La Chiesa di San Giuseppe, sita tra piazza Garibaldi e viale Piero Chiara, fu costruita come cappella privata dei conti Marliani, allora feudatari di Luino e Quattrovalli, presso il loro palazzo: tuttavia le celebrazioni religiose furono subito aperte al pubblico.
L’oratorio venne consacrato nel 1665: la lapide sopra l’ingresso parla di ultimazione nel 1666. Il progetto si deve a Gerolano Quadrio allora architetto della fabbrica del Duomo a Milano e impegnato in molte grandi fabbriche di Milano e Lombardia. Il bell’impianto spaziale dell’interno si proietta al di fuori nel porticato di inusitate proporzioni, retto da due grandi colonne in granito rosa di Baveno, che costituisce il connotato più significativo della città.
A lato dell’ingresso due statue di San Giuseppe e di San Dionigi (fra i primi vescovi di Milano, dai Marliani disinvoltamente associato alla famiglia), belle statue seicentesche di mano avvicinabile a quella di Dionigi Bussola. All’interno si ammirano l’altare maggiore, certo disegnato del Quadrio: pregevole la pala con gli Sponsali di Giuseppe e Maria, di valente pennello (excellenti penicillo in tela espressa), come giudicò il cardinal Pozzobonelli nel 1748.
Gli altari laterali sono singolare opera in legno, forse settecentesca, di sapore ligure. Altre tele di pregio sono poste a lato dell’altare (la Natività, a destra, mostra la stessa mano della pala) e sugli altari laterali (San Francesco e il bambin Gesù con santi francescani): a lato dell’altare destro bella statua lignea di Sant’Antonio da Padova (era stata posta in nicchia sopra l’altare, in sostituzione della tela che ora vi è stata ricollocata): pregevole ancorché molto deteriorata la tela appena a sinistra dell’ingresso che rappresenta un episodio della vita di San Benedetto, da non molto riconosciuta come opera di Pietro Ligari (1686 – 1757), valente pittore valtellinese. Pregevole l’intaglio del pulpito, della trave nell’arco trionfale e dell’organo: lo strumento è stato fedelmente ricostruito sulla base di quello originale, datato 1685.
Nel vano a sinistra dell’altare, un tempo riservato ai patroni, si conservano alcune lapidi funebri della famiglia Crivelli, che subentrò nel feudo luinese ai Marliani. (Fonte L’Eco del Varesotto)
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