Lavena Ponte Tresa | 8 Gennaio 2019

Lavena Ponte Tresa, divieto di pescare vicino al ponte della dogana

La pesca e le acque del Ceresio nel dibattito italo-svizzero tra la fine del 2018 e l'inizio del nuovo anno. Preoccupazione per i cormorani "killer" di trote

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Tra la fine del 2018 e questi primi giorni del nuovo anno, la situazione del lago Ceresio è tornata ad occupare una posizione di rilievo nel confronto tra istituzioni, utenti e associazioni coinvolte a vario titolo nel dibattito sullo stato delle acque al confine tra Italia e Svizzera. Un dibattito che ha assunto traiettorie ben precise dopo i recenti interrogativi sollevati dall’Unione pescatori del lago Ceresio, raccolti e riportati attraverso le pagine de La Prealpina.

Che fine hanno fatto le trote riversate nel lago nel corso delle ultime settimane? Perché i pescatori non ne hanno traccia? C’è qualcosa che minaccia la loro sopravvivenza? C’è un motivo se le reti ultimamente restano vuote e le canne a secco, e la spiegazione fornita dall’ente, interpellato dal quotidiano locale, ha fatto scattare l’allarme nei confronti di cormorani e svassi, uccelli acquatici che avrebbero allegramente banchettato sotto le feste facendo incetta di pesci e in particolare di trote, le quali muovendosi a filo d’acqua sono condannate, seguendo questa ipotesi, al ruolo di facili prede.

Individuata la fonte del problema, risolverlo si è però subito rivelato un ostacolo ancor più grande, data la posizione del cormorano all’interno dello scenario faunistico locale. Si tratta infatti, come ha spiegato l’Unione sempre tramite La Prealpina, di una specie antica e già presente nelle strategie di conservazione condivise a livello europeo. Da tempo non è più cacciabile e tra le sue abitudini non figura quella di nidifcare nell’area del Ceresio, il che ha rapidamente escluso il rimedio risolutivo suggerito in un primo momento dai pescatori della zona: distruggere i nidi dei volatili o in alternativa definire un programma di abbattimento.

Al contrario è proprio per i pescatori che, con l’inizio del 2019, entra in vigore una misura di carattere restrittivo: il divieto di indirizzare canne e reti nelle immediate vicinanze del ponte della dogana di Ponte Tresa, dove inoltre non è più possibile attraccare le barche per l’esercizio della disciplina fino ad una distanza di dieci metri verso il lago. Lo stabilisce il provvedimento ordinato da Marco Zacchera, commissario per la pesca nelle acque italo-svizzere, che estende anche a tempo indeterminato il divieto di pesca nel fiume Tresa, nel tratto che si trova tra l’argine lungo Tresa, piazza Europa e piazza Mercato.

E’ ancora il quotidiano locale, riprendendo alcune righe del documento, a spiegare questa ulteriore novità legislativa legate all’area, che “è interessata dal canale di passaggio per pesci e quindi è necessario tutelare l’ittiofauna all’imbocco e sbocco della scala di monta”, che si trova nei pressi delle due piazze menzionate. Qui una finestra in vetro, presente da circa un decennio, consente di tenere sotto controllo il transito dei pesci, grazie all’occhio di un sistema di registrazione che fornisce dati e immagini impiegati a livello didattico e scientifico.

E’ così che nonostante lo stallo tra Italia e Svizzera sul versante dei volatili killer, le cui difficoltà sono dettate principalmente dai differenti canoni legislativi, la zona doganale guadagna in termini di sicurezza e tutela con l’inizio del nuovo anno.

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