Laveno Mombello | 24 Dicembre 2018

Laveno Mombello, “Quando la sabbia ricade sulle dune del cuore”

L'assessora Marchetti: "Iniziative che ci hanno portato a conoscere meglio i motivi che portano diverse persone a intraprendere il viaggio lungo e pericoloso"

Laveno Mombello, pienone a Villa Frua per
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(articolo di Nadia Marchetti, assessora ai servizi sociali di Laveno) Le parole di Senghor, poeta e politico senegalese, sono state il motto che ci ha guidato attraverso un viaggio ideale nell’Africa di oggi, tenutosi in vari incontri presso la Biblioteca di Laveno, realizzato in collaborazione con la cooperativa Agrisol, braccio operativo della Caritas diocesana di Como.

Numerose conferenze, documentari e filmati ci hanno portato a conoscere meglio, al di là dei luoghi comuni e delle paure che spesso condizionano la nostra percezione dell’Africa e degli africani, i motivi che portano diverse persone a intraprendere un viaggio lungo e pericoloso, che può durare anni, attraverso i deserti e poi attraverso il mare Mediterraneo, per arrivare in Europa.

L’Africa è prima di tutto un continente con diversi volti, quindi è stato detto che si dovrebbe parlare di Afriche, o meglio di tanti stati, ciascuno con delle caratteristiche diverse, come in Europa. Alcune regioni sono più progredite, in altre prevalgono la miseria e le guerre tribali o religiose. La rapida decolonizzazione ha lasciato molti stati in balia degli eventi, dove la violenza brutale e la mancanza di leggi hanno reso la vita impossibile agli abitanti. Spesso le vittime di violenze indicibili sono le donne. Perché non andare via? Tuttavia il più grande movimento migratorio è all’interno dell’Africa stessa, dalle campagne verso le città, dalle regioni più povere agli stati più ricchi. Coloro che tentano il viaggio verso l’Europa sono una minoranza, rispetto a questi grandi numeri.

Molte regioni sono passate da una civiltà prevalentemente agricola o dedita alla pastorizia nomade a Internet, senza i passaggi intermedi che hanno permesso agli europei di progredire in modo più equilibrato, anche se non sempre semplice. Con Google Maps è possibile vedere il mondo intero e capire che esistono luoghi dove l’acqua non è un privilegio, il cibo è abbondante e le case non sono fatte di lamiera, di paglia o di ciò che viene raccolto nelle discariche.

Chi di noi in queste condizioni non vorrebbe cambiare vita? Nel bellissimo documentario “Shuluq – Vento di mezzogiorno”, girato da Martina De Polo, un trafficante di uomini afferma che lui dopotutto vende sogni. Per questo spesso le persone si indebitano, attraversano i deserti stipate in camion vecchissimi, senza cibo né acqua, con viaggi che possono durare anche anni. Il punto di arrivo è la Libia, dove spesso uomini e donne vengono incarcerati per un tempo indefinito. Forse anche la traversata è preferibile alle carceri libiche.

E una volta arrivati in Italia, se hanno fortuna? Ancora anni di sospensione, in attesa che la loro identità venga riconosciuta, per ottenere un permesso di soggiorno; non mancano il cibo e le sigarette, ma sono ancora una volta bloccati a tempo indeterminato, senza una identità o uno scopo, a causa degli accordi di Dublino. In queste condizioni è facile impazzire, cadere nelle mani della criminalità, morire sotto il sole raccogliendo pomodori; l’identità negata significa anche non essere riconosciuti come persone.

Tuttavia potrebbero esistere modalità diverse di accoglienza, per permettere a chi è arrivato in Europa un adattamento culturale e linguistico e quindi una integrazione possibile. E’ necessaria una buona accoglienza, una accoglienza di qualità, che permetta ai migranti di conoscere la lingua, la cultura e le leggi del paese che li ospita. Sappiamo tutti che non è sempre così, che spesso alcune cooperative vogliono solo fare profitti senza fare accoglienza. Se è vero che gli atti di criminalità sono da condannare, dovremmo anche chiederci fino a che punto siamo corresponsabili di certi delitti, che hanno contribuito ad alimentare l’odio razziale verso tutti coloro che hanno la pelle scura. Per tornare alle parole di Senghor, la sabbia è ricaduta veramente sulle dune del cuore, dopo essere stata gettata negli occhi. Lo dimostrano anche gli insulti biechi e volgari rivolti sui social media alla cooperante che è stata rapita in Kenya.

Desidero ringraziare la cooperativa Agrisol, con cui abbiamo collaborato, in particolare Lella Guelfi e Sarcel Mgbabie; naturalmente i miei ringraziamenti vanno anche a tutti i relatori che ci hanno parlato della loro esperienza e della loro visione dell’Africa di oggi, oltre che a tutti coloro che hanno partecipato a questi incontri con interesse e anche un po’ di passione per il continente africano.

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