Varese | 8 novembre 2018

L’industria a Varese rallenta, ecco il commento del Presidente dell’UNIVA

“Di questo passo non cresceremo mai dell’1,5%. Invertiamo subito la rotta” sostiene Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese

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L’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ha pubblicato ieri lindagine congiunturale sul terzo trimestre della produzione industriale varesina, che mostra un rallentamento nei livelli produttivi rispetto alla rilevazione precedente e riflette la minor dinamicità tipica dell’estate e il calo osservato anche a livello nazionale.

Le previsioni a breve indicano un recupero per la chiusura d’anno, ma l’incertezza economica pone delle cautele per i prossimi mesi, sottolineate dal commento del presidente dell’UNIVA Riccardo Comerio.

Varese e l’Italia stanno rallentando. A differenza di altre volte, però, stiamo andando male soprattutto per colpa nostra, per una politica economica anti-impresa che non risolve, anzi aggiunge problemi, alle storiche zavorre che da tempo frenano il Paese e le sue aziende”, sottolinea Comerio.

“Ce lo dice il fatto che rallentiamo in quei settori dove siamo andati sempre bene, anche durante la crisisoprattutto nel recente passato”, prosegue il presidente di UNIVA, che spiega che da un sondaggio di opinioni tra gli imprenditori del territorio è stato rilevato che a ottobre i consumi nei supermercati della provincia stanno diminuendo dopo mesi di incrementi, anche negli acquisti alimentari.

Anche gli operatori delle telecomunicazioni, per la prima volta, vedono una diminuzione degli ordini e scendono le immatricolazioni delle auto. Le macchine utensili, dopo trimestri ininterrotti di balzi in avanti produttivi, ora segnalano cali negli ordini. Infine anche in imprese tessili performanti che in questo periodo di norma fanno il record di fatturato, si registrano cali importanti.

“I motivi? Principalmente uno: c’è un clima di sfiducia dovuto ad un sentimento di incertezza economica diffuso. Una sfiducia in cui l’Italia si sta infilando da sola con una politica economica definita dal governo espansiva, ma che allo stato attuale sembra più una scommessa”, spiega Riccardo Comerio, che prosegue “L’1,5% di aumento del Pil nel 2019 non verrà centrato: è questa la convinzione che emerge dai comportamenti degli operatori economici, singoli cittadini in primis. Altrimenti non si spiegherebbero certe dinamiche. Il problema non è che la manovra non piace all’Europa o ai mercati. Il problema è che non piace all’economia, ai consumatori e ai risparmiatori, stranieri certo, ma anche italiani. Il problema non è finanziario, ma sta nell’economia reale di tutti i giorni”.

Il presidente di UNIVA prosegue poi spiegando: “È come se l’alto indice di popolarità di cui gode oggettivamente il governo non si stia traducendo in un coerente comportamento economico quotidiano, anche tra i suoi sostenitori. La fiducia che le forze di governo stanno raccogliendo non si sta scaricando sui comportamenti economici delle persone in cui rimane la sfiducia per il futuro. Un conto è votare, un altro è comprare un’auto, una lavastoviglie, un computer o riempire più o meno il carello della spesa. Un segnale importante da non sottovalutare. Stiamo andando nella direzione sbagliata“.

Secondo Comerio non basta inseguire il consenso politico basato sugli umori degli elettori e sulla pancia delle persone, serve dare una visione al Paese, una visione che pare mancare, altrimenti non si spiegherebbe il sentimento diffuso di pessimismo.

“Le forze politiche tutte, di governo e di opposizione, devono iniziare subito a dare rappresentanza a questo malessere economico e sociale crescente. Domani, quando ci accorgeremo che l’1,5% è una scommessa persa, sarà troppo tardi”, conclude.

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