Lavena Ponte Tresa | 5 Novembre 2018

Lavena Ponte Tresa, i comuni del Ceresio insieme per il Battesimo Civico dei diciottenni

Amministratori e cittadini, riuniti nella palestra di via Nolina, hanno celebrato l'atto conclusivo del 4 novembre. Mastromarino: "Giovani, siate il nostro orgoglio"

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Con un immenso e simbolico abbraccio collettivo i comuni del Ceresio hanno ricordato ieri, domenica 4 novembre, i cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, rendendo inoltre omaggio alle forze armate nella giornata di celebrazione a loro dedicata che si è svolta in contemporanea a livello nazionale.

Festeggiamenti ma anche solenni momenti di riflessione, sul sacrificio di chi ha donato la vita in funzione della libertà di cui tutti godiamo, andati in scena in ogni parte d’Italia in nome dell’unità nazionale e del sentimento di fratellanza, il quale non può che rinnovarsi attraverso il confronto generazionale e la condivisione, grazie a ricorrenze come quella appena trascorsa.

Ed è proprio dietro alla spinta data dai concetti di unità e fratellanza che residenti ed amministratori di ben otto comuni hanno preso posto nel pomeriggio all’interno della palestra di via Nolina, a Lavena Ponte Tresa, per l’atto conclusivo della manifestazione, quello che per venticinque giovani ha rappresentato però anche il punto di partenza per un nuovo inizio: il Battesimo Civico dei diciottenni.

Con loro le autorità locali, in rappresentanza dei comuni di Cunardo, Cremenaga, Porto Ceresio, Cugliate Fabiasco, Marchirolo, Cadegliano Viconago, Marzio e appunto Lavena Ponte Tresa, paese ospitante, hanno stretto un nuovo patto di fiducia reciproca, stimolato dalla somma di diritti e doveri che spettano ad ogni cittadino con il raggiungimento della maggiore età.

Eravate ieri fanciulli ma ci apparite oggi così grandi”, ha affermato il sindaco di Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, rivolto ai giovani, partendo dalle parole di Gabriele D’Annunzio, subito dopo l’inno nazionale eseguito dal Corpo Musicale del paese, per impostare la riflessione sul terribile passaggio dalla famiglia alla trincea vissuto da quei ragazzi che cento anni fa, appena diciottenni, si videro costretti ad imbracciare le armi. E’ un’immagine forte che rimarrà sullo sfondo per tutta la durata della cerimonia, essenziale per avvicinare la testimonianza dei diciottenni di ieri alla realtà dei diciottenni di oggi, liberi grazie a chi c’era prima, oggetto di grandi aspettative per gli adulti che guardano verso di loro trasportati dalla raccomandazione del prima cittadino: “Siate il nostro orgoglio e il nostro futuro”.

Gli altri sindaci del Ceresio si sono poi alternati al microfono per condividere i pensieri delle istituzioni impossibilitate a presenziare. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il viceministro dello Sviluppo Economico, Dario Galli, la consigliera presso il Ministero della Pubblica Istruzione, Adriana Battaglia, il deputato Cinque Stelle Niccolò Invidia. Tutti hanno portato l’attenzione, nei rispettivi scritti, sul fascino e sulle responsabilità di prendere parte alla vita pubblica, alla cittadinanza attiva, prendendo spunto dagli insegnamenti della storia, da fare propri con senso critico e passione anche e soprattutto fuori dalle imposizioni scolastiche.

L’assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, ha salutato i diciottenni identificandoli come portatori di speranza, destinatari di una libertà pagata a prezzo carissimo (come evidenziato successivamente anche dai due consiglieri Samuele Astuti e Giacomo Cosentino Basaglia). Con il senatore dem Alessandro Alfieri, intervenuto subito dopo di lui, ha ricordato, proprio in merito alla libertà, il più lungo periodo di pace conosciuto nella storia del nostro continente e tuttora in corso, garantito da un’istituzione, l’Unione Europea, oggi bistratta e messa in discussione ma fondamentale nel consentire alle nazioni di coesistere pacificamente.

Maria Chiara Gadda, deputata del Partito Democratico, ha ricordato ai diciottenni il valore della Costituzione per comprendere realmente cosa significhi partecipare alla vita comune. Porta lo stesso cognome di Carlo Emilio, quel Gadda che in trincea scrisse il diario di Caporetto e le pagine di quello che sarebbe diventato “Il giornale di guerra e di prigionia”, pubblicato al rientro dal fronte quando la penna del sottotenente degli Alpini, diventato nel frattempo ingegnere, mossa dal suo genio, impedì ai fantasmi del dramma bellico di prevalere su un’esistenza comunque irrimediabilmente segnata dal dolore. Anche la Costituzione rimarrà come una costante fino ai saluti conclusivi. “L’Italia è passata da nazione calpestata a nazione unita e libera proprio grazie a questo documento”, ha affermato con emozione il vice sindaco di Ponte Tresa, Grazia Donata Mina, prima di lasciare spazio all’ultimo intervento, riservato alle parole messe nero su bianco dal presidente Avis Marco Terranova, che ha invitato i destinatari del Battesimo Civico a donare il sangue, indispensabile per la vita, perché anche le funzioni del donatore rientrano tra gli impegni che influiscono direttamente sul bene collettivo.

La lettura dell’elenco di tutti i Caduti degli otto comuni, ha preceduto il momento conclusivo dell’appello con cui i ragazzi, uno dopo l’altro, hanno lasciato il loro posto per ricevere dalle mani del Prefetto di Varese, il dottor Enrico Ricci, una copia della Costituzione e la bandiera tricolore.

E così al termine di un pomeriggio ricco di spunti, nel ricordo dei Caduti e del sangue versato sul campo di battaglia per i connazionali e per un futuro di pace, che è poi il nostro presente, sindaci ed amministratori si incamminano verso l’uscita della struttura di via Nolina, portando all’esterno i buoni propositi raccolti ma soprattuto una speranza in particolare. E’ quella del cambiamento, oggetto del desiderio per la politica tutta di questi tempi, indirizzato però unicamente verso un rapporto diretto, più intenso e autentico tra i giovani e le istituzioni.

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