Cittiglio | 9 Aprile 2019

Torna a viaggiare il Ciclista della memoria, anche grazie ai “ragazzi eccezionali” di Cittiglio e di Varese

Torna in sella alla sua bici Giovanni Bloisi, dopo l'incidente accadutogli la scorsa estate su una montagna dietro Cittiglio, quando cadde in una scarpata

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Nonostante un brutto incidente, occorsogli l’estate scorsa, non si ferma la missione del Ciclista della Memoria, Giovanni Bloisi. Il merito è certamente della sua grinta e del suo ottimismo contagioso, ma un contributo non indifferente lo hanno dato anche gli specialisti degli Ospedali di Cittiglio e di Varese.

A riconoscerlo è lui stesso: “Non so se sono stato fortunato, ma qui avete dei ragazzi eccezionali!”, esordisce Bloisi raccontando la sua storia. Lui ormai è famoso, per quanto rifugga la notorietà. Le sue imprese però suscitano interesse e curiosità, ma soprattutto permettono di ricordare: “Tutto quello che faccio, lo faccio per la memoria, perché non si dimentichi quello che è stato e che non deve più capitare”.

Bloisi è solito compiere in bicicletta lunghi viaggi in solitaria per raggiungere mete, anche poco conosciute, che sono state teatro di vicende che devono essere ricordate, dai campi di sterminio ai luoghi che hanno accolto i superstiti della Shoa. Per compiere queste imprese, lui, appassionato di alpinismo, sci alpinismo e, ovviamente, di ciclismo, si sottopone ad un allenamento costante.

Ed è stato proprio mentre si allenava, l’estate scorsa, su una montagna dietro Cittiglio, che, messo un piede in fallo, cadde in una scarpata. “Per fortuna, un albero attutì la caduta – ricorda Bloisi -. Grazie all’aiuto dei miei due compagni di allenamento, raggiunsi l’Ospedale di Cittiglio. Era il 28 giugno. Mi diagnosticarono una frattura al malleolo sinistro e all’ulna destra. Mi dissero che dovevano mettermi una placca per ricomporre la frattura”.

L’intervento di Ortopedia ebbe luogo il 2 luglio. Dopo una notte in Ospedale, il paziente venne dimesso senza complicazioni. “Tutto era a posto, il braccio non doleva e lo muovevo bene. Alla fine dell’estate, però, ho notato una crosticina rossa in corrispondenza della cicatrice. Ho subito chiesto all’ortopedico che mi aveva operato e il giorno stesso ero in ambulatorio per la visita. Venne fuori che c’era un’infezione all’ulna e che bisognava asportare un pezzetto di quell’osso per sostituirlo con del materiale sintetico, assumendo nel contempo degli antibiotici”. Anche questa volta l’intervento andò bene, ma non era ancora risolutivo: il materiale sintetico, infatti, è provvisorio e comunque non consente i movimenti completi del braccio e della mano. “Mi mandarono a Varese, per una nuova operazione”.

L’intervento questa volta viene eseguito all’Ospedale di Circolo di Varese. In sala operatoria, Mario Cherubino, Alessandro Faggetti e Federico Tamborini, della S.S.D. Microchirurgia e Chirurgia della mano: si tratta di eseguire un autotrapianto dell’osso del perone per ricostruire l’ulna. “Il prof. Cherubino mi spiega che si può asportare il perone senza conseguenze e dal perone si può ricavare la parte di osso necessaria per sostituire l’ulna, quella sì indispensabile, soprattutto per chi, come me, ha fretta di tornare in sella alla bicicletta!”.

L’intervento di microchirurgia è delicato e complesso, della durata di 8 ore, ma riesce perfettamente. Bloisi ha di nuovo il suo braccio perfettamente funzionante, senza nessun problema a camminare: “Quando, la mattina dopo l’intervento, Cherubino mi disse di camminare, istintivamente ho chiesto le stampelle. Ma lui mi ha detto che non ne avevo bisogno, e infatti, con mia sorpresa, camminavo esattamente come prima, senza alcuna difficoltà!”.

L’intervento è stato eseguito alla fine del mese di novembre. “I medici mi dissero di essere prudente, per evitare traumi al braccio in attesa che calcificasse a dovere. Tutto è andato liscio e a marzo sono risalito in sella, anche se al prof., questo, non l’ho ancora detto!”. Le visite di controllo confermano la buona riuscita dell’intervento e danno l’avallo a Bloisi per ricominciare i suoi pellegrinaggi a due ruote.

Già il prossimo mese di maggio il Ciclista della Memoria partirà da Padova per raggiungere Bari seguendo il percorso del capitano Enrico Levi, esautorato dalla Marina Militare Italiana nel 1943 perché ebreo. A luglio, invece, il nuovo grande salto, verso la Russia, sempre in bici, per cercare i luoghi che videro la tragedia dell’ARMIR.
Ogni viaggio, una storia. Ogni storia, un tassello di memoria che si aggiunge, per completare un puzzle che sia di monito per il presente e per il futuro.

A me piace definirmi un lento viaggiatore solitario in bicicletta. Viaggio piano, così da permettere alla mia bicicletta di dialogare con la strada, soprattutto con le vie meno battute, quelle che più hanno da raccontare. E viaggio solo, perché i miei percorsi richiedono meditazione. Quando torno, però, racconto, perché la memoria che raccolgo deve essere condivisa. E se posso continuare a farlo, è anche grazie a quei ragazzi eccezionali degli Ospedali di Varese e di Cittiglio!”.

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