Luino | 8 novembre 2018

Luino, Alessandro Barbaglia torna al “Carlo Volontè”: “Ragazzi, non smettete mai di sognare fantasie”

Lo scrittore novarese ha incontrato ieri mattina gli studenti luinesi per presentare il suo secondo romanzo, "L'Atlante dell'Invisibile", edito da Mondadori

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“Faccio fatica a parlare delle storie che ho ancora in cantiere, spesso per la paura che possano sfuggirmi tra le mani e non farsi più vedere. Posso dire però che la mia nuova storia si occupa di capire dove vanno a finire le cose infinite perché sono convinto che giungano ad una conclusione, prima o poi. Credo di avere trovato una risposta”.

Con queste parole, dodici mesi fa, lo scrittore Alessandro Barbaglia salutava gli studenti luinesi dell’Istituto “Carlo Volontè”, a margine della presentazione del suo romanzo d’esordio “La locanda dell’ultima solitudine“. Ieri mattina, esattamente un anno dopo il primo incontro, l’autore di Novara è tornato davanti al pubblico dell’Aula Magna, composto da circa duecento studenti, suddivisi in due gruppi e accompagnati dal professor Giuseppe Cuttone, per ripartire, microfono alla mano, da quanto lasciato in sospeso.

E’ infatti probabile che ora alcune risposte a quella strana questione esistano, ma per ottenerle bisognerà percorrere tutte le traiettorie disegnate all’interno de “L’Atlante dell’Invisibile“, il nuovo libro edito da Mondadori con cui Alessandro Barbaglia esplora la geografia delle cose non tangibili che facendo leva sulle necessità dell’uomo, ma anche e soprattutto sulle sue emozioni e sui suoi sentimenti, lo tengono in vita.

Tra queste c’è la fantasia, fonte inesauribile d’ispirazione per uno scrittore capace di uscire dal bar sotto casa, dopo aver consumato la colazione come ogni mattina, con la prossima storia da dare alle stampe già in testa. In tasca, ad essere precisi, tra le parole e i segni impressi con l’inchiostro della penna, sempre a portata di mano, su una serie di tovaglioli strappati in rapida sequenza dal contenitore plastificato posto sul bancone, sotto allo sguardo incredulo del barista.

Per cogliere il senso di simili impulsi, dettati dalla creatività nel vortice di pensieri che non si ferma nemmeno davanti ad un caffè accompagnato da una brioche, bisogna essere come Alessandro, oppure provare a mettersi nei suoi panni. E’ fondamentale in altri termini vivere di storie, immergersi a tal punto nella fantasia da renderla un bene indispensabile al sostentamento, al pari di acqua, ossigeno, luce, caldo, freddo, musica, tempo, felicità. Gli stessi beni primari che espressi in lettere affollano quei tovaglioli, segnando l’inizio delle vicende di Elio e Teresa, che proprio in un bar, ascoltando la radiocronaca della Milano-Sanremo, edizione 1946, la prima dell’Italia libera dalla dittatura, scoprono di amarsi, pur non essendosi mai visti prima. Gli stessi concetti essenziali alla vita come l’immaginazione, quella di Dino, Sofia ed Ismaele, tre adolescenti della Val di Non che rapiscono la luna in segno di protesta, prima che il loro paese venga spazzato via per lasciare il posto ad un gigantesco lago artificiale, tra i più grandi mai visti.

Piccoli schizzi di trama, perché Alessandro, in un’ora e mezza circa di presentazione, cita le avventure dei suoi personaggi solo dopo aver dedicato ampio spazio ad un aspetto ritenuto prioritario per una platea di giovani studenti. Troppo giovani per sapere che il drammaturgo Orson Welles, nel 1938, proprio grazie al potere della fantasia, interpretando lo sceneggiato radiofonico “La guerra dei mondi“, terrorizzò gli Stati Uniti dalle frequenze della CBS, convertendo involontariamente parte dell’omonimo romanzo nella notizia di una imminente invasione aliena. Ecco l’essenza magica delle parole, la stessa che veicola la mente da un’estremità all’altra dell’Atlante ideato da Barbaglia, entro il quale realtà e finzione si scambiano continuamente di posto fino a diventare un tutt’uno.

Aneddoto efficace per preparare il terreno ad una sfida che rimane in eredità al lettore, una volta esaurite le duecento pagine di cui il romanzo è composto: “non smettere mai di sognare fantasie“.

“Ma come nasce l’invisibile?”, chiedono gli studenti luinesi prima di lasciare l’aula. E questa volta non dovranno attendere a lungo per ottenere una risposta, se non il tempo di un’altra storia che lo scrittore pesca tra i ricordi indelebili dell’infanzia. “Chiudi gli occhi e dimmi cosa vedi“, dice il padre rivolto ad Alessandro dopo aver collocato con delicatezza la puntina su un disco di musica classica, diffondendo la melodia per la cucina di casa. Alessandro esegue e si immerge nel buio. Ad un tratto però dice al padre di aver percepito la presenza del mare. “E’ perché hai visto l’invisibile – risponde il genitore -. Non devi smettere mai di vedere l’invisibile“.

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