura.

Sono tanti i politici, dalla Regione ai consigli comunali, senza dimenticare il ritorno in piazza del Comitato pro Ospedale di Luino, ad essere intervenuti chiedendo di migliorare il servizio e risolvere le diverse questioni che da tempo causano preoccupazione e timore a tutti i cittadini.

Così, siamo andati ad intervistare Pierfrancesco Buchi, presidente della Croce Rossa di Luino e Valli, che quotidianamente e da oltre trent’anni è coinvolta con le sue attività nella vita dell’Ospedale. Finora l’associazione non ha mai preso una posizione pubblica nel dibattito su questo tema, pur essendo interessata dagli argomenti legati alla sanità.

Ecco così, un’intervista con un parere sulle vicissitudini dell’Ospedale di Luino, nonostante sull’argomento sia rimasto sempre defilato, fatta al è presidente Buchi.

Lei ha sostenuto le battaglie del Comitato nato in difesa dell’Ospedale di Luino?

Io non ho mai firmato la petizione che è stata promossa, ma non l’ho fatto non perché non creda nella difesa dell’Ospedale o nell’impegno che è stato messo in campo da tanti cittadini, ma perché non volevo che la mia firma potesse rischiare di essere strumentalizzata contro qualcuno o in altre battaglie diciamo più “partitiche”. Il rischio c’è quando si costituiscono comitati di questo genere ed io devo innanzitutto tutelare l’emblema che rappresento.

Però il comitato non si è mai schierato politicamente, ma ha solo provato a portare alla luce le problematiche, provando a dare gli stimoli adeguati per risolverli…

Senza dubbio, infatti penso anche che i cittadini che si uniscono per sensibilizzare su un tema, come ha fatto il Comitato a difesa dell’Ospedale di Luino, sia sempre una cosa buona. Un buon esempio infatti di cittadinanza attiva. È però importante considerare che io rappresento un’associazione autorevole e ben radicata sul territorio, che si ispira sì ai principi di neutralità ed imparzialità, ma che ha anche il dovere di dare degli indirizzi a migliorie politiche sociali e sociosanitarie. È proprio per questo che credo che solo con un metodo istituzionale e condiviso, si possa dare più forza e più voce ad una giusta difesa del nostro Ospedale.

Quale sarebbe?

Dobbiamo prendere esempio dalla Comunità Montana del Piambello che ha istituito una Commissione Sociosanitaria ad hoc per preparare una proposta istituzionale e condivisa di riqualificazione dell’Ospedale di Cuasso da presentare alla Regione Lombardia. In questa Commissione siedono: Giovanni Resteghini (presidente della Commissione, rappresentante del piano di zona del distretto di Arcisate nonché sindaco di Bisuschio), Jenny Santi (rappresentante nominato dall’assemblea dei sindaci e sindaca di Porto Ceresio), Pinuccia Mandelli (rappresentante del piano di zona distretto Luino e vicesindaco del comune di Cunardo), Angelo Ferrarello (rappresentante del comune di Cuasso), Gian Battista Seresini (rappresentante del comitato ospedale di Cuasso), Alberto Villa (organizzazioni sindacali) e Fabio Tortosa (associazioni volontariato di soccorso).

Beh, hanno coinvolto tutti gli attori del territorio. E cosa hanno fatto di concreto?

Hanno fatto un lavoro straordinario, di confronto ed approfondimento su una proposta concreta, su un’idea di riqualificazione, valorizzazione e difesa della struttura di Cuasso. Un percorso durato cinque anni che li ha portati a presentare una propria proposta direttamente alla Commissione Sanità della Regione, ad incontrare molti consiglieri regionali, fino ad arrivare alla Direzione Generale dell’azienda ospedaliera, non per fare foto o chiacchierate, bensì per due ore intense di analisi sulle prospettive che si stavano mettendo sul tavolo. Il tutto stimolando l’interesse e l’attenzione su questo tema in forma costruttiva, propositiva, ma soprattutto autorevole. Ora la Regione ha in mano un’idea valida e condivisa di valorizzazione su cui potrà decidere il da farsi sul futuro di Cuasso, politicamente e con maggior chiarezza su tutte le vie percorribili.

Difficile nel contesto luinese trovare unità. Spesso, ultimamente, assistiamo ad un botta e risposta tra i politici locali, con tante divisioni tra i vari gruppi politici. Per quale ragione?

Su Cuasso la Regione ha avuto un interlocutore unico, autorevole, sostenuto da più attori. Non si è trovata davanti né a battaglie di piazza né a strumentalizzazioni partitiche, ma ad una vera e propria proposta allargata di valorizzazione e ristrutturazione dell’Ospedale. Un fronte locale unito con un peso molto diverso dalle singole alzate di voce o da iniziative in ordine sparso.

Quindi lei cosa farebbe?

Finché assistiamo a strumentalizzazioni o lotte tra forze politiche in nome del nostro Ospedale, non otterremo nulla se non quello di non essere ascoltati a sufficienza. Solo facendo un discorso di territorio, istituzionalmente parlando, unendo tutti i sindaci su una proposta unitaria, costruita con gli altri attori che quotidianamente vivono il nostro Ospedale, si può dare maggior peso a questa battaglia. Il sindaco di Luino e il presidente del Piano di Zona possono giocare un ruolo importante in questa direzione. Nella Comunità Montana del Piambello che va da Cremenaga a Cunardo fino ad Arcisate, grazie anche alla regia di Maria Sole De Medio, sono riusciti a restare uniti e credibili su Cuasso, con una proposta, quella uscita dalla Commissione sociosanitaria, votata all’unanimità da tutti i sindaci, superando le appartenenze partitiche o gli interessi da campagna elettorale.

Ma nel luinese gli attori sono diversi…

In ogni caso credo che quel modello dovrebbe essere anche il nostro, puntando al riconoscimento dell’Ospedale di Luino come un Ospedale di montagna, ottenendo così deroghe di legge e ottimizzazioni utili ad azioni migliorative concrete. Serve poi potenziare il nostro Pronto Soccorso in considerazione all’ampio territorio su cui insiste, senza però mai dimenticare che l’Ospedale di Luino, nonostante abbia oggettive problematiche come la maggior parte delle strutture sanitarie, è però una realtà dove lavorano operatori sanitari e medici di grande professionalità e sensibilità; noi questo lo vediamo tutti i giorni andando nei reparti per le trasferte dei malati o con il 118 in Pronto Soccorso.

Quale dovrebbe essere l’approccio iniziale per raggiungere questo obiettivo?

Di sicuro un approccio che sarebbe più rappresentativo per tutte le sensibilità e gli interessi dei cittadini, non solo di Luino ma di tutto il Nord Verbano. Bisognerebbe infatti istituzionalizzare una rappresentanza ampia e autorevole del territorio. Confrontarsi su una proposta unitaria di riqualificazione del nostro Ospedale ed un potenziamento del nostro Pronto Soccorso. Questa proposta, farla approvare da tutta l’assemblea dei sindaci, dalla Comunità Montana e dai consigli comunali. Sottoscritta dal Comitato dell’Ospedale e dalle principali associazioni di soccorso che operano nel nostro presidio sanitario. Da lì poi presentarla agli organi di governo della Regione.

Però al momento non si ha unità di intenti, ma spesso scontri tra le parti….

Sarebbe utile per il nostro futuro voltare pagina dai battibecchi tra i partiti o tra il Comitato e qualche politico locale. Ragionare invece al fine di dare maggiore autorevolezza ad un territorio unito per il nostro Ospedale, mettendo da parte le appartenenze politiche diverse e con la consapevolezza che qualsiasi iniziativa istituzionale si dovesse prendere, questa debba passare dal coinvolgimento obbligato di chi vive ogni giorno il nostro Ospedale nel ruolo di operatore sanitario, associazione del soccorso, cittadinanza attiva. Il metodo usato dai sindaci della Comunità Montana del Piambello è un fatto concreto e attuale; prendiamo esempio da loro e sul nostro Ospedale iniziamo a fare un lavoro di squadra per ottenere maggiori risultati.

Se fosse creata una Commissione ad hoc, con una rappresentanza ampia come ho inteso lei stia auspicando, la Croce Rossa che ruolo potrebbe avere?

In Croce Rossa siamo abituati a valorizzare le competenze dei singoli volontari, responsabilizzandoli proprio in base alle risorse professionali che mettiamo in campo. Nella Commissione Sociosanitaria del Piambello indicai, di concerto con il collega Presidente CRI della Valceresio, il volontario CRI Luino Fabio Tortosa, uomo di grande competenza sul tema dell’Ospedale di Cuasso. Un contributo di idee e di esperienze da più parti apprezzato e riconosciuto, soprattutto dalla politica locale. Per l’eventuale redazione, a più mani e quindi anche con il contributo di Croce Rossa, di una proposta condivisa sull’Ospedale di Luino userei lo stesso metodo, proponendo un nostro volontario con il medesimo profilo di Tortosa.

Mi tolga infine una curiosità, che penso non sia solo la mia. In passato ha preso posizione anche su altri temi socio-politici legati alla vita della nostra Comunità. Per quale ragione? Il suo impegno potrebbe in futuro andare oltre la Croce Rossa?

Nel 2020 scade il mio mandato da Presidente in CRI. Ad oggi ho intenzione però di ricandidarmi per un secondo mandato; assieme ai miei collaboratori abbiamo ancora tante idee e progetti da mettere in campo per la nostra Comunità e per il mondo del volontariato. L’associazione Croce Rossa è fatta da donne e uomini straordinari, che ogni giorno ti danno motivazione nel partecipare alla costruzione di una società migliore, partendo dal contesto locale. Questo è il mio impegno, presente e futuro.

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