Laveno Mombello | 24 Dicembre 2018

Laveno Mombello, pienone a Villa Frua per “conoscere, capire ed esserci”

Tante le domande e le curiosità di fronte ai drammi di una terra martoriata, di persone negate, di storie assassinate. Bella esperienza per i ragazzi del Liceo

Laveno Mombello, pienone a Villa Frua per
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(articolo di Francesca Rigamonti) Villa Frua, per tutta la durata dell’evento, è stata testimone del passaggio di tantissime persone. Visi meravigliati davanti ai lavori di quilt ed ai vestiti tipicamente africani realizzati dalle donne, ospitate nei centri di accoglienza e negli appartamenti gestiti dalla Cooperativa Agrisolservizi, braccio operativo della Caritas diocesana di Como.

Visi emozionati di fronte alle bellissime foto in bianco e nero di Marco Aime. Visi stupiti e commossi durante le conferenze ed i film. Visi curiosi di ragazzini liceali durante gli eventi creati con il Liceo di Laveno.

Eh sì, sono passate tante persone! Ma la cosa più bella è che si sono fermate, hanno voluto conoscere, capire, esserci. E sono tornate, partecipando a tutti gli eventi, condividendo in modo empatico questi momenti con i nostri ospiti. Tante le domande e le curiosità di fronte ai drammi di una terra martoriata, di persone negate, di storie assassinate. Ma nonostante la tristezza e la disperazione di questa realtà è stato commovente l’abbraccio invisibile ma percepibile tra i nostri ospiti ed il pubblico, giovane o vecchio che fosse. E’ stato toccante cogliere un clima di vera accoglienza che ha permesso ai nostri ospiti di lasciarsi andare, di narrarsi con semplicità e senza remore.

Soprattutto con i ragazzi del Liceo di Laveno: hanno ascoltato le storie di Sarcel, Abdifatah, Oyas e Abraham in religioso silenzio, con attenzione e poi, attraverso le loro domande, hanno coinvolto gli altri ragazzi ospiti di Agrisol, che si sono dilungati spontaneamente nel racconto delle loro vicende.

Osservare i volti delle persone presenti durante tutti gli incontri è stato sorprendente. Il coinvolgimento, non solo nei racconti personali degli ospiti, ma anche alle conferenze ed alla proiezione dei documentari è stato indice di una volontà da parte dei partecipanti di non restare indifferenti davanti ad una realtà così complessa, di non voler osteggiare, come i tempi odierni caldeggiano di fare, il fenomeno immigratorio. Anzi, si è potuta cogliere una forte volontà di prendersene cura. E non solo delle persone, ma anche delle nostre responsabilità storiche, passate ed attuali.

I relatori sono stati molto bravi ad appassionare le persone alla storia di un continente, (oggi in Italia conosciuto solo per paradigmi e pregiudizi), a far emergere come culture antiche, ed in alcuni casi ancora orali, siano in grado di riportarci a modalità di confronto ed espressione che non annullano il più debole in favore del più forte, ma anzi, in un’ottica di vera democrazia, non permettono nessuna forma di sopraffazione.

Marco Aime, antropologo, si è soffermato molto su questo aspetto, riportando l’importanza nei villaggi della presenza del “togouna”, luogo dedicato alla soluzione dei problemi interni: struttura dotata di un tetto molto basso dove, se ci si arrabbia e ci si alza in piedi, si batte la testa.

Altro aspetto importante sottolineato da Aime, sia nell’esposizione fotografica (in cui ogni foto è distinta dal proverbio citato nelle didascalie, trasformandosi in un gioco in cui ogni pezzo combacia ludicamente con l’altro ), sia nella conferenza, è stato l’uso dei proverbi. Racconta Aime: “Il proverbio è una formula fissa, autonoma, non va spiegato. Ha quindi un profondo significato, è un patrimonio culturale collettivo. E’ il riassunto di una conversazione. In Africa c’è un grande investimento sulla parola, è un ottimo modo per eliminare i litigi”.

Anna Pozzi, giornalista, si sofferma sulle figure femminili, donne per lo più anonime, lottatrici in prima linea per la dignità e la libertà e che sono portatrici di valori e sapienza. “Racconterò le donne dal punto di vista femminile, dipingendo con la parola alcuni ritratti di donne, che sono il simbolo di tutte le donne africane. L’Africa non è un monolite culturale, ma queste donne rappresentano la grande capacità di resistenza di un continente martoriato. E loro sono l’immagine e l’emblema della vera resistenza e rinascita”.

Informare, restituire le corrette nozioni di ciò che sta succedendo adesso: questa è stata la chiave del successo dell’evento. Concluderei con le parole che Anna Pozzi ha usato per chiudere il proprio intervento: “Smettere di aiutare l’Africa secondo la nostra convenienza, ma creare situazioni di giustizia”.

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