I problemi della Sanità pubblica lombarda, nell’Alto Varesotto, evidenziano non solo criticità nelle struttura, per le quali l’ATS Insubria è a conoscenza ed è in costante lavoro, grazie alla direzione sanitaria, agli amministratori locali e alle richieste dei comitati di cittadini, ma anche, come già noto, nelle infinite liste d’attesa, come spiegato dal presidente Sergio Moalli durante una riunione in comune a Luino insieme ai rappresentanti del Piano di Zona.
Sono tanti, infatti, quasi tutti, gli ambulatori che, almeno a Luino e nel nord della provincia, hanno gli stessi problemi, con visite che non sono programmabili prima di giugno 2019. “Mia nonna, una signora di 80 anni senza patente, è diventata ingestibile (causa probabilmente neurologica) e il medico le ha prescritto una visita con priorità U, vale a dire entro 72 ore al massimo – racconta una donna luinese -. Abbiamo bisogno di una cura il più presto possibile e appena avuta la ricetta, negli scorsi giorni, ci siamo recati prima al centro ‘Le Terrazze’ di Cunardo e poi in Ospedale a Luino al CUP. In entrami i casi, tralasciando le modalità, ci hanno detto che non c’era alcun tipo di possibilità di avere un appuntamento. Mi hanno rifilato un biglietto con scritti dei numeri da chiamare per vedere se loro avrebbero potuto fissare un appuntamento”.
“Nessuno dei numeri indicati da qui a Milano, però, aveva posto, la prima data disponibile era nell’anno nuovo – continua a spiegare la signora -, mentre due strutture hanno addirittura detto di non avere il neurologo. Io sono scioccata e allibita per questa situazione. Fosse stata una ricetta normale non ci saremmo stupiti delle date, perché all’interno del CUP, questa mattina, a tutte le persone che arrivavano per prenotare venivano assegnate date a settembre, ottobre e novembre 2019. Avendo una priorità, invece, urgente credo sia addirittura assurdo non garantire appuntamento“.
“Che ne sarà di mia nonna, nel frattempo, se senza terapia dovesse avere seri problemi e farsi male? Chi sarebbe responsabile di tutto questo? Nessuna struttura ha saputo darmi aiuto. Ho dovuto accettare un appuntamento ad oltre un’ora e mezza da casa e non penso sia una cosa giusta. Vorrei portare all’attenzione di tutti, delle istituzioni e della direzione sanitaria, queste problematicità che sono a dir poco allucinante”, conclude la donna.
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Non ho parole e poi parlano del meridione