Bedero Valcuvia | 8 Febbraio 2019

XXVII Giornata Mondiale del Malato, Bedero Valcuvia e Masciago Primo insieme per aiutare i bisognosi

La Caritas Parrocchiale, da più di dieci anni, ha tra le sue iniziative la "visita mensile" a chi per età, malattia o altro, è impossibilitato ad uscire di casa

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In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, nella chiesa di Sant’Ilario di Poitiers, la comunità di Bedero Valcuvia e Masciago Primo si riunirà intorno a tutte le persone sofferenti delle parrocchie per celebrare la Santa Messa e ricevere l’Unzione degli Infermi.

La Giornata mondiale del malato, fissata significativamente per l’11 febbraio, giorno della memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, è stata istituita da Giovanni Paolo II agli inizi degli anni ‘90, dietro richiesta del presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale degli operatori sanitari di quel tempo, Cardinale Fiorenzo Angelini.

Il tema di questo anno è: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito.

In occasione di questa giornata, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio, Papa Francesco nel suo messaggio ci dice che “la vita è dono di Dio”, e “i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione”, sottolineando che “la cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che ci è caro”.

In Sant’Ilario, accanto ai malati e ai loro familiari, saranno presenti tutti i volontari della “Caritas Parrocchiale”, che si prodiga a stare vicino con premura e amore a chi è infermo, testimone di una chiesa che si accosta a loro in uno spirito di autentica prossimità, secondo l’insegnamento di Gesù: “Ero malato e mi avete visitato”. La Caritas Parrocchiale, da più di dieci anni, ha tra le sue iniziative la “visita mensile” a chi per età, malattia o altro, è impossibilitato ad uscire di casa. Visite di durata limitata, ma significative proprio perché ci si rende conto di quanto sia vitale per chiunque sia in difficoltà vedere qualcuno che lo tenga legato alla propria comunità di appartenenza. L’accoglienza è sempre gioiosa e il desiderio di “raccontarsi” fa subito capire chi guida la visita.

D’altronde l’incontro con il malato esige disciplina: occorre saper tacere e saper parlare con discernimento, non imporre la propria visione e i propri desideri, non finire per fare del malato un’occasione di protagonismo caritativo. A volte, proprio perché non si hanno parole adeguate, una carezza, una stretta di mano, può essere fonte di grande consolazione.

Una comunità che non lascia soli i suoi malati, ma che li aiuta, li consola, li solleva, entra in contatto con il loro dolore, condivide per quanto possibile la loro impotenza e la loro debolezza, è una comunità viva, capace di fare crescere la forza dei suoi legami. E’ spesso il malato che insegna qualcosa a noi, che ci tocca il cuore, che ci dà conforto, che ci ottiene dal Signore la forza per camminare sulla strada del Vangelo e che ci arricchisce.

Stare accanto alle persone che soffrono, infatti, porta scoprire che stiamo facendo del bene non solo a loro, ma anche a noi stessi: il malato risveglia in noi la certezza della nostra piccolezza e del nostro bisogno di Dio e degli altri.

(Gruppo Caritas – fonte Eco del Varesotto)

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